Quello che spero io (un piccolo regalo per Pasquetta)

bellezza

Uno dei migliori scrittori americani viventi è David Means. Jonathan Franzen gli dedicò Le correzioni. Gli attestati di ammirazione dei suoi colleghi scrittori sono negli anni cresciuti a dismisura. In questi giorni Einaudi ha mandato in libreria la sua ultima straordinaria racconta di racconti, Il punto (The spot), uscita negli Stati Uniti nel 2010, tradotta [...]

Rogitare anziché investire in cultura a Roma (e altrove). La miseria dei privati ricchi.

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Da qualche giorno Repubblica Roma dedica molte delle sue pagine alla situazione della cultura nella capitale. Non sono pezzi teneri. Interpellato sull’argomento, ho ritenuto di dover parlare per una volta tanto dei privati. Quello che scrivo per Roma credo valga per molti altri luoghi d’Italia. Almeno nell’editoria, la sproporzione tra gli abbienti sensibili alla cultura e i reali investitori mi sembra penosa. Ho anche elaborato un mio personalissimo parametro di frequentabilità. Chiunque abbia un reddito annuale superiore ai 100mila euro (al netto delle tasse) e/o un patrimonio (immobili inclusi) superiore ai 2 milioni di euro e si lamenti dello sfascio culturale italiano senza aver investito denari o magari dissipato somme considerevoli sull’altare della causa, non mi si avvicini per le lamentazioni di rito a meno che proprio non mi voglia male e non abbia altri obiettivi nella vita. Se progressista, non si avvicini per le suddette lamentazioni a meno che non voglia male anche a se stesso.

Difficile negare che negli ultimi anni Roma abbia perso posizioni anche sul piano della sua importanza culturale. Mi limito ad analizzare il fenomeno guardando al settore che conosco meglio, editoria e letteratura. Da questo punto di vista la città sconta un paradosso. Da una parte, a livello di iniziative spontanee, c’è grande vitalità. Librerie indipendenti che organizzano serate a tema. Riviste. Reading. Associazioni culturali. Dall’altra, mancano contenitori di peso che tesaurizzino e moltiplichino le energie in circolo. Avere buoni muscoli ma niente biciclette. Ottimi piloti e niente motori.

La leggerezza del leggere

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Inizia oggi a Ivrea La grande invasione, la prima edizione del festival della lettura organizzato da minimum fax e Galleria del libro in collaborazione con l’associazione Liberi di scegliere. Pubblichiamo la riflessione che Marco Cassini e Gianmario Pilo hanno scritto per presentarla. 

di Marco Cassini e Gianmario Pilo

Nei mesi passati a immaginare La grande invasione abbiamo pensato alla parola “leggerezza” come alla sostantivazione del verbo leggere.

Leggerezza è dunque per noi l’atto, anzi la sostanza stessa del leggere.

Qui vogliamo affrontare il tema della lettura con una leggerezza che non vuol dire né sbadataggine né mancanza di serietà: siamo molto seri e molto concentrati nel volerci divertire, nel voler condividere un testo, e il piacere della sua lettura.

minima & moralia – #DirettaSalone

Venti saloni fa, nel 1993, minimum fax fece il suo debutto al Lingotto e in editoria, realizzando una versione quotidiana della sua rivista via fax in diretta dal Salone del Libro. Quest’anno ripeteremo l’esperienza avvalendoci della nostra rivista online minima & moralia, il 2° blog letterario in Italia secondo la classifica ebuzzing.

Tutta la fortuna dello stare un sabato pomeriggio a Librinnovando in una Torvergata deserta (ps. la parte polemica è in fondo)

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La novità dell’edizione di Librinnovando di quest’anno è stato il suo carattere schiettamente politico. Chi c’è stato, il weekend dal 27-28 a Roma, l’ha potuto constatare. Chi non c’è stato può farsene un’idea dallo storify, o dal report del Tropico del Libro. Molte delle persone intervenute, tra organizzatori e partecipanti, Luisa Capelli o eFFe o Andrea Libero Carbone o Simone Ghelli o o o hanno mostrato nel corso dell’ultimo anno come lo sforzo di innovazione nell’editoria non può e non dev’essere disgiunto da una militanza culturale o politica tout-court: per le politiche culturali cittadine (vedi il caso del festival dell’Inedito), per le questione del reddito e della qualità del lavoro (vedi i questionario di Re.re.pre, Precariementi, TQ sul lavoro editoriale), per le questioni legate alla proprietà intellettuale (vedi il libro di Boldrin & Levine), etc…

Il monopolio del libro: la figura dell’editore-distibutore come anomalia italiana del mercato

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Questa intervista a Marco Cassini, uscita oggi su La Repubblica, fa parte di un ciclo che il giornale dedica ai protagonisti dell’editoria italiana per indagarne lo stato attuale e le previsioni future. Dopo Roberto Calasso e Luca Formenton, tocca dell’editore di minimum fax, che ci espone il punto di vista di un marchio indipendente.

di Loredana Lipperini

Correva l’anno 1993 e i possessori di fax si videro recapitare una rivista che era stata concepita unicamente per quello strumento. Era fatta di brevissime recensioni e di letteratura comica, di attualità e di laboratorio narrativo. Minimum fax nasce così, dall’idea di due amici, Daniele di Gennaro e Marco Cassini, insieme a Francesco Piccolo e Antonio Pascale conosciuti in un corso di scrittura: i contenuti per la rivista c’erano, i soldi per stamparla no. Allora, meglio il fax.

Buon compleanno, Gabo

In occasione dell’ottantacinquesimo compleanno di Gabriel García Márquez (ieri, 6 marzo), siamo andati a ripescare negli archivi di minimum fax questa introduzione scritta nel 1996 da Marco Cassini per il libro-intervista pubblicato nella collana “Macchine da scrivere”, che raccoglieva in piccoli libretti tascabili le famose conversazioni della serie “The Art of Fiction”, originariamente pubblicate sulla rivista letteraria americana The Paris Review. L’intervista a Márquez è rimasta nel catalago minimum fax fino al 2009, quando l’editore Fandango ha intrapreso la pubblicazione di quelle conversazioni in volumi antologici (finora sono usciti tre volumi).

Gabriel Garcìa Márquez ottenne il Premio Nobel per la letteratura il 21 ottobre 1982, ricevendone notizia nella sua casa in Messico alle sei e cinque minuti del mattino, quando la moglie Mercedes, svegliata dallo squillo del telefono, gli passò la cornetta dicendo: “Ti chiamano da Stoccolma”. Un anno più tardi, in occasione della consegna a William Golding del medesimo riconoscimento, Márquez ricordò: «Una voce maschile, in uno spagnolo perfetto con un lieve accento nordico, e che si presentò come redattore del quotidiano più importante di Stoccolma, mi disse che l’Accademia svedese aveva comunicato cinque minuti prima la notizia ufficiale».

A proposito del futuro del libro in Italia. Prolegomeni per un’analisi cafonamente marxista dell’industria editoriale nostrana

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Qualche giorno fa un simpatico blogger e esperto di new media e di narrazioni digitali che si fa chiamare Gallizio in rete e che si è prestato come consulente per Mondadori ha invitato un gruppo di persone che si suppone siano anche loro esperte di editoria e new media a discutere del futuro del libro. Si era pensato dare a quest’appuntamento anche un nome e un hashtag: #narrativa12. Mi sono ritrovato così verso le sei e mezza al superlussuoso Hotel Philosophy a Roma, a farmi versare del té da un distinto cameriere in livrea, e poi a condividere insieme a una ventina di persone una stanzetta riunioni. La ventina di persone era variamente composta: c’era Antonio Franchini (chief editor della Mondadori suddetta), altra gente sempre della Mondadori (alcuni li conoscevo di faccia, alcuni li potrei definire amici tipo Carlo Carabba), e poi c’erano consulenti di Telecom, blogger, esperti di social media… Ora, dopo un po’ di imbarazzate autopresentazioni, Nicola Lagioia ha espresso a voce quello che era l’interrogativo che ci eravamo detti prima tra noi, io e lui, camminando nel gelo verso l’hotel di lusso: “È molto chiaro perché voi siete interessati a noi, mentre è meno chiaro perché noi dovremo essere interessati a voi”. Ossia: sembra palmare riconoscere che esista una realtà fertilissima di discussione sull’editoria 2.0, il selfpublishing, il libro digitale… e forse io e Nicola eravamo stati invitati lì nella quadriplice veste di lavoranti in una casa editrice, giornalisti culturali, autori, e animatori del blog minimaetmoralia.it. Ma che cosa avremo dovuto ascoltare?

I ragazzi del fiume che non porta al mare

Pubblichiamo una bella recensione di Cesare Segre, uscita sul Corriere della Sera, del nuovo romanzo di Alessio Torino, Tetano.

di Cesare Segre

In un paese dell’Appennino, sulla linea della corriera Roma-Rimini, alcuni ragazzi costituiscono un gruppo molto unito, cui via via si avvicinano i più strani tipi che si possono incontrare al bar o in angoli selvaggi lontani dall’abitato. il gruppo s’inventa iniziative e imprese fine a se stesse:

La compilation perfetta

Pubblichiamo l’intervento di Martina Testa, editor della narrativa straniera e direttore editoriale di minimum fax, che rientra nella serie di articoli pubblicati dal manifesto in materia di editoria.

di Martina Testa

Da una decina d’anni lavoro come editor della narrativa straniera per una casa editrice indipendente, minimum fax, di cui sono oggi anche direttore editoriale.