Il rap spiegato ai bianchi

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Pubblichiamo la prefazione di Mark Costello alla nuova edizione di Il rap spiegato ai bianchi, scritto a quattro mani con David Foster Wallace. Traduzione di Martina Testa e Christian Raimo.

di Mark Costello

All’inizio del 1989 mi arrivò una telefonata da David Wallace, il mio migliore amico ed ex compagno di stanza all’università, che all’epoca abitava a casa dei suoi, nell’Illinois. Mi informava che in autunno avrebbe ripreso gli studi, alla facoltà di estetica di Harvard, cominciando la lunga e faticosa marcia verso il dottorato e quella che immaginava come una carriera da professore di filosofia in qualche campus verdeggiante e sonnolento. Dato che io mi trovavo già nella zona di Boston (sono nato da quelle parti), mi proponeva di andare a vivere di nuovo insieme.

Sulla critica – Strascichi dell’italogenerone

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Thomas Allen.)

All’articolo di Francesco Pacifico sulla lingua media del romanzo italiano medio, uscito sulle pagine di Orwell circa un mese fa, hanno già provato a rispondere altri articoli senza entrare nel merito della questione che allo scrittore stava più a cuore e che formulava alla fine del pezzo: perché i critici, oggi, non riescono a dialogare con i romanzieri (e viceversa), lasciandoli in balia di un mercato livellante? Forse non a caso quelle risposte non rispondevano, essendo scritte a loro volta da romanzieri e non da critici. E in quell’asimmetria pericolosamente tendente all’autoreferenzialità forse già si profilava un barlume di spiegazione, perché in effetti a fare critica militante sui giornali, oggi, sono quasi più spesso i romanzieri dei critici. Ma andiamo con ordine.