Privati del Patrimonio

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È in libreria da qualche giorno, edito da Einaudi, Privati del Patrimonio di Tomaso Montanari. Ne pubblichiamo un estratto, ringraziando la casa editrice e l’autore; e segnaliamo che qui trovate tutti i contributi di Tomaso Montanari usciti sulle pagine di minima&moralia.

 

Il 23 aprile del 2014 la Strozzi Foundation (articolazione americana della fiorentina Fondazione di Palazzo Strozzi) ha consegnato il premio annuale «Uomo rinascimentale» al signor Leonard Lauder, già amministratore delegato e presidente della grande impresa di cosmetici ereditata dai suoi genitori, la Estée Lauder. […] Nel discorso pronunciato a Palazzo Vecchio in occasione del premio, Leonard Lauder ha detto di essersi ispirato al mecenatismo di Lorenzo il Magnifico e ha citato il celeberrimo quadernuccio dei conti di famiglia che questi lasciò, morendo, ai propri figli: in esso era scritto che «si vede somma incredibile perché ascende a fiorini 663.755, tra muraglie, limosine, gravezze senza l’altre spese: di che non voglio dolermi, perché quantunque molti giudicassero averne una parte in borsa, io giudico essere gran lume allo Stato nostro, e paiommi ben collocati, e ne sono molto contento». Un esempio mirabile, senza alcun dubbio: ma non dobbiamo dimenticare che non si trattava di mecenatismo disinteressato come quello che la Fondazione di Palazzo Strozzi vorrebbe ‘vendere’ all’opinione pubblica di oggi.

Prendersi Roma

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Immagine: The Sack of Rome, Johannes Lingelbach)

“Conquisteremo la vostra Roma, spezzeremo le croci e faremo schiave le vostre donne”, questa la minaccia dell’Isis. Non bastavano la “Grande bellezza” e il “Sacro Gra” a farla sentire sotto i riflettori dell’immaginario, anche se fuori fuoco e con uno sguardo stanco, – ecco che Roma si riscopre nel mirino della sicurezza, ecco che puntuale arriva l’ironia romanesca, ormai unico gergo nazionalpopolare. Dagospia raccoglie una lista di commenti degli abitanti. Sono tutte risposte ispirate a un giorno di ordinaria convivenza, dalla suocera al traffico a Equitalia, una ironia che vuole smontare l’impalcatura serissima della minaccia stendendo sui feroci proclami dell’Isis la protettiva e indulgente nebulosa di malesseri, affanni e pesi made in Rome, chiamando a protezione il cerchio gastrosessuale di battute che compone il primato comico di una città Roma che vorrebbe seppellire il mondo con una risata apparentemente leggiadra ma che rivendica come anticorpo contro i mali del pianeta una infastidita autarchia. “Pjamose Roma” diceva il Libanese di Romanzo Criminale, “prima però pensateci bene” è la sintesi della risposte all’Isis. Insomma la globalizzazione a Roma deve chiedere il permesso per entrare e casomai mettersi in fila. Ma non è sempre andata così, anzi.

Firenze, lo sai…?

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Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari uscito su il manifesto. Alla luce dei recenti avvenimenti l’articolo è introdotto da una nota dell’autore che riportiamo di seguito.
L’altro ieri, 22 settembre 2014, Cristina Acidini ha comunicato di essersi dimessa dalla guida della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, e ha spiegato: «La mia decisione, che arriva dopo oltre 38 anni di servizio, scaturisce dalla valutazione dei probabili effetti della riforma in itinere: infatti nel futuro assetto di soprintendenze e musei non è prevista una posizione paragonabile alla mia attuale, che il Ministero mi ha assegnato nell’ottobre 2006». Nella stessa occasione, tuttavia, la soprintendente ha ammesso di essere oggetto di due inchieste. Una della Corte dei Conti, relativa all’uso del Giardino di Boboli come ‘location’ di eventi, e una della Procura della Repubblica di Firenze sulle assicurazioni delle opere d’arte che la Soprintendenza spedisce da anni in tutto il mondo. In quest’ultima inchiesta è indagato anche un altro protagonista del mio articolo, Antonio Paolucci. E la Acidini è anche imputata nel processo contabile di appello per l’acquisto pubblico di un Crocifisso improbabilmente attribuito a Michelangelo: un’operazione propiziata dallo stesso Paolucci. Ferma restando la presunzione d’innocenza, non può non colpire questa clamorosa conferma dell’inestricabile intreccio tra l’opposizione alla riforma del Ministero e la difesa a oltranza del ‘sistema Firenze’.

Roma. Quattro modi di morire in prosa: Alfonso Berardinelli

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“Roma Capitale / Sei ripugnante / Non ti sopporto più”, canta Pierpaolo Capovilla nell’ultimo album del Teatro degli Orrori. Più Roma fa orrore, più appare interessante. Più è disprezzata, più il suo magnetismo trionfa su chi volta lo sguardo dall’altra parte. Una sponda al Parlamento, l’altra al Vaticano. E poi il cinema, la Rai, le periferie, i tassisti, l’editoria indipendente, i giornalisti, i palazzinari, il Seicento e il Novecento, e più lontano i pascoli tagliati da immaginarie linee della metropolitana. Un pezzo al giorno, proviamo a raccontare Roma in quattro atti. Ce ne vorrebbero molti di più e l’esercizio di comprensione sarebbe comunque inutile. Per questo è interessante. Magari diventa un appuntamento fisso di questo blog. Esito incerto, come il passaggio di certi autobus.

Iniziamo con un pezzo di Alfonso Berardinelli uscito sul Foglio. (Immagine: La grande bellezza di Paolo Sorrentino)

Odio Roma e la Dolce Vita

di Alfonso Berardinelli

Che cos’è Roma? Ci sono nato, da genitori nati a Roma, e sono cresciuto a Testaccio. Ma non ho mai capito cos’era questa città. Non mi è mai piaciuta, l’ho sempre rifiutata, da bambino mi sembrava che avesse un odore di sacrestia e di latrina. Ho studiato dai Salesiani fino a tredici anni, la vita personale dei preti mi incuriosiva, mi chiedevo in che cosa credevano loro, in che cosa dovevamo credere noi, se nella messa del mattino o nei film western e nei tornei di calcio con cui ci tenevano occupati di pomeriggio. Perfino con un gigante letterario come Gioachino Belli ho difficoltà. Mi piace leggerlo a voce alta a qualcuno, ma dopo la lettura mi sento letterariamente euforico e moralmente abbattuto. Posso essere fiero del fatto che Roma abbia prodotto un attore come Ettore Petrolini, ma sento che la sua comicità, la sua nausea di sé, è una scorante malattia che nessuno ha mai eliminato dall’aria di Roma. Perciò sopporto male i fanatici della bellezza di Roma, soprattutto se non sono romani. Li considero esteti e guardoni, ciechi alla tristezza, alla metafisica barbarie, al “delirio d’immobilità” che la città trasmette a chi ci nasce. Roma è un mito e un problema? O è semplicemente un luogo meraviglioso e irresistibile?

La ragazza con l’orecchino di perla: marketing o conoscenza?

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Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari, che tornerà a fine marzo in libreria con Istruzioni per l’uso del futuro, uscito sul blog del Fatto Quotidiano.

Una galleria d’arte contemporanea di Bologna – la Spazio Testoni – ha appena inaugurato una mostra di interpretazioni contemporanee della Ragazza con l’orecchino di Perla, il capolavoro di Vermeer trionfalmente esibito poco lontano, a Palazzo Fava. Uno degli artisti invitati a partecipare, Giovanni de Gara, mi ha chiesto di spiegargli perché fossi contrario a questa clamorosa operazione di marketing: e ha deciso di incorniciare ed esporre in quella mostra proprio la mail con la quale gli ho risposto (vedi foto).

Così facendo, Giovanni ha interpretato il proprio ruolo di artista come quello del bambino che dice “il re è nudo”. È questa, infatti, la più antica e misteriosa funzione degli artisti: dire la verità.

Stare in società: una replica di Antonio Scurati a Tomaso Montanari

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Pubblichiamo una replica di Antonio Scurati all’articolo di Tomaso Montanari Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly.

di Antonio Scurati

Tomaso Montanari è un onesto intellettuale. Difende principi e valori largamente condivisi, anche dal sottoscritto. Per questo motivo ho deciso di rispondere al suo basso attacco polemico. Tomaso Montanari è, però, anche un intellettuale onesto. Uno di quelli che fanno della probità e della rettitudine una bandiera continuamente sbandierata. Per questo motivo la disonestà intellettuale lo disonora specificamente. L’articolo con cui attacca (anche) me per attaccare Farinetti, e Farinetti per attaccare Renzi, rientra, temo, in questa fattispecie.

Innanzitutto, brevemente, il fatto. Qualche tempo fa, Oscar Farinetti, patron di Eataly e, sia detto per trasparenza, mio caro amico da diversi anni, in vista dell’apertura del negozio di Firenze, mi chiese di concepire una breve narrazione del Rinascimento fiorentino destinata ad accompagnare il percorso all’interno del punto vendita. Anzi, una narrazione brevissima: il Rinascimento in trenta immagini e trecento righe. Qualcosa che, adottando le modalità fulminee e visuali di comunicazione oggi prevalenti nei new media, facesse opera di divulgazione culturale in un luogo con altra vocazione.

Natale a casa De Sica

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Michele Masneri, in procinto di pubblicare il suo Addio, Monti (gennaio 2014) con minimum fax, è evaso dall’omonimo quartiere romano protagonista del suo libro per spingersi fino a San Saba, in una casa molto speciale dove si celebrano i trentennali di un genere molto umiliato e offeso, il cinepanettone. Questo pezzo è uscito sul numero 17 di Studio. (Foto: Gilda Louise Aloisi)

Intanto i luoghi: San Saba, quartiere romano di scicchismo violento, old money, contrappasso sgarrupato-lugubre-fané del fronteggiante Aventino. Conventi e intonaci frananti. Una via sontuosamente alberata, che a sinistra costeggia l’ex ministero delle Colonie, oggi Fao; tanti villini decorosissimi, moderni, e «alcune riuscite realizzazioni di architettura modernista» secondo la Guida Rossa del Touring Club Italiano. Tra queste, casa De Sica. Un appartamento al primo piano di un villino di quattro, opera di Andrea Busiri-Vici, dinastia d’architetti romani per ricchi.

Di fronte, l’ambasciata svizzera presso le Nazioni Unite. Prius silenziose targate Corpo Diplomatico scendono sibilando tra le foglie rosse come in Vermont. Parlate americane da east coast in strada; accanto, il liceo più aspirazionale di Roma, il St. Stephens, per cui rampolli di rare biondezze e stature che passeggiano sotto i platani (una piccola Boston). Viene in mente subito una scena di Simpatici e antipatici (1997) su cui si ritornerà: Christian De Sica (d’ora in poi: CDS) alias Roberto porta a scuola due figlie grasse, e incontra una sua antica spasimante, le fa il baciamano, rievoca momenti magici ormai lontani: «Fregene, estate settantatre-settantaquattro. La Conchiglia. Tu eri sdraiata sulla sabbia dorata. E in lontananza le onde che si infrangevano sulla battigia. Al juke box, Pazza idea di Patty Pravo…». Lei: «Eri tenerissimo». Lui, all’apice del vagheggiamento: «Te ricordi che bucio de culo che t’ho fatto?»

Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly

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Questo articolo è uscito in una versione più breve sul Fatto Quotidiano. di Tomaso Montanari «Eataly presenta il Rinascimento»: è scritto all’ingresso del nuovo negozio di Firenze. E senza un filo di ironia. Esattamente come fa Mac Donald’s, che a Roma dipinge sulle pareti rovine classiche e in Toscana i cipressi, anche la catena di […]

Cartoline dalla mia stanza

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Pubblichiamo un estratto dall’articolo di Alessandro Piperno uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore. Ringraziamo l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Alessandro Piperno

Ogni volta che, costeggiando le mura vaticane, più o meno all’altezza dell’ingresso dei Musei, mi imbatto in una fila lunga più di un chilometro di esseri umani stoicamente accalcati, pronti ad affrontare le più devastanti intemperie pur di ammirare – per non più d’una decina di minuti – le stanze vaticane, mi chiedo: chi glielo fa fare? Ha senso che lo facciano? Io lo farei al loro posto? Affronterei pioggia, freddo, tempesta o solleone, per non dire della noia e della frustrazione, per Michelangelo? No che non lo farei. Non credo che esista opera d’arte che meriti tanta abnegazione, e soprattutto un simile compendio di disagi.

Le opere d’arte non sono lì per farti fare la fila. Le opere d’arte ti concedono il loro profilo migliore, il più allettante, quando sei in completo relax. Sono talmente esigenti da pretendere il tuo benessere fisico e psicologico, la tua attenzione devota, come una bella donna che ti si dona. Qualcuno di voi leggerebbe mai Anna Karenina su un piede solo e con una mela poggiata in testa? Qualcuno di voi affronterebbe mai la cucina di un famoso chef giapponese con lo stomaco in subbuglio? Credo di no. E allora perché siete disposti a sobbarcarvi tormenti danteschi per vedere la volta della Sistina?

Lo stato dell’Arte al luna park

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Inizia oggi a Roma la quinta edizione del Salone dell’editoria sociale. Il tema di quest’anno è “la grande mutazione” e il programma è molto ricco: più di quaranta incontri tra tavole rotonde, dibattiti, presentazioni di libri, musica e video. Oggi alle 16.15 Tomaso Montanari presenta Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane. Introduce Goffredo Fofi e interviene Vittorio Giacopini.

Pubblichiamo un intervento di Tomaso Montanari uscito sul Fatto Quotidiano il 21 agosto 2013.

L’unica associazione sensata che scaturisce dai nomi di Michelangelo e Jackson Pollock è probabilmente un altro nome: Michael Jackson. È infatti solo un travestimento pop-trash che può consentire di accostare questi due artisti, accoppiati per stupire il popolo. Eppure la mostra clou del cartellone dell’anno prossimo è proprio questa genialata dei «geni a confronto».

Si terrà a Firenze, nientemeno che nel Salone dei Cinquecento ed è «l’evento artistico con cui Matteo Renzi pensa di chiudere il mandato» (così l’anticipazione di «Repubblica»). L’evento c’entra così poco con la storia dell’arte, che lo sta organizzando Marco Carrai, noto come il «Gianni Letta di Renzi»: l’anima ciellina-finanziaria cui il sindaco ha affidato la Firenze Parcheggi, la Cassa di Risparmio, l’Aeroporto e ora anche Michelangelo. D’altra parte, dopo il buco nell’acqua (oltre che negli affreschi vasariani) della ricerca del Leonardo perduto, bisognava pur inventarsi qualcosa, per riempire il Salone di Palazzo Vecchio. Certo, di questo passo arriveremo presto ai Bronzi di Riace contro Holly e Benji (come predice Christian Raimo), o alla riedizione di Godzilla contro Maciste.