Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa: ancora su “Francofonia” di Sokurov

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Questo pezzo è uscito su Lo Straniero di Nicola Lagioia Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa? È questa una delle domande che più risuona nella testa dopo aver visto Francofonia di Aleksandr Sokurov, uscito in quel 2015 che (tra crisi greca, populismi, emergenza migranti, terrorismo, deficit democratico, mancanza di una seria leadership) ha mostrato più […]

La “Mappa” di Vittorio Giacopini

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Questo pezzo è uscito su Sardi News

di Giacomo Mameli

Sempre Storia è. E sempre guerre sono. Ovunque e quandunque siano raccontate, dall’Anabasi al De bello gallico dei tempi andati, a Un anno sull’altipiano o a Centomila gavette di ghiaccio di tragiche gesta più vicine a noi. Uno zoom tuttocronaca certifica “l’ordine di levare le tende di buon mattino” ma anche di “passare in rassegna le truppe”. Semmai imbattersi in un “percorso a ostacoli tra carretti carichi di bieda, rape, carote, broccoli e gabbie di polli, galline, pulcini, conigli” e sorprendere “gli ussari di guardia” mentre esibiscono “divise non proprio linde ma curate, e certi sguardi carogna, preoccupanti”. E ricordare, visto che della grande Storia stiamo parlando, “la celebrata battaglia delle piramidi, un capolavoro sì ma inconsistente”. Con una pennellata: “La tattica mordi e fuggi di quei selvaggi sciupava le studiate geometrie del genio francese”.

Amore e morte a Verona ai tempi della Lega

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Questo articolo di Tomaso Montanari è uscito su La Repubblica. (Nella foto, il progetto)

«Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte / ingenerò la sorte». Chissà se memore di questo celeberrimo incipit leopardiano, il sindaco di Verona Flavio Tosi annuncia contemporaneamente di voler fondare il primo Museo dell’Amore (un progetto di Federico Moccia) e di voler ospitare il primo cimitero verticale d’Europa. Amore e morte al tempo della Lega, insomma.

Il marketing della cosiddetta Casa di Giulietta (che è un falso dei primi del Novecento) e tutta la paccottiglia ad essa collegata (mura su cui graffire messaggi d’amore, buca per le lettere all’eroina shakespeariana, statua da carezzare su un seno…) fanno già di Verona la prima meta italiana per i matrimoni itineranti. Ma non basta: ora l’idea è di renderla anche un ambito traguardo per l’estremo viaggio, un turismo cimiteriale che rappresenta letteralmente l’ultima spiaggia della messa a reddito dell’umana esistenza.

“L’unica cosa simile alla Fifa è la Chiesa”, parola di Sepp Blatter

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Pubblichiamo la versione integrale di un articolo di Raffaele Oriani apparso sul numero speciale di GQ dedicato ai Mondiali.

di Raffaele Oriani

In un mondo sempre più piccolo ha conquistato spazi sempre più grandi. Dalla faraonica reggia che si è fatto costruire sulle colline di Zurigo, Sepp Blatter domina su 300 milioni di sportivi, 209 federazioni nazionali, un miliardo di dollari di fatturato annuo. Il presidente della Fifa è il sovrano assoluto del calcio, appesantito da decenni di intrighi, inorgoglito da un impero su cui non tramonta mai il sole: “La sua ideologia è una sola” sintetizza un collaboratore. “Traghettare il calcio fuori dall’Europa, dentro il mondo globale”. Ce l’ha fatta, e ce la farà ancora: eletto nel 1998 già ultrasessantenne, aveva promesso che non sarebbe rimasto in carica più di otto anni. Ne sono passati sedici, e con un tweet ha già fatto sapere che “le voci che mi vogliono candidato anche per il 2015” sono perfettamente fondate.

Napoleone a Roma

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: Jacques-Louis David)

Il 24 maggio del 1814 Roma esplose in una festa senza precedenti. Dopo quattro anni, dieci mesi e quattordici giorni di forzato esilio, il Papa – Pio VII Chiaramonti – rientrava in città. Era un ritorno trionfale. Il popolo assiepato per le strade seguiva, nella generale ebbrezza, il corteo diretto verso San Pietro. Coppe di vino passavano di mano in mano, le trattorie rigurgitavano uomini e donne incapaci ormai di curarsi del più semplice decoro. La primavera, il sole, la stagione della fioritura si congiunsero con il ritorno dell’unico vero Padre della città, un Padre buono e misericordioso. Balli e canti. Gli anni di Napoleone erano finiti per sempre. La coscrizione obbligatoria, che aveva messo in fuga molti cittadini spingendoli fuori dalle Mura, dovunque fosse possibile trovare un buco per dichiararsi assenti, era un ricordo. Obblighi e doveri che l’autorità napoleonica aveva cercato di infondere negli anni precedenti scomparivano come neve nel caldo infuocato di fine maggio. E tutti i riti e le celebrazioni pubbliche e i fasti dell’Impero che si erano sostituiti alle liturgie cattoliche tornavano al Nord, da dove erano arrivati sulle ali di una coscienza illuminista che Roma non avrebbe mai completamente accettato. La festa spazzò via un lustro in un battito di palpebre. Il ricordo dell’invasore sarebbe rimasto in epocali ritratti tipicamente romani, come nel sonetto del Belli che, vent’anni dopo, ancora rideva amaro: “E ssedute, e ddemanio, e ccoscrizzione, / Ggiuramenti a li preti e a l’avocati, / Carc’in culo a le moniche e a li frati, / Case bbuttate ggiù, cchiese a ppiggione…”. La storiografia seguente non avrebbe fatto sconti, oscurando gran parte delle iniziative francesi di rendere Roma una città moderna.

Sweet home Grazioli

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Michele Masneri che pubblicherà a gennaio per minimum fax il suo romanzo d’esordio Addio, Monti, dal nome dell’omonimo quartiere romano dove forse in seguito verrà dichiarato cittadino non gradito, quest’estate ha varcato i portoni del palazzo più divisivo d’Italia, deserto e con una sua storia che prescinde molto da quella del suo più celebre inquilino. Questo pezzo è uscito su Studio.

Una casa senza una storia: non piace a nessuno. Nemmeno a Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio nel suo fregolismo immobiliare non ha mai avuto grande fortuna, a Roma. Non gli si sono spalancate le porte di dimore gentilizie con la stessa facilità avuta in Brianza. E – per un uomo come lui – si è dovuto soprattutto accettare lo smacco della pigione. Una volta lasciato il famoso appartamento di via dell’Anima, nel 1994, dietro piazza Navona, diversi furono i tentativi, mentre cresceva il radicamento sul suolo laziale, di mettere le mani su magioni molto araldiche. Ma sempre, sfortunatamente, scontrandosi con casati magari parvenu ma ancora molto liquidi. I Torlonia, i più ricchi tra i principi romani, proprietari anche oggi della Banca del Fucino, non presero molto sul serio l’offerta per il secentesco palazzo di famiglia in via Bocca di Leone, con una inquilina tra l’altro di Casa Borbone, zia di Juan Carlos, morta qualche anno fa, che sarebbe parso brutto sfrattare. Anche coi Borghese andò male: il castello della Crescenza, maniero medievale che piaceva molto a Berlusconi, continua a essere usato per sontuosi catering e matrimoni (si sono sposati qui il capitano Francesco Totti e Flavio Briatore) e la proprietaria, la principessa Sofia Borghese, signorilmente rifiutò le avances cavalleresche, offrendo illimitata ospitalità ma non avallando rogiti o compromessi.

L’isola degli artisti

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Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci uscito sul Venerdì.

Procchio (Isola d’Elba). Era la notte di San Giovanni del 1950 quando arrivarono dopo un folle viaggio ubriaco. L’Isola d’Elba era ancora fuori dalle rotte del nascente turismo di massa, ma loro andarono a cercare la baia più selvaggia e deserta. Non c’erano che dune, a Procchio, in quegli anni, e solo una casa in abbandono sul limitare del golfo, chiamata Guardiola, perché aveva ospitato per anni la guardia di finanza. Ma la banda di pittori che in quell’anno sbarcò sull’isola per sfuggire all’afa di Firenze non si sognò di occuparne le stanze. Piantarono tende, s’infilarono a dormire nelle barche tirate a riva, costruirono capanni di frasche, eppoi trovarono una trattoria, nel paesino di quattro case e stradine polverose, fecero amicizia con il proprietario e arrivarono a un accordo: avrebbero mangiato sempre gratis e nel frattempo sarebbero diventati gli animatori del locale facendone un punto di richiamo per tutti i tedeschi e i milanesi che cominciavano a cercare il mito dell’Isola di Napoleone. Non mentivano. Realizzarono quanto avevano promesso. E in quegli anni, la trattoria “da Renzo” divenne nota anche fuori dall’Isola.

Ricordando Roberto Roversi

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Pubblichiamo un articolo di Christian e Veronica Raimo su «Caccia all’uomo», l’ultimo libro del poeta Roberto Roversi scomparso qualche giorno fa.<

di Christian e Veronica Raimo

Poeta, partigiano, romanziere, sodale di Pasolini e Leonetti nel fondare Officina, direttore di Lotta Continua, libraio militante per sessant’anni, paroliere per Lucio Dalla e gli Stadio: quattordici lettere. Se non vi sovviene immediatamente il nome di uno dei più importanti intellettuali italiani viventi, è perché Roberto Roversi negli anni ’60 ha fatto una scelta controcorrente che oggi ne fa anche un pioniere e un modello per chi ragiona di nuove politiche editoriali: ha deciso di non pubblicare più per grandi gruppi editoriali, di autoprodursi e autodistribuirsi.

Il senso della Storia per Nicola Chiaromonte – da Lev Tolstoj a Simone Weil

Esce oggi in edicola e nelle migliori librerie il numero di agosto della rivista Lo Straniero, che questo mese contiene un’ampia sezione, con approfondimenti di vari autori, sulla figura umana e politica del filosofo intellettuale Nicola Chiaromonte (1905-1972). Noi pubblichiamo l’intervento di Nicola Lagioia.