Tommaso Besozzi e il giornalismo che non c’è più

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

In un’epoca in cui i giornali sono in crisi e, per molti di essi, si affaccia lo spettro della chiusura, non è forse inutile volgere lo sguardo ai grandi esempi del passato, in particolare a quel giornalismo che negli anni quaranta e cinquanta, sui settimanali ancora di più che sui quotidiani, seppe raccontare un paese che usciva dalla dittatura e dalla guerra, innovando le sue forme e anticipando per certi versi lo stesso boom economico. Nel recentissimo meridiano Scrittori italiani di viaggio, a cura di Luca Clerici, sono raccolti molti di questi esempi e degli autori che hanno dato loro vita. Uno in particolare, tra gli autori antologizzati, merita di essere ricordato: Tommaso Besozzi, firma dell’“Europeo” fuori dagli schemi, scomparso esattamente cinquant’anni fa, nel 1964, e oggi pressoché dimenticato.

Memorie del reduce Arbasino

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Arriva oggi in edicola il numero cinquantaquattro di IL, il magazine del Sole 24 Ore. Pubblichiamo un’intervista di Francesco Pacifico a Alberto Arbasino uscita a novembre 2012 ringraziando l’autore e la testata.

La casa: un ultimo piano dietro via Flaminia Vecchia con due grandi A sulle ante della porta. Sul pianerottolo, scaffali di libri. Dentro, un salotto con un divano a L interminabile, comodo, occupato da libri, sovrastato da lampade fungoidali e da un esercito di Adelphi. Ma il pezzo forte è un corridoio: quadri illustri ai lati, Guttuso e Pasolini soprattutto, a lui dedicati, e come soffitto una combinazione di pannelli in vetro colorato, illuminati come un dancefloor Anni 70 rovesciato, in combinazioni cromatiche – viola giallo blu bianco rosa rosso – da grafico hipster. È del ’30, è il più grande scrittore italiano vivente.

Il nostro bisogno di utopia

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Pubblichiamo un pezzo di Giorgio Fontana uscito su Orwell. (Immagine: Robert and Shana ParkeHarrison.)

di Giorgio Fontana

Nell’ultimo anno, usciti dal caos teatrale del governo Berlusconi e quantomeno fino alle ultime urla di Beppe Grillo, abbiamo visto nascere una critica serrata al populismo, nel nome di una maggiore sobrietà. E questo è senz’altro condivisibile. Il rischio però è di spazzare via anche la necessità di un utopismo sano e ragionevole: la scelta non può ridursi all’imbonimento (o alla menzogna) da un lato, e alla piatta obbedienza al “reale” dall’altro.

Pensate solo a locuzioni come “ce lo chiede l’Europa” o “le esigenze dei mercati”: nel giro di qualche mese sono diventate dispositivi per disinnescare un’intera fetta di riflessione pubblica. Il canone di sobrietà imposto dal governo Monti, in un certo senso, è stato anche un comodo alibi per evitare qualunque discorso di carattere anche vagamente utopico o rivolto a immaginare un futuro più in là di quello prossimo tanto da appiattirsi sulla salvaguardia del solo presente. Conta l’oggi, al limite il domani, mai il dopodomani: vedi anche alla voce “generazione perduta”. E se per Monti questo è lo scopo del suo mandato, è terribile vedere come tale deserto si sia esteso ovunque (a sinistra in particolare).

Se il futuro sono i grillini…

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Riprendiamo questo articolo di Alessandro Leogrande uscito sull’ultimo numero de «Lo straniero» (luglio, n.145), di cui segnaliamo – tra le altre cose – anche una “Lettera da Parma” di Alberto Grossi, l’epistolario tra Andrea Caffi e Nicola Chiaromonte, due lunghe interviste a Luciano Gallino e Walter Siti.

Se si votasse oggi per le elezioni politiche, dice l’ultimo sondaggio Swg pubblicato prima della chiusura di questo numero di “Lo straniero”, il Movimento 5 stelle prenderebbe il 21% dei voti. Un’enormità, dopo il crollo della Prima repubblica. Sarebbe il secondo partito d’Italia, dopo il Partito democratico, fermo al 24%. Il Pdl, sempre secondo il sondaggio Swg, sarebbe in caduta libera, intorno al 15% dei voti. Tutti gli altri (Udc, Lega, Idv, Sel) si aggirerebbero tra il 5 e il 6%. I sondaggi sono sondaggi: vanno presi con le pinze, soprattutto a molti mesi di distanza dalle elezioni reali. Tuttavia quello che si va delineando è molto più di un terremoto politico. Si tratta di una vera e propria frattura del corso costituzionale.

Il senso della Storia per Nicola Chiaromonte – da Lev Tolstoj a Simone Weil

Esce oggi in edicola e nelle migliori librerie il numero di agosto della rivista Lo Straniero, che questo mese contiene un’ampia sezione, con approfondimenti di vari autori, sulla figura umana e politica del filosofo intellettuale Nicola Chiaromonte (1905-1972). Noi pubblichiamo l’intervento di Nicola Lagioia.