Luci e ombre sul patrimonio culturale

kabul

Questo articolo è uscito sul Corriere del Mezzogiorno. Segnaliamo che mercoledì 7 maggio Tomaso Montanari sarà ospite di Concita De Gregorio a Pane quotidiano (Rai Tre) per presentare Istruzioni per l’uso del futuro e giovedì 8 sarà al Salone del Libro di Torino per partecipare all’incontro Per una nuova stagione dei beni culturali insieme a Dario Franceschini eSalvatore Settis.

All’entrata del Museo di Kabul una targa rudimentale ricorda:«A Nation stays alive, when its Culture stays alive». Un Paese resta in vita, finché resta in vita la sua cultura. Un’affermazione straordinaria perché avanzata, caparbiamente, nel fuoco dell’inferno afgano. Un’affermazione che ricorda la risposta che Winston Churchill avrebbe dato – durante la guerra – a coloro che gli chiedevano di estinguere le sovvenzioni pubbliche alle arti per concentrare quei soldi sull’esercito: «E allora per che cosa stiamo combattendo?».

E l’Italia di oggi, come risponde? Al solito, in modo contraddittorio: alternando drammatiche incomprensioni a esemplari rinascite. E non dispiace poter notare che alcune di queste ultime arrivano dal Mezzogiorno.

Non si muove una foglia

di Antonio Pascale

Domanda: ci sono elementi che potrebbero indicare uno stato di sofferenza del clan dei casalesi? Maurizio Avallone, capo della DIA di Napoli, durante una conferenza, ha rivelato il contenuto di alcune intercettazioni. Da un po’ di tempo i camorristi si lamentano: non ci sono soldi per la benzina, né per pagare gli stipendi. Siano di fronte, dunque, a una crisi economica di così vasta portata che sia i camorristi sia le forze dell’ordine si lamentano delle stesse cose?