Pianeta Roth #3: La macchia umana

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Dopo la clamorosa decisione di Philip Roth di smettere con la scrittura, questa rubrica intende offrire uno sguardo retrospettivo sulla sua opera, dai grandi capolavori ai libri meno noti; l’omaggio parziale e appassionato di un lettore irrimediabilmente compromesso, ma anche l’onesto tentativo di analizzare dall’interno il segreto della sua magia, le sue contraddizioni, le doti di lealtà, ironia, umanità e sapienza letteraria: gli ingredienti che l’hanno portato a essere tra gli scrittori più visceralmente amati da due generazioni di lettori. Qui le puntate precedenti.

Nel primo capitolo de La macchia umana, Coleman Silk, settantunenne professore ebreo di lettere classiche in pensione, conduce Nathan Zuckerman a conoscere Faunia Farley, la giovane amante con cui ha iniziato un’improbabile quanto appagante relazione sentimentale. Faunia abita presso una piccola fattoria, nella quale si occupa della mungitura delle vacche; ed è proprio mentre compie questa attività che Zuckerman ha la possibilità di osservarla per la prima volta durante un tardo pomeriggio d’estate.

Guida al Roth sperimentatore

Questo articolo è uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore.

Per tutta la vita Philip Roth si è scontrato con due grandi passioni: il corpo delle donne e l’identità ebraica, oggetto entrambi di un amore tanto conflittuale e contraddittorio da attirargli antipatie di ogni tipo. L’interesse e la rilevanza oggettivi dei suoi due argomenti preferiti ha fatto passare in secondo piano un aspetto rilevante della sua narrativa: la sperimentazione. L’uscita italiana di un suo libro del 1986, La controvita, ci fornisce un equilibrio perfetto tra i suoi temi e i suoi meriti formali. Gli argomenti trattati sono un compendio di Roth: impotenza sessuale, funerali, l’antisemitismo, il fanatismo religioso, e il protagonista è il più celebre dei suoi alter-ego, Nathan Zuckerman