L’ecologia poetica di Andrea Zanzotto

AndreaZanzott

Pubblichiamo la versione integrale di un articolo uscito su Europa.

Nessuno scrittore contemporaneo ha saputo trasmettere l’essenza profonda del paesaggio come Andrea Zanzotto, il quale, dall’esordio, intitolato, per l’appunto, Dietro il paesaggio (1951), fino alla sua ultima raccolta, Conglomerati (2009), ne ha fatto il nucleo più autentico della sua ricerca poetica. Attorno a questo nucleo non ruotano soltanto le poesie zanzottiane, ma anche un consistente gruppo di prose sparse – interventi, articoli, saggi, ricordi autobiografici – pubblicate tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni duemila, e ora opportunamente raccolte – nel secondo anniversario dalla morte dell’autore – sotto il titolo Luoghi e paesaggi (Bompiani, pp. 228, euro 11,00). Come osserva l’attento curatore del volume, Matteo Giancotti, per Zanzotto «il paesaggio non esiste in senso assoluto ma si manifesta come evento, accadimento che lega in un intreccio indissolubile e non descrivibile – se non per approssimazioni – la realtà del luogo e la condizione psico-fisica dell’uomo».