Il Sudafrica nel giorno di Mandela

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo.

Cent’anni fa a Mvezo, un minuscolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, una terra splendida situata a oltre mille chilometri da Città del Capo, nacque Nelson Mandela, icona novecentesca di una storia collettiva e di un cammino verso la libertà e l’emancipazione che non è ancora concluso.

Il Sudafrica, e il mondo, hanno appena celebrato il centenario del primo presidente eletto democraticamente nel 1994 in un paese ancora lacerato dall’oppressione dell’apartheid. È viva la memoria dei 27 anni trascorsi in carcere da Mandela, insieme a tanti compagni di lotta, senza mai perdere la propria identità e il senso di un percorso che dopo aver scalato una montagna ne ha trovata sempre un’altra. La ricorrenza della nascita di Mandela è l’occasione per guardare anche dentro alle contraddizioni e alle disuguaglianze che tuttora segnano la società sudafricana.

Jonah Lomu, l’uragano nero

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Sarà in libreria dal prossimo 10 novembre L’uragano nero. Vita, morte e mete di un All black di Marco Pastonesi (66thand2nd). Il libro sarà presentato il 9 al Circolo dei lettori di Torino e l’11 presso l’Associazione rugbistica capitolina a Roma.

All’inizio del 1989 l’uragano nero, quando varcò per la prima volta la soglia dell’ufficio di Chris Grinter, non era altro che un tredicenne, uno dei tanti ragazzini di strada dal sobborgo Greenlane, nella parte sud di Auckland, la città più popolosa della Nuova Zelanda. «Forse era fisicamente un po’ più grande dei suoi coetanei, ma la sua futura magnificenza e abilità atletica non apparivano ovvie», ha raccontato l’allenatore del Wesley College. In cinque anni poi Jonah Lomu ha colto di sorpresa il mondo, ha cambiato il gioco con la palla ovale, inscrivendo al vento l’immortalità di chi fin da bambino custodisce almeno due sogni: giocare un mondiale, e vincerlo.

“Io sono un messaggero”. Storia di Arthur Ashe

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Questo articolo è uscito su Scarp de’ tenis, che vi invitiamo a leggere e ringraziamo (fonte immagine).

Samuel Ashe si chiamava il primo governatore della Virginia, il cognome passò a un suo schiavo, di nome Arthur, e al figlio dello schiavo, di nome Arthur, e al figlio del figlio, di nome Arthur Robert Ashe. Che diventò un grandissimo tennista, oltre che un assiduo difensore dei diritti civili. Morì ancora giovane, a 50 anni, di Aids, infettato da una trasfusione di sangue necessaria durante un intervento chirurgico al cuore.

Prima che cali il sipario. In ricordo di Ken Saro-Wiwa

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Il dieci novembre 1995 Ken Saro-Wiwa, scrittore, intellettuale e attivista politico nigeriano, venne impiccato nel carcere di Port Harcourt assieme ad altri 8 compagni del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni, da lui fondato. Lo ricordiamo con un ritratto di Gabriele Santoro che parte da In cerca di Transwonderland, libro del figlio di Ken, Noo Saro-Wiwa, pubblicato in Italia da 66thand2nd.

Uno scrittore è la sua causa. A cinquant’anni può ancora sognare e avere visioni, ma può anche appassire nella verità. Per questo oggi torno a dedicarmi a quella che è sempre stata la mia preoccupazione principale di uomo e scrittore: lo sviluppo di una Nigeria stabile e moderna, capace di abbracciare valori avanzati, dove nessun gruppo etnico e nessun individuo sia oppresso; una nazione democratica dove i diritti delle minoranze siano protetti, la scolarizzazione sia un diritto, la libertà di parola e associazione sia garantita e dove il merito e la competenza siano considerati prioritari.

Un mese e un giorno, Ken Saro-Wiwa

Si può cominciare a scrivere una storia sbagliata da una fotografia felice, da un sorriso che arriva sulla casella di posta e sovverte l’ordine delle priorità, come un atto di resistenza. «Hai bisogno del tempo, della sua cura. La rabbia? È utile solo se si è disposti a rischiare la propria vita per cambiare il sistema. Avevo diciannove anni, quando uccisero mio padre, scomodo per le sue campagne contro la corruzione del governo e il degrado ambientale di una fertile regione agricola provocato da Shell. Del mondo non avevo visto molto. Ho sempre amato viaggiare. Chiedevo spesso a mio padre di andare in vacanza insieme: “Viaggiamo qui, viaggiamo lì”, gli dicevo. “Quando sarai grande”, mi rispondeva. Ed era una frustrazione. Allora ammiravo le mappe, i libri per l’infanzia che ritraevano la varietà delle specie animali. La notte uscivo, oltre la staccionata, per mettermi sotto la luce, continuando così a guardare la mappa del mondo. Sì, fin da piccola volevo viaggiare», racconta Noo Saro-Wiwa.

Ricordando Nelson Mandela

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Ieri è morto Nelson Mandela. Vogliamo ricordarlo con le parole del discorso che ha pronunciato nel 1993, quando ha vinto il premio Nobel per la Pace. Questo è un estratto da Costruire la pace. Discorsi dei premi Nobel per la Pace, la raccolta a cura di Simone Barillari che minimum fax ha pubblicato nel 2008. (Fonte immagine)

Discorso tenuto da Nelson Mandela.

Vostra Maestà,
Vostra Altezza Reale,
Stimati Membri del Comitato norvegese per il Nobel,
Onorevole Primo Ministro, signora Gro Harlem Brundtland, Signori Ministri, Membri del Parlamento e Ambasciatori, signor Frederik Willem de Klerk, distinti ospiti,

Amici, signore e signori,

porgo i miei più sentiti ringraziamenti al Comitato norvegese per il Nobel per averci elevati al rango di vincitori del premio Nobel per la pace.

Colgo inoltre l’occasione per congratularmi con il mio compatriota e copremiato, il presidente dello stato Frederik Willem de Klerk, per l’alto riconoscimento che gli è stato conferito.

Insieme ci uniamo a due illustri sudafricani vincitori del premio Nobel per la pace, il compianto Capo Albert Lutuli e Sua Eccellenza l’arcivescovo Desmond Tutu, ai quali avete reso meritato omaggio per l’importante contributo alla lotta pacifica contro il malvagio sistema dell’apartheid.