A sud di Lampedusa

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In occasione della Giornata internazionale dei migranti pubblichiamo la postfazione di Stefano Liberti scritta nel marzo 2011 per la nuova edizione di A sud di Lampedusa.

di Stefano Liberti

Qualche anno dopo mi arriva una telefonata nel cuore della notte. «Mister, qui ci cacciano di casa»: dall’altra parte del filo c’è John, un ragazzo eritreo, la voce rotta dalla paura. Sono le tre del mattino, le quattro a Tripoli, da dove chiama. Nella capitale libica infuriano gli scontri. Le forze fedeli al colonnello Muammar Gheddafi cercano di arginare la rivolta esplosa pochi giorni prima a Bengasi, nell’est del paese. Sparano su chiunque protesti o partecipi a una manifestazione in città. Gli immigrati africani si ritrovano intrappolati nel conflitto. Non escono dalle proprie abitazioni, temendo di essere scambiati per i famigerati mercenari di cui si servirebbe il leader libico per reprimere il dissenso. Ma si aspettano comunque il peggio. «Il proprietario di casa ci ha detto di sgomberare entro tre giorni», mi dice John. «Non sappiamo dove andare».