Tra Vittorio Emanuele di Savoia e il caso Stamina: l’incredibile storia della famiglia Hamer

1473-corsi-1

Questo pezzo è uscito su Linkiesta.

La prima volta che ho avuto a che fare con la famiglia Hamer avrò avuto vent’anni; stavo facendo il perdigiorno universitario al cimitero acattolico a Roma. In mezzo alle tombe di Gramsci, di Keats, di Gadda, di Byron, notai – nascosta sotto una selva di oleandri – la lapide senza foto che conserva le ossa di Dirk Hamer, insieme a quella di sua madre Sigrid Gertrud Ursula: nato nel 1959 morto nel 1978, più o meno coetaneo del me di allora. Era una storia infelicemente famosa ma non la non conoscevo, anche se ero naturalmente attratto – per una specie di macabro romanticismo famigliare (mia madre che da adolescente mi raccontava la tragedia del figlio di Romy Schneider infilzato a quattordici anni dagli spunzoni di un cancello che tentava di scavalcare) o di banale melanconia dell’età – da quelli che muoiono giovani: estenuavo i pomeriggi invernali ascoltando a ripetizione i tre album che Nick Drake aveva fatto in tempo a registrare prima di morire per un’overdose di antidepressivi o discutevo per ore sulle ragioni che avevano spinto Kurt Cobain a puntarsi un fucile alla testa.

Il teatro è vocazione – conversazione con Danio Manfredini

ilaria-scarpa_manfredini02

Qualche giorno fa l’attore, regista e cantante Danio Manfredini ha vinto il Premio Ubu alla carriera. Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Graziano Graziani uscita sul numero di dicembre dei Quaderni del Teatro di Roma. (Foto: Ilaria Scarpa)

Danio Manfredini è considerato un punto di riferimento per almeno un paio di generazioni di teatranti “senza padri”, che hanno trovato una sorta di fratello maggiore, di punta avanzata a cui riferirsi, nella sua arte dell’attore e nel percorso difforme e personalissimo che Danio ha intrapreso, tra spazi occupati, laboratori con i disabili psichici e radicalità creativa. Oggi che questa sua capacità maieutica viene riconosciuta, con l’affidamento della direzione dell’Accademia d’arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli per il triennio 2013-2016, lo abbiamo incontrato per parlare con lui del suo teatro e di cosa vuol dire trasmettere i saperi della recitazione.

Che impronta darai alla tua direzione dell’Accademia?

Che impronta darò? Per me l’approccio è sempre “poco canonico”. Ci saranno le materie tecniche che si studiano in accademia e io nell’insegnamento mi rifarò comunque alla consapevolezza delle convenzioni del teatro. Ma il teatro resta un’arte incerta, anche per me che la pratico. C’è una base di conoscenza, ma quella non risolve i problemi creativi. La conoscenza è un bagaglio necessario per avere gli strumenti adatti, ma è solo il punto di partenza. Il teatro è una forma di apprendimento. E per me è una forma di apprendimento anche l’insegnare.

Perché amare “Dopo maggio” di Olivier Assayas

apresmai

Amate Assayas. Qualunque impegno abbiate in questi giorni, di qualunque umore siate, andate al cinema a vedere Apres mai e innamoratevi di Olivier Assayas. Fatelo nonostante le recensioni semplicistiche che lo riducono a un film sul ’68 o sull’adolescenza (ma perché in Italia le recensioni e le segnalazioni cinematografiche anche sui quotidiani importanti sono appaltate a chi ci racconta le sue impressioni mischiate a vaghi accenni culturaloidi?), nonostante la traduzione farlocca e inutile della distribuzione italiana: Qualcosa nell’aria. Qualcosa che? Una fuga di gas? (Ma perché ci sono persone che pensano questi titoli così stolidi, evocativi di nulla, simili a slogan di assorbenti ultraleggeri? Non era già stato sufficiente che il bellissimo suo film del 2004, Clean, fosse presentato al pubblico italiano con Il rock ti scorre nelle vene? Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo: Il galleggiante del water si è rotto?). Fatelo perché è distribuito in poche sale, ma almeno è visibile; i suoi precedenti lavori, da Demonlover Irma Vep, sono passati in modo meteorico in Italia, relegati a una fruizione d’essai in cui non ha veramente senso confinare un regista che guarda al cinema in modo ambizioso e popolare; piuttosto andateveli a ripescare tutti, in dvd, scaricateveli.