Francia ’98: l’ultimissimo Laudrup

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Questo pezzo è uscito su Vice.

Il Brasile favoritissimo per la vittoria finale di Francia ’98 era quello della famosa pubblicità Nike in aeroporto con Ronaldo, Roberto Carlos, Romario, Denilson e un tipo pelato che non sono mai stato in grado di riconoscere, che palleggiano tra i passeggeri inseguiti dalla polizia aeroportuale, calciano punizioni sulla pista e tagliano la strada agli aerei in arrivo e in partenza. C’è persino il cameo di Cantona seduto in attesa del decollo che guarda fuori dal finestrino e approva quell’idea di calcio come fondamentalmente gioco, cioè divertimento, ovvero intrattenimento, dato che stiamo parlando della sua commercializzazione.

“L’unica cosa simile alla Fifa è la Chiesa”, parola di Sepp Blatter

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Pubblichiamo la versione integrale di un articolo di Raffaele Oriani apparso sul numero speciale di GQ dedicato ai Mondiali.

di Raffaele Oriani

In un mondo sempre più piccolo ha conquistato spazi sempre più grandi. Dalla faraonica reggia che si è fatto costruire sulle colline di Zurigo, Sepp Blatter domina su 300 milioni di sportivi, 209 federazioni nazionali, un miliardo di dollari di fatturato annuo. Il presidente della Fifa è il sovrano assoluto del calcio, appesantito da decenni di intrighi, inorgoglito da un impero su cui non tramonta mai il sole: “La sua ideologia è una sola” sintetizza un collaboratore. “Traghettare il calcio fuori dall’Europa, dentro il mondo globale”. Ce l’ha fatta, e ce la farà ancora: eletto nel 1998 già ultrasessantenne, aveva promesso che non sarebbe rimasto in carica più di otto anni. Ne sono passati sedici, e con un tweet ha già fatto sapere che “le voci che mi vogliono candidato anche per il 2015” sono perfettamente fondate.

Il paradosso Gourcuff

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em>Questo pezzo è uscito su L’Ultimo Uomo.

Yoann Gourcuff ha ventisette anni, l’età migliore per affrontare il Mondiale brasiliano, e ne avrà ventinove quando la Francia ospiterà il prossimo Europeo, eppure le probabilità che partecipi a una di queste due competizioni sono prossime allo zero. Tormentato dagli infortuni, arrivato a Lione (per 22 milioni più bonus) quando il Lione ha cominciato il proprio declino dentro e fuori dai confini francesi, messo in ombra dall’esplosione recente della generazione di Alexandre Lacazette e Clément Grenier, prodotti del vivaio lionese. Grenier a ventidue anni è capitano, organizza pizza party per la squadra nei periodi difficili e ha preso il suo posto in campo, al centro del gioco del Lione; Gourcuff, costretto spesso sulla fascia, è il giocatore con lo stipendio più alto della rosa che lo scorso anno ha totalizzato appena 18 presenze (e quello prima 13 presenze, di cui solo 10 da titolare; il che significa che nelle ultime due stagioni ha realizzato appena 5 gol e 4 assist). Sull’ultimo numero di France Football è rappresentato in una vignetta sulle spalle di Jean-Michel Aulas, presidente dell’OL che, a uno sportello del Tesoro, con la faccia rossa e sudata dalla fatica, chiede una riduzione delle tasse per «persone a carico». Nella vignetta YG ha un sorriso stupido e gira la testa in direzione di una farfalla.

Arrigo Sacchi e l’arte del pallone

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Questa intervista è uscita a ottobre 2012 su IL, il magazine del Sole 24 Ore. (Fonte immagine)

Appuntamento telefonico alle dieci e mezza di un venerdì sera, tanto “non vado a letto fino a tardi”, ha scritto nell’sms, dopo avermi spiegato che è troppo assorbito dalla supervisione delle nazionali giovanili per un incontro di persona. In compenso resteremo al telefono fino alla mezzanotte passata. Arrigo Sacchi è un posseduto del calcio e parla analiticamente: il suo discorso telefonico, molto più lungo di quanto già non riportiamo qui, alterna il volo pindarico filosofico al dettaglio maniacale. È cortese e calmo, preso dall’argomento. Lo interrompo solo ogni tanto per ricordargli dove sta andando la conversazione. Riflette sul calcio ad alta voce. Sa a memoria le date di nascita dei suoi giocatori, ricorda ogni colloquio con i presidenti, sa spiegare in astratto e nel concreto cosa deve succedere e non deve succedere in campo.

Su Francesco Totti

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Questo pezzo è uscito sul blog l’Ultimo Uomo.

Quando ho pensato per la prima volta di scrivere di Francesco Totti la stagione 2012-2013 non era ancora finita e la Roma aveva ancora la possibilità di qualificarsi per l’Europa League arrivando quinta e soprattutto la finale di Coppa Italia da giocare contro la Lazio.  Totti era in uno splendido momento. Il diciassette marzo aveva segnato il suo duecentoventiseiesimo gol in Serie A contro il Parma, superando Nordahl e prendendosi in solitaria il secondo posto della classifica marcatori all time del campionato. Si parlava dell’inseguimento al record assoluto di Piola e ci si chiedeva quanto ci avrebbe messo a segnare i 47 gol restanti. Totti diceva di non ricordare nessun italiano più forte di lui perché «i numeri parlano chiaro» e si parlava addirittura di un possibile ritorno in Nazionale, del Mondiale brasiliano della prossima estate.

Intervista a Gianni Mura

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio. Ne approfittiamo per segnalarvi che il sito della rivista ha da poco inaugurato una veste grafica completamente rinnovata. (Immagine: Scrittorincittà, Cuneo 2008.)

Sono partito dal “lei”, con Gianni Mura, oltre che per educazione, perché è la formula che viene istintivamente quando devi rivolgerti ai grandissimi. Mura, però, mi ha stoppato: “Siamo colleghi, andiamo con il tu”. Okay, va bene. Di lui, di giannimura, vorrei dire quello che ha scritto Greil Marcus a proposito di Lester Bangs introducendo Psychotic Reaction and Carburetor Dung: “Forse questo libro chiede al lettore di essere disposto ad accettare il fatto che il miglior scrittore americano sapesse scrivere quasi esclusivamente recensioni di dischi”. Ecco, Mura è anche un buon romanziere (a differenza del disastroso Les), ma il tesoro – e dunque la grandezza da scrittore – è nei suoi pezzi di calcio e ciclismo, una miniera inesauribile di ricchezza linguistica e inventiva; partite memorabili giocate su carta. Il Saggiatore ne offre un’antologia, Non gioco più, me ne vado.

Mario Balotelli: una visita guidata

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Tra poche ore l’Italia giocherà la seconda partita degli Europei. Pubblichiamo un racconto di Francesco Pacifico, contenuto nell’antologia «Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio» uscita nel 2010, che decostruisce splendori e miserie del «caso Balotelli».

«L’infanzia difficile, il pallone come unica arma di riscatto sociale e un sogno nel cassetto: quello di diventare calciatore…»

Non gliela si fa ai giornalisti sportivi: hanno un cuore tenero e un armamentario di immagini retoriche per far sentire al lettore da bar – una nevicata di sfoglie di cornetto sulla pagina aperta – che leggere un quotidiano sportivo non è un’attività alienante. Questo giornale contiene valori!

«Se saltelli muore Balotelli», gridano alcuni dei lettori dei quotidiani sportivi quando, lasciato il giornale sul tavolino del bar, si ritrovano allo stadio per la partita – in questo caso Juve-Inter di campionato, primavera 2009.

Stili di gioco: Zlatan vs Il Barça /1

Inizia oggi una rubrica sul gioco del calcio curata da Daniele Manusia, che ci accompagnerà per qualche tempo e che cercherà di mantenere una cadenza bisettimanale. L’idea della redazione di minima è di creare un contenitore per articoli/analisi sportive che vadano ad aggiungere alla nuda cronaca calcistica, che svelino lo stile dietro ogni giocata e, […]