Cime tempestose tradotto da Monica Pareschi: la nuova vita di un classico

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Da poco più di un mese è possibile rileggere Cime tempestose di Emily Brontë nella nuova traduzione che Einaudi ha affidato a Monica Pareschi (che peraltro scrive, oltre a tradurre), sulla scia, forse, dell’idea sottesa alla loro stessa collana “Scrittori tradotti da scrittori”, chiusa nel 2000, in cui a cimentarsi erano Pavese, Natalia Ginzburg, Eco, Palazzeschi e tanti altri notissimi.

Ce lo ripetiamo di continuo: quello che rende un classico tale è il fatto di essere immortale, di parlare a lettori di epoche diverse, e a uno stesso lettore nel corso della vita, permettendogli di cogliere ogni volta punti di vista, se non quasi fatti veri e propri, nuovi. È come se il libro fosse in grado di adattarsi, o contenesse, inespressi, germi di futuro.

“I cento pozzi di Salaga”: intervista a Ayesha Harruna Attah

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

La giovane scrittrice Ayesha Harruna Attah è un talento emergente nel panorama della letteratura africana. In Italia, la casa editrice Marcos y Marcos ha tradotto e pubblicato recentemente il suo terzo romanzo, I cento pozzi di Salaga (traduzione di Monica Pareschi, 18 euro, 300 pagine), città ghanese già epicentro del mercato degli schiavi.

Due donne alla ricerca della propria libertà animano la narrazione, che ha lo spirito e il respiro del romanzo storico. Aminah è una quindicenne sognatrice, creativa, figlia di un commerciante che viaggiava dal mercato di Timbuctù a quello di Salaga. La scomparsa del padre forza i tempi della sua crescita, segnata poi dal rapimento e dallo schiavismo che la sottrae a una vita ancora piena di promesse. Il destino s’incrocia con quello della guerriera ribelle Wurche, nata in una famiglia potente, nella quale prova a mettere in discussione le gerarchie e le scelte predefinite, aspirando al governo.