Malattie imbarazzanti: il binge viewing

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Questo pezzo è uscito sul N.14 di Link Idee per la televisione, Vizi Capitali. Puoi trovare Link, oltre che in libreria, anche in formato digitale per iPad (qui), per Android (qui) e per Kindle (qui).

Se fossimo in un celebre programma di Rai Uno, a questo punto qualcuno da casa manderebbe un sms del tipo: “Noi che guardavamo Pappa e Ciccia e Il mio amico Ultraman alle tre del pomeriggio e, se dovevamo fare la versione, registravamo la puntata su una videocassetta”. Ah, la nostalgia. Un attimo prima ti lasci blandire dai ricordi, e un attimo dopo ti risvegli con la fronte madida di sudore: come hanno fatto quei ragazzini innocenti a trasformarsi in questi zombie affamati di tv, accumulatori seriali senza scrupoli che non escono mai dalla propria stanza, come degli hikikomori qualsiasi?

“You’re a hoarder!” “No. I’m a collector, and there is a big, big difference” [1].

Le serie tv, a ben guardarle, ci svelano molto sulle persone, sulle loro abitudini e sulle loro improbabili collezioni: giornali del novembre 1986 (Parks and Recreation), cartoni del ristorante cinese (Girls), gattini vivi (2 Broke Girls), scheletri umani (Csi) e, soprattutto, serie tv, come ci ricorda ogni comedy che si nutre di metatesto, da Community in giù.

Stili di Gioco: Zinedine Zidane /2

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Pubblichiamo la seconda parte del pezzo di Daniele Manusia, uscito su Vice, su Zinedine Zidane. Qui la prima parte.

La delusione della Francia di fronte alla capocciata di Zidane a Materazzi (ne ho parlato nella prima parte) dipendeva dalle grandi speranze riposte in Zizou, o semplicemente ZZ, il campione carismatico, l’algerino, il francese, ma parlandone un po’ in giro ho notato che è difficile, anche oggi, a distanza di tempo, trovare qualcuno col giusto distacco.

Dai calciatori, chissà perché, ci si aspetta molto. È come se il peso di un sistema che quasi tutti giudicano ingiusto (gente pagata molto per tirare calci a un pallone, perché il resto della gente spende molto “intorno a” quelli che tirano calci a un pallone, perché tutti vorrebbero essere pagati molto per tirare calci a un pallone), ricada poi sulle spalle di quei calciatori che, in fondo, sono pagati per tirare calci a un pallone. Il tifoso benpensante si aspetta che i calciatori assumano quel ruolo sociale di cui lui stesso non li ritiene all’altezza, solo perché è incapace di accettare le cifre scandalose che guadagnano, perché la trova una cosa immorale.