Da Márquez a lezione di giornalismo d’allegria

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Madrid. È appena passato il Natale del ’93 a Barranquilla, tra le poche città colombiane dalla fama indipendente da questioni di droga. Jaime Abello Banfi ha mangiato troppo, come tutti, più di tutti. Riceve una telefonata: «Invitami a cena la prossima volta che vengo» è l’intimazione che riceve il trentenne direttore della locale TeleCaribe. La prospettiva di mangiare ancora è l’ultima cosa cui vorrebbe pensare, ma dall’altra parte del filo c’è Gabriel García Márquez. E non capita spesso, anzi non era mai capitato, che lo scrittore più famoso dell’America Latina chiamasse un giornalista felice (ma non sconosciuto) per estorcergli una convocazione al ristorante. La storia della Fundación para el Nuevo Periodismo Iberoamericano, che da Cartagena de las Indias assegna i corrispettivi del Pulitzer di lingua spagnola, comincia così. Esattamente venti anni fa.