Il re è nudo, ma tutti guardano da un’altra parte

il re è nudo

di Davide Gatto Non mi piace alimentare la forma prima di intrattenimento dell’Italia, ovvero la politica-spettacolo di talk show, informazione paludata e maligna e girandola di commenti social che farebbero impallidire gli avventori di un vecchio Bar dello Sport. Eppure stavolta qualcosa voglio dirla. Voglio dire qualcosa perché per la prima volta vedo con chiarezza […]

Senza garantismo non esiste la politica, ovvero l’infinita fase adolescenziale dei Cinquestelle

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di Christian Raimo La giornata romana di ieri, al contrario di quanto forse appare, è stata l’ennesima ingiustificabile giornata della crisi adolescenziale di un movimento 5stelle che non sembra in grado di entrare in una fase adulta. Di fronte alle critiche e agli attacchi dell’opposizione e della stampa, ma anche soltanto di chi ha votato […]

“Il futuro non è mai stato così incerto”: intervista a Cory Doctorow

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Questo pezzo è apparso su Repubblica Sera. (Fonte immagine)

Cory Doctorow ti guarda fisso negli occhi, parla spedito e gesticola come un italiano, ma è un canadese che vive in Inghilterra. Giornalista, saggista, scrittore per adulti e ragazzi, da sempre si confronta con le nuove tecnologie ed è stato tra i primi a sostenere che il digitale non è in conflitto con il cartaceo. Per questo lascia scaricare gratuitamente dal suo sito i suoi romanzi, convinto che sia «una forma di promozione, perché chi ama il testo poi lo compra come volume per conservarlo con sé».

La vista da qui: sulla politica

politica internet

Arriva in libreria La vista da qui. Appunti per un’internet italiana dMassimo Mantellini (minimum fax). Di seguito pubblichiamo il capitolo sul rapporto tra la rete e la politica. Segnaliamo che è online da qualche giorno uno spazio creato da Mantellini per raccogliere racconti, frammenti ed esperienze su cosa sia internet oggi. (Fonte immagine)

L’uomo senza reputazione

Io penso da tempo che Beppe Grillo riassuma in sé moltissimi tratti dell’utente medio della rete internet in Italia. Un comico, un professionista apprezzato e divertente che sa poco o nulla di internet, che un giorno viene avvicinato al tema da una specie di visionario sconosciuto che lo va a trovare in camerino dopo uno spettacolo (così narra la leggenda) e gli spiega, in poche parole, il futuro progressivo del pianeta, cambiato nel profondo dalle reti informatiche. Grillo probabilmente aderisce a questa idea, oppure, meno probabilmente, finge di crederci, perché intuisce che ciò che gli viene raccontato in quel momento è il plot del suo prossimo inedito e lunghissimo spettacolo. Uno show millenarista come i precedenti ma dalle prospettive assai più ampie. Per esempio cambiare il mondo.

Come conservare un’idea di utopia nelle depressive elezioni di domani.

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Domani si vota, io voterò Tsipras. Ieri si sono concluse le campagne elettorali; e andarsi oggi, con calma, a riascoltare i comizi finali, a leggere le dichiarazioni d’intento, e spulciare i programmi, è quello che farà forse una parte piccola di quell’immensa folla di tuttora indecisi. Viste in differita, le ultime fasi, le ultime piazze lasciano una sensazione, un’impressione sottocorticale di delusione. Al di là degli appelli alla speranza, all’emozione, alla rabbia buona, l’aria che si respira è quella di dismissione, di risentimento, di passioni tristi, di depressione di massa: un senso anticlimatico per cui sembra di assistere a un processo ineluttabile di crisi irreversibile. Il linguaggio politico è fatto di piccolo cabotaggio, frecciatine, riferimenti pop. Le battute finali di Renzi e Grillo (il derby che nessuno auspicava) sono tutte in minore, un dai! dai! dai! contro una cupio dissolvi.

Decostruire la Casta. Costruire il popolo

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Pubblichiamo un articolo di Claudio Riccio uscito su Il Corsaro.

di Claudio Riccio

Chi ricorda più l’oggetto del caos parlamentare di alcuni giorni fa? Si dibatteva del regalo per le banche italiane contenuto nel decreto Bankitalia, ma l’argomento è scivolato, sparito nel calderone di insulti e accuse reciproche, insieme al caso Electrolux, ai tassi drammatici di disoccupazione, alla nascita di FCA e al compimento della strategia di Marchionne. Tutto è passato in secondo piano.
In molti hanno liquidato tutta la vicenda come “una clamorosa serie autogol di Grillo”, “segno del nervosismo di un leader che prova disperatamente a recuperare consensi”; ma siamo sicuri sia così?

La responsabilità dei cittadini e il sacrificio dei partiti

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Ho sentito spesso confondere la responsabilità con il sacrificio. La responsabilità che ognuno ha nei confronti di se stesso consiste nella capacità di attuare il proprio desiderio, la più intima volontà personale. Significa riuscire a mettere in pratica parte di ciò che si è nel profondo, riportare alla luce pezzi di verità indistrutte. Riuscirci vorrebbe dire essere arrivati a conoscere se stessi, come voleva Socrate. Conoscere se stessi è un imperativo morale vertiginoso e a tratti catastrofico. Ma se non ci si riconosce, se non si riesce a dissodarsi, rimuovendo gli ammassi di pietre che ostacolano il passaggio, nel tentativo (perché può trattarsi solo di un tentativo, così come lo soffriva Nievo: Voglio che la mia vita sia un tentativo, ma un forte, ostinato tentativo) di attingere alle radici di noi stessi, allora non sarà nemmeno possibile sapere ciò che si vuole, cosa ci identifica. Potrebbe essere infine questa la responsabilità dell’esistenza, la responsabilità tout court: incarnare il nostro desiderio e dare a esso concretezza, realizzarlo.

Patria senza padri

Pubblichiamo un estratto da Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana di Massimo Recalcati, libro-intervista curato da Christian Raimo. (Immagine: A. Cristofari.)

Tu eri un ragazzo nel ’68 e un militante politico nel ’77.

Il ’68 e il ’77 non sono la stessa cosa né dal mio punto di vista personale (nel ’68 avevo otto anni) né dal punto di vista politico, però in entrambi i casi abbiamo un’esperienza collettiva della violenza all’interno di un conflitto tra le generazioni, nonostante il ’77 sembri, rispetto al ’68, antiedipico. Nel ’68 la matrice inconscia di tipo edipico è chiara: sono i figli della borghesia che contestano i loro padri e li contestano edipicamente invocando nuovi padri: Mao, Lenin, Marx. Non dei padri qualunque ma dei padri titanici, dei padri che hanno promesso di riscrivere la storia. Lo stesso nome di Stalin appariva negli slogan, nelle manifestazioni, era un riferimento tutt’altro che secondario. Nel ’77 ci fu il tentativo, solo apparente, di andare oltre i padri, di liberarsi dell’eredità edipica del ’68, tant’è che L’anti-Edipo di Deleuze e Guattari esce nel ’72 in Francia, da noi nel ’76 e diventa immediatamente, almeno per una certa componente del movimento, un polo di riferimento culturale importantissimo, di scavalcamento del Nome del Padre e di esaltazione di una organizzazione senza gerarchia, rizomatica, collettiva del movimento.

Il voto e i figli di Grillo

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(Fonte immagine: ALPOZZI/INFOPHOTO.)

di Cesare Buquicchio

Le analisi sul voto del 24 e 25 febbraio in molti casi sono sorprendenti in modo inversamente proporzionale alla sorpresa degli stessi commentatori rispetto al risultato uscito dalle urne. Più i commentatori sono stati spiazzati da Grillo, più hanno cominciato a macinare triti luoghi comuni sulle dinamiche politiche del web, sul livello alto e/o basso di molte discussioni on line, sulla contrapposizione tra partito liquido e partito ‘radicato’, sulla necessità di apparati comunicativi efficaci in luogo di programmi affidabili e/o appetibili, ecc… Discorsi che, con alcune brillanti eccezioni, appaiono riedizioni di precedenti riflessioni e/o riadattamenti di analisi buone per (quasi) tutte le stagioni.

Mister Bombastium. Sulla vaghezza nel grillismo

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Riprendiamo questa riflessione uscita sul blog di Raffaele Alberto Ventura.

Post suffragium omne animal perplexe. Per una settimana mi sono chiuso nel silenzio — con qualche concessione ai bons mots su facebook — poi d’un tratto mi si è accesa una lampadina sopra la testa. E ho cominciato a capire: il movimento di Beppe Grillo è l’equivalente politico del Bombastium.

Bisogna tornare ai classici, e in particolare alla storia Zio Paperone e il tesoro sottozero firmata da Carl Barks nel 1957. Entrato per caso in una sala d’aste, il multimiliardario paperopolese acquista una palla di Bombastium, un misterioso elemento ambito dai servizi segreti brutopiani, ovvero sovietici. In mezzo a mille peripezie, da Paperopoli fino al Polo Nord, i nipotini scopriranno per caso che il Bombastium è una specie di grosso gelato con una caratteristica specialissima: ogni volta che lo si assaggia, esso ha un sapore differente. Ma prima di capire che la “semiosi infinita”, per così dire, è una caratteristica sostanziale del Bombastium, Qui Quo e Qua perdono tempo a bisticciare sul vero sapore del gelatone: Fragola! Ma vaffanculo, è cioccolato! Sei un morto vivente, è vaniglia!