Vinyl, un indulgente Mad Men del rock

Vinyl

di Enrico Giammarco

Alzi la mano chi non ha sognato, almeno una volta, di vivere negli anni Settanta. Non gli anni di piombo, ma i musicali seventies venati di rock, quelli da dove hanno preso il via tutti i generi, quelli delle grandi band e dei miti intramontabili che ancora oggi, Triste Mietitrice permettendo, si prodigano in tour mondiali, reunion e ristampe digitali dei loro capolavori.

La scena musicale di New York, i locali mitici, le etichette indipendenti. Chi ama la musica in una certa maniera (che non è quella delle playlist di Spotify) non può non rimpiangere un’epoca dov’era il contenuto a prevalere sulla piattaforma, dove la musica era figlia di un genuino processo di composizione e non di qualche algoritmo, dove ci s’inventava ancora qualcosa senza riciclare il riciclato, e dove gli artisti duravano più di una stagione.

Intervista a Julien Temple

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

“La prima volta che sono andato a Rio era il 1978, ero con i Sex Pistols per girare The Great Rock’n’Roll Swindle. L’ultima scena era su una barca insieme a Ronnie Biggs, il celebre bandito inglese che negli anni sessanta ha rapinato a un treno”. A raccontare di Rio e dei Sex Pistols è Julien Temple, regista londinese celebre per i suoi bellissimi punk-rockumentary.

“Nel film Biggs cantava alcune canzoni insieme ai Sex Pistols, l’ultima su questa barca, e a fine canzone hanno buttato tutti gli strumenti e gli amplificatori in mare. Gli strumenti ce li aveva affittati una specie di gangster che quando siamo tornati a riva s’è presentato chiedendoci dove fossero. Non avevamo i soldi per ripagarli, per cui mi hanno lasciato in ostaggio al tizio e Malcolm McLaren ha garantito che avrebbe mandato i soldi. Soldi che logicamente poi non ha mandato, o quantomeno sono passate sei settimane prima che arrivassero. Così a venticinque anni mi sono ritrovato a Rio, in piena dittatura, senza un soldo e per sei settimane, a conoscere ogni strada mentre vagabondavo cercando di che vivere, che se ci pensi è anche un modo interessante per conoscere una città”.

Quando il cinema racconta il Sud

Il-Postino

Questo articolo è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Fanno testo i Rolling Stones, non proprio gli ultimi arrivati. La domanda è: che cosa costituisce o promuove l’identità italiana oltre i confini? Il cinema vi gioca un ruolo importante, come conferma il recente premio Oscar al «felliniano» La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Al film ora si ispira il video di Mick Jagger & Co caricato su You Tube dopo il concerto romano del 22 giugno al Circo Massimo, già cliccato a iosa nel sito www.rollingstones.com. Sulle note della struggente Streets of Love e nelle soffuse luci «a cavallo» dell’alba o del crepuscolo, scorrono le immagini dei vecchietti rock (bellissimi, oltretutto, oggi più che mai), alternate con i volti di giovani nel pubblico e con scorci capitolini dal vago sapore retrò (nostalgia canaglia). A un tratto, nel video, sventola un tricolore, sebbene l’accattivante profezia di Jagger sia stata smentita: «L’Italia vincerà il Mondiale», aveva detto prima della partita contro l’Uruguay.

“Tu te lo sei fottuto?” Lou Reed e Lester Bangs

Lou Reed Creem

Ieri Lou Reed è morto.

Non esiste un paradiso rock’n’roll. Ma se esistesse, appena congedato il ragazzo dell’ascensore, Reed avrebbe trovato ad accoglierlo il rompiscatole di sempre. Lester Bangs. Eccola, la celebre (la moneta vera e falsa del rock tradurrebbe: leggendaria) intervista uscita su «Creem» nel 1975 e pubblicata da minimum fax in Guida ragionevole al frastuono più atroce.

La traduzione è di Anna Mioni. In neretto le risposte di Lou Reed.

Lou ha cominciato con un complimento sarcastico che a metà strada si è trasformato in un insulto complimentoso: “Sai che sostanzialmente mi stai simpatico, anche se non vorrei. Il buonsenso mi porta a credere che tu sia un idiota, ma chissà come le uscite epistemologiche che fai ogni tanto tradiscono il fatto che sei un po’ onomatopeico, in modo viscido e sotteraneo”.

LB “Dio Bono Lou, sembri proprio Allen Ginsberg!”. Ho detto io entusiasta.