Essere David Foster Wallace?

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The End of The Tour è il nuovo film di James Ponsoldt che racconta i cinque giorni trascorsi dall’inviato di Rolling Stone David Lipsky in compagni di David Foster Wallace, nel 1996. Lipsky aveva trent’anni ed ebbe l’occasione di intervistare e conoscere approfonditamente Wallace, che ne aveva trentaquattro e stava completando il tour promozionale di Infinite Jest, l’ambiziosissimo e tentacolare romanzo di oltre mille pagine che lo avrebbe consacrato come lo scrittore americano più amato e frainteso della sua generazione.

Viaggio tra gli appunti di David Foster Wallace

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Il 21 febbraio 1962 nasceva David Foster Wallace. Pubblichiamo un reportage di Riccardo Staglianò uscito sul Venerdì di Repubblica, ringraziando l’autore e la testata. (Fonte immagine)

Austin (Texas). Una parte cospicua di quello che fu il disco fisso esistenziale di David Foster Wallace è stata salvata in un bunker di calcare e vetro. L’Harry Ransom Center dell’università del Texas a Austin sta diventando il Fort Knox della letteratura contemporanea. L’ultima acquisizione è quella dell’archivio, compresi 17 anni di email personali, di Ian McEwan (due milioni di dollari). Prima era stata la volta di Joyce, Salinger, Coetzee. Ma anche di molti manoscritti di Borges, la copia autografa di Pound della Terra desolata e un ciuffo dei capelli castani di Byron.

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.