Considerazioni sul “geco” di Tiziano Scarpa

geco

Il nuovo romanzo di Tiziano Scarpa, Il brevetto del geco (Einaudi, pp.321, 20 euro), presenta la consueta struttura binaria. La trama segue le vicende alternate di due personaggi, un uomo e una donna a cui sono dedicati nove capitoli ciascuno, più una prefazione, un lungo capitolo finale dove s’incontrano e infine l’epilogo. Ma la struttura binaria non ha a che fare con le due vite parallele, bensì con le due ossessioni di fondo del veneziano: le parole e il corpo.

Quella è la linea di basso pulsante che sostiene tutte le sue narrazioni da vent’anni a questa parte, e la maestria di Scarpa sta proprio in questo effetto combinato di riconoscibilità e sorpresa, nel saper raccontare storie sempre diverse adoperando gli stessi semplici elementi.

“Non sono abbastanza credente per essere ateo”. Intervista a Emmanuel Carrére

carrere buona

Questa intervista è uscita su La Repubblica. Ringraziamo la testata e l’autrice. E vi segnaliamo che sabato 14 marzo Emmanuel Carrére sarà ospite di Libri Come a Roma alle 21 in una conversazione con Nicola Lagioia dal titolo “Come il regno”. (Fonte immagine)

di Anaïs Ginori

PARIGI. “Non so”. Quando la conversazione vira sulla strage di Charlie Hebdo e l’integralismo islamico, Emmanuel Carrère cita involontariamente le ultime parole del suo nuovo romanzo. Non ha mai voluto essere un maître-à-penser. “Solo uno scrittore”, dice, ed è una professione di umiltà. “Davanti all’attualità mi limito a osservare, come fanno tutti. Diffido spesso da ciò che penso, faccio fatica a parlare del globale, ho bisogno di aggrapparmi a un piccolo brandello della realtà, e concentrarmi su quello per ottenere uno scorcio di verità. È così che ho raccontato la caduta dell’impero sovietico in Limonov o il problema dell’indebitamento in Vite che non sono la mia“.

Adesso arriva Il Regno (Adelphi, traduzione di Francesco Bergamasco), ovvero il Vangelo secondo Carrère, un peplum erudito e divertente, che mischia come sempre il racconto personale  –  una crisi mistica quando aveva trent’anni  –  all’indagine storica su una “piccola setta di ebrei” che ha fondato il cristianesimo. Uno degli scrittori più popolari di Francia si lancia nella sua sfida letteraria più azzardata, un salto nel tempo, alle origini della nostra civiltà, ma sempre con il rigore usato nei precedenti libri, mai semplici romanzi. “Ho smesso di usare la parola romanzo da L’Avversario ” ricorda. Nello studio quasi monacale del suo grande appartamento del decimo arrondissement entra all’improvviso uno dei personaggi de Il Regno, l’amico Hervé venuto per pranzo, che nel libro è compagno di camminate, meditazioni e altre escursioni intellettuali. Carrère si è avvicinato al Regno da agnostico (“Non sono abbastanza credente per essere ateo”), riuscendo a non urtare i lettori più religiosi: un piccolo miracolo, che lui attribuisce, scherzando, alla predestinazione racchiusa nel suo nome, che in ebraico significa “Dio è con noi”.