Hai fatto la battuta. Selfcasting e intrattenimento autogestito

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Questo pezzo è uscito su Link Magazine. (Fonte immagine)

Mi trovo a Charles de Gaulle, in attesa di salire su un aereo diretto a New York. Ieri, su facebook, ho postato uno status in cui dicevo delle cose, vere, con un tono fintamente serio, ma in realtà scherzoso, in un doppio-triplo clin d’œil rivolto ai miei “amici”. Tra le righe: sto partendo, per un po’ vi toccherà sopportare aggiornamenti monotematici, abbiate pazienza. Like, reazioni, faccine. Le solite cose. Ora sto scorrendo il muro con il pollice. Mi arriva la notifica di un commento al mio status, è uno scrittore che qualche settimana fa ha accettato la mia richiesta di amicizia. Non abbiamo mai interagito. Questa è la prima volta. Il suo commento è: “Esticazzi”. Mi crolla il mondo addosso. Si è rotto il patto di non belligeranza che, per quanto mi riguarda, tiene in piedi questa faccenda degli status, dei social, dell’internet, di tutto. Non si fa. Sono offeso.

Malattie imbarazzanti: il binge viewing

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Questo pezzo è uscito sul N.14 di Link Idee per la televisione, Vizi Capitali. Puoi trovare Link, oltre che in libreria, anche in formato digitale per iPad (qui), per Android (qui) e per Kindle (qui).

Se fossimo in un celebre programma di Rai Uno, a questo punto qualcuno da casa manderebbe un sms del tipo: “Noi che guardavamo Pappa e Ciccia e Il mio amico Ultraman alle tre del pomeriggio e, se dovevamo fare la versione, registravamo la puntata su una videocassetta”. Ah, la nostalgia. Un attimo prima ti lasci blandire dai ricordi, e un attimo dopo ti risvegli con la fronte madida di sudore: come hanno fatto quei ragazzini innocenti a trasformarsi in questi zombie affamati di tv, accumulatori seriali senza scrupoli che non escono mai dalla propria stanza, come degli hikikomori qualsiasi?

“You’re a hoarder!” “No. I’m a collector, and there is a big, big difference” [1].

Le serie tv, a ben guardarle, ci svelano molto sulle persone, sulle loro abitudini e sulle loro improbabili collezioni: giornali del novembre 1986 (Parks and Recreation), cartoni del ristorante cinese (Girls), gattini vivi (2 Broke Girls), scheletri umani (Csi) e, soprattutto, serie tv, come ci ricorda ogni comedy che si nutre di metatesto, da Community in giù.

I quiz in tv e il denaro diventato ologramma

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Questo pezzo è uscito su Link. Idee per la televisione N12 – Insert coin/Game over. Puoi scaricare gratuitamente Link 12 per iPad qui. (Immagine: Nicola Anthony)

Un uomo, un padre di famiglia, corre come un pazzo per la città. Sta partecipando a un gioco televisivo. Deve raggiungere un luogo segreto cercando di sfuggire a cinque cacciatori armati. Se ci riesce, il premio per lui sarà di un milione di dollari. Altrimenti, morirà. Ora è nei pressi di un molo, sta per farcela ma viene raggiunto all’ultimo istante. I cacciatori lo colpiscono a bastonate. Lo uccidono, sotto gli occhi delle telecamere. Game over. Torniamo in studio. Il conduttore, commosso, esprime ammirazione per lo straordinario coraggio dell’uomo. Fa entrare la giovane vedova e le annuncia un inaspettato premio di consolazione: “Guardate questa donna. A causa della disoccupazione e della crisi, lei e i suoi tre figli vivevano nella miseria. Ma ora le cose cambieranno”. Il conduttore sfila dal taschino un assegno da 10.000 dollari e lo sventola verso il pubblico in visibilio. La vedova scoppia a piangere. Di felicità.