Very holy – un estratto da “I fratelli Michelangelo”

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  (È uscito in questi giorni per Mondadori I fratelli Michelangelo, nuovo romanzo di Vanni Santoni. Ne pubblichiamo un estratto dalla terza parte, su gentile concessione dell’editore.) * * * – Che tipo è, dimmi un po’, Ramesh, questo J.J. Gurgaya. Tu hai fatto degli shoot per loro, no? – Però, – si intromette Carletto, […]

L’impero del sogno

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È appena uscito in libreria per Mondadori L’impero del sogno, il nuovo romanzo fantastico di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dalla prima parte. ~ … Per un attimo la terra smette di tremare. Poi addirittura si incurva, proprio accanto a me, tra me e gli Elfi della macchina, che reagiscono rimescolandosi, ruotando, innalzandosi come gli […]

Mondadori compra Anobii (party like it’s 2009)

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Un comunicato stampa Mondadori diffuso questa mattina annuncia: “Il Gruppo Mondadori ha acquisito da Anobii Ltd. il marchio e gli asset di Anobii, la piattaforma mondiale di social reading che vanta più di un milione di utenti nel mondo e la sua base più forte, con 300mila lettori, proprio in Italia.”

Circa un anno fa pubblicai qui La triste storia del social reading in Italia – Parte 1 (aNobi), al quale mi permetto di rimandare per un’analisi un poco dettagliata su quel sito e le sue traversie; Mario Alemi, già Head of Business Intelligence di aNobii, commentò per primo così: “Se Amazon ha ora comprato Goodreads –mi ripeto– Feltrinelli o Mondadori potevano comprare Anobii. […] Nessun editore italiano ha pensato che avere una milionata di lettori che esprimono il loro spassionato giudizio su libri vecchi e nuovi è una miniera d’oro.

Cerco editore per non scrivere – Un’intervista a Aldo Busi

Aldo-Busi

Ringraziamo La Lettura del Corriere della Sera per averci consentito di mettere on line quest’intervista di Cristina Taglietti a Aldo Busi uscita domenica 26 gennaio.

Segnaliamo anche con piacere il sito internet Altriabusi, curato da un gruppo di lettori di Aldo Busi allo scopo di divulgarne l’opera.

La casa di Aldo Busi a Montichiari è a ridosso di un vecchio mulino. È un’antica costruzione del Seicento su tre piani. Fuori l’intonaco è color glicine, dentro il rosa e il bianco dei muri incorniciano opere di artisti contemporanei che lo scrittore ha scelto per le copertine dei suoi libri. «Questa casa è tabù, scannatoio sessuale non lo è mai stata neppure vent’anni fa, qui io scrivo… scrivevo… e basta, non ci viene nessuno e nessuno può entrarci, a parte un mio amico d’infanzia che conosco da quando avevamo 8 anni. Bellissimo e selvaggio, nella vita ha fatto marchette, il mantenuto di anziane prostitute, il carcerato, da ex drogato è sieropositivo da un quarto di secolo, ed è sopravvissuto persino a Berlusconi. Proprio ieri è venuto a dirmi che ha un cancro con la leggerezza con cui mi avrebbe comunicato che gli è spuntato il primo prezzemolo nel vaso in terrazza.

Gian Arturo Ferrari rapito dagli alieni

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Riprendiamo un intervento di Paola Del Zoppo, direttrice editoriale di Del Vecchio Editore, apparso sul blog della casa editrice. (Fonte immagine.)

di Paola Del Zoppo

Sabato, a Francoforte, Gian Arturo Ferrari è stato restituito alla terra da una navicella aliena. Colpito dalla realtà in cui è capitato, ha denunciato sul Corriere della Sera ciò che i suoi occhi hanno visto alla Buchmesse. Quello che stupisce noi che sulla terra siamo rimasti anche negli ultimi venti anni, è la sua indignazione. La tiepida polemica che stenta a crescere anche sul web è espressione della situazione in cui siamo, che non riguarda solo il mercato del libro, ovviamente, situazione di cui Gian Arturo Ferrari non si è lamentato fino all’altroieri e che anzi ha contribuito a creare.

E mentre la Mondadori si occupava di decostruire programmaticamente l’idea di cultura (come dichiarato dallo stesso Ferrari in un’intervista al Giornale del 2005) in favore dell’idea di mercato, come se leggere – un’attività asociale, faticosa e anche noiosa” – fosse un passatempo  qualunque, non tutti hanno creduto questo “nuovo corso” essere corretto. Voci isolate si son levate e sono state soffocate, denigrate, sminuite, derise.

Il cantiere dell’Inferno. Nel bunker di Segrate a tradurre Dan Brown.

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di Roberta Scarabelli In principio era New York. Le tre traduttrici cominciarono a consultare entusiaste i cartelloni di Broadway. Poi diventò Londra. E le tre traduttrici si dissero che anche Covent Garden non era poi male. Infine fu Segrate. Scuotendo la testa, le tre traduttrici ammisero di avere sempre amato le filodrammatiche del dopolavoro ferroviario. […]

Incubo manoscritti

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Questo pezzo è uscito su IL. (Immagine: Giant Wall Book di Anouk Kruithof.)

di Andrea Gentile

Uno propone il suo romanzo fantasy alla Laterza. Un altro propone il suo saggio sulla neuroscienza alla Piemme. È mitologica, temuta dagli editor, fonte di incubi ma anche di effetti esilaranti: è la figura del «manoscrittaro».

È la solita storia: per sentirsi scrittori basta guardare la luna. Guardi la luna; dunque sei profondo; dunque sei uno scrittore.

Poi però, dopo il duro lavoro, bisogna trovare un editore. E qui nasce la nota e irredimibile figura del «manoscrittaro».

Esercizi d’immaginazione con Giulio Milani

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Pubblichiamo un’intervista di Pierfrancesco Matarazzo a Giulio Milani, editore di Transeuropa.

di Pierfrancesco Matarazzo

Quando si parla di librerie online, il pensiero corre a nomi come ISB o Amazon. Certo, sono fra i più noti e utilizzati, ma nell’intricata foresta dell’e-commerce librario italiano, è spuntato da un paio d’anni qualcosa di “strano”, che potrebbe essere, addirittura, qualcosa di nuovo e perché no, di utile, per i lettori stavolta.

Parliamo di ISBF (Internet Slow Book Farm), una libreria specializzata nell’editoria della ricerca e di proposta nata nell’orbita dei tanti progetti Transeuropa, che ha un occhio di riguardo per la piccola e media editoria di qualità. Qualità, parola abusata eppure spesso dimenticata all’atto pratico dagli editori, quando decidono, tutti insieme, di pubblicare circa 60.000 libri all’anno, intasando la memoria, sempre più sotto pressione, dei lettori italiani con uno tsunami di autori che cercano l’occasione e sorprendentemente ancora la visibilità in un mondo fatto sempre più di piccoli numeri.

A proposito del futuro del libro in Italia. Prolegomeni per un’analisi cafonamente marxista dell’industria editoriale nostrana

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Qualche giorno fa un simpatico blogger e esperto di new media e di narrazioni digitali che si fa chiamare Gallizio in rete e che si è prestato come consulente per Mondadori ha invitato un gruppo di persone che si suppone siano anche loro esperte di editoria e new media a discutere del futuro del libro. Si era pensato dare a quest’appuntamento anche un nome e un hashtag: #narrativa12. Mi sono ritrovato così verso le sei e mezza al superlussuoso Hotel Philosophy a Roma, a farmi versare del té da un distinto cameriere in livrea, e poi a condividere insieme a una ventina di persone una stanzetta riunioni. La ventina di persone era variamente composta: c’era Antonio Franchini (chief editor della Mondadori suddetta), altra gente sempre della Mondadori (alcuni li conoscevo di faccia, alcuni li potrei definire amici tipo Carlo Carabba), e poi c’erano consulenti di Telecom, blogger, esperti di social media… Ora, dopo un po’ di imbarazzate autopresentazioni, Nicola Lagioia ha espresso a voce quello che era l’interrogativo che ci eravamo detti prima tra noi, io e lui, camminando nel gelo verso l’hotel di lusso: “È molto chiaro perché voi siete interessati a noi, mentre è meno chiaro perché noi dovremo essere interessati a voi”. Ossia: sembra palmare riconoscere che esista una realtà fertilissima di discussione sull’editoria 2.0, il selfpublishing, il libro digitale… e forse io e Nicola eravamo stati invitati lì nella quadriplice veste di lavoranti in una casa editrice, giornalisti culturali, autori, e animatori del blog minimaetmoralia.it. Ma che cosa avremo dovuto ascoltare?

Il fascino discreto dell’underground

di Matteo Galiazzo e Fabrizio Venerandi Ho letto questa intervista a Moresco dove dice in soldoni che ogni scrittore underground deve tenere alla propria identità, non entrare nei meccanismi commerciali della grande editoria, anzi non cercare la grande editoria ma semmai sarà la grande editoria a cercare lui, e che deve rafforzare la propria autostima […]