Albedo – Intervista a Sergio Nelli

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È da poco uscito per Castelvecchi Albedo, nuovo romanzo di Sergio Nelli. Lo abbiamo intervistato.

“Albedo viene da lontano, si origina in un racconto scritto molto tempo fa, così come l’idea di una comunità di recupero era qualcosa intorno a cui avevo cominciato a ragionare per un’altra storia anni fa: c’erano, insomma, una serie di temi e figure che avevo contemplato in passato senza poi aver dato forma a qualcosa di preciso.  Anche sulla questione dell’alcolismo, che è cruciale per l’innesco del romanzo, avevo fatto una ricerca specifica abbastanza vasta nel 2000. Mi interessava la psicologia dell’alcolista, così andai in una comunità di disintossicazione a fare interviste, registrai una quindicina di audiocassette, mi sembra per quasi tutto il mese di luglio, e in una seconda tornata autunnale, quindi uno studio abbastanza impegnativo, le ho ancora con me e sebbene non abbia sentito poi il bisogno di riascoltarle hanno costituito una base importante per lo sviluppo del romanzo. Ho sempre pensato che leggere e interessarsi a cose le più diverse, impicciarsi in qualche modo, rappresentasse un capitale invisibile. Quando ero studente di filosofia, un pomeriggio al Pellegrino (la facoltà in via Bolognese), Eugenio Garin,  a cui rompevo le scatole dopo le lezioni, mi disse: Caro Nelli, sa cosa bisognerebbe scrivere qui all’ingresso? Chi vive di sola filosofia muore di fame. Questa cosa mi è rimasta in testa sempre anche quando ho intrapreso una diversa ricerca.

Stregati: “La stanza profonda” di Vanni Santoni

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Per la nuova puntata di Stregati, Gianluca Didino ha intevistato Vanni Santoni, in dozzina con il suo La stanza profonda, pubblicato da Laterza.

Ciao Vanni. Vorrei cominciare questa intervista parlando di un tema che credo stia a cuore a entrambi, quello dei mondi chiusi. Nella Stanza profonda racconti l’universo dei giochi di ruolo, partendo dalla diffusione di D&D negli anni ’70 per arrivare fino ai giochi online. Gli universi finzionali, le mappe, l’immedesimazione nel personaggio sono tutti esempi di mondi chiusi. Poi tu sei anche uno scrittore di fantasy, il genere che forse si è dedicato più di tutti alla produzione di universi alternativi. Uno dei tuoi scrittori contemporanei preferiti, Mircea Cărtărescu, nella sua trilogia Abbacinante non fa altro che parlare di mondi chiusi, mondi all’interno di altri mondi, mondi che generano altri mondi. Che significato ha questa idea per te?

Sicuramente, come dici, negli ultimi mesi ho preso una bella sbandata per Cărtărescu, molto banalmente perché il suo Abbacinante è la cosa più significativa che mi sono trovato a leggere da molto tempo – direi da 2666 di Roberto Bolaño o Austerlitz di W.G. Sebald –, peraltro come capofila di un gruppo di libri saliti alla ribalta negli ultimi tempi e tutti notevolissimi, che sembrano aver riportato in modo deciso il pallino del romanzo in Europa dopo decenni di egemonia americana. Penso a Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov, a Terminus radioso di Antoine Volodine, a Satantango di László Krasznahorkai (che recente non è, essendo dell’85, ma è tornato in scena, mostrandosi ancora attualissimo, in seguito alla vittoria dell’International Booker Prize due anni fa), e anche, in modo meno diretto, al lavoro dell’inglese Tom McCarthy.

Una letteratura alchemica – Intervista a Mircea Cărtărescu

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Questa intervista è apparsa originariamente sul manifesto, che ringraziamo. Mircea Cărtărescu è ormai considerato il maggior autore rumeno e tra i maggiori europei viventi; autore di molte opere, più volte candidato al Nobel, ha ottenuto fama internazionale con i tre volumi di Abbacinante, opera monumentale e stilisticamente molto ambiziosa con la quale ha ridefinito la […]

Discorsi sul metodo – 17: Mircea Cărtărescu

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Mircea Cărtărescu è nato a Bucarest nel 1956. I suoi ultimi libri usciti in Italia sono Abbacinante – Il corpo (Voland 2015) e Il poema dell’acquaio (Nottetempo 2015).

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Scrivo due ore al giorno, sempre la mattina, sembra poco ma in realtà quando mi metto a scrivere le utilizzo in modo integrale, senza pause o distrazioni, è un lavoro molto intenso, devono uscire, ed escono, due-tre pagine a mano, scritte fitte. La disciplina è essenziale, ma ancora più essenziale è essere predisposti a ricevere un messaggio. Mi spiego: credo che in letteratura esistano vari livelli. Il primo livello, ovviamente dopo il dilettantismo, che è il livello zero, è quello che potremmo definire ‘professionale’: si ha il dominio di un set di tecniche e si riesce a lavorare con regolarità; a questo livello fare un libro è come fare una scarpa, ci sono un sacco di romanzieri, non solo di genere, che stanno a questo livello e non hanno altre ambizioni, sanno scrivere romanzi, scrivono romanzi: si tratta di gente che svolge un mestiere.