“L’animale notturno” di Andrea Piva

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

“Ricordo con precisione il momento in cui ho deciso di diventare ricco”.

Comincia così, con un incipit inusuale per la scena letteraria italiana “L’animale notturno”, ultimo romanzo di Andrea Piva. Ad atmosfere notturne Piva ci aveva del resto abituati sin dal suo esordio come sceneggiatore con “Lacapagira”, film ambientato nella sala giochi di una Bari non distante dalla Palermo di Ciprì e Maresco, o dalle nere metropoli disegnate da grandi sudamericani come José Muñoz o Alberto Breccia. Segue un primo romanzo, “Apocalisse da camera”, in cui viene messa alla berlina quella macchina celibe gonfia di boria e sgonfia di risorse che spesso è l’università italiana. Ma è ora, con questo libro, che Piva segna il primo importante momento di maturità come scrittore, spingendo la sua prosa di precisione, caustica e beffarda, nel ventre molle di un paese allo sbando, ossessionato dall’ansia di “svoltare” quanto meno ci sono occasioni per farlo.

Piva trasferisce la scena a Roma, e ci mette sulle tracce di Vittorio Ferragamo, sceneggiatore calabrese trasferitosi nella capitale per fare fortuna nel cinema. A causa di un mix letale (eccesso di intelligenza e “carattere di merda”, vizi che il nostro coltiva in un ambiente sempre più squallido senza avere il potere per permettersi entrambi) Vittorio finisce presto tra le file degli indesiderati, alieno alle simpatie di registi e produttori.

Carne da canone

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(fonte immagine)

di Luigi Loi

L’occidentale credeva ingenuamente che le opere d’arte belle fossero anche le più importanti. Abbiamo collocato Bach, Mozart, i Beatles al centro di questa geografia dell’importanza. Peccato che la storia prima o poi metta tutti in imbarazzo. Nel loro tour in Italia del 1965 i Beatles furono accompagnati da Peppino di Capri. Dopo più di 50 anni l’aneddoto ci fa sorridere perché dimentichiamo una cosa: il bello in termini assoluti non esiste, il bello ha sempre un contesto e una storicità. I Beatles hanno influenzato tutte le successive generazioni di musicisti, oggi sono belli e imprescindibili. Nel 1965 anche Peppino di Capri evidentemente lo era.

Insomma, quello che accade in musica accade in letteratura, perché anche qui dove sta il bello nessuno più osa dirlo con certezza. Se venisse lanciato un nuovo programma Voyager, cosa decideremmo di mettere dentro la piccola libreria italiana per extraterrestri?

Una conversazione con Jonathan Safran Foer sull’11 settembre

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Ho incontrato Jonathan Safran Foer a Milano. Abbiamo fatto una lunga conversazione su come il contesto in cui abbiamo vissuto negli ultimi 15 anni ha influito su chi racconta storie attraverso il cinema e la letteratura. Dal terrorismo ai media alla guerra alle religioni alle disparità economiche. La conversazione è stata pubblicata su “La Repubblica”. Questa è la sua […]

Condominio Italia: la lite sul Salone del Libro

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica di Nicola Lagioia Con la decisione dell’Aie di spostare a Milano il Salone del libro, persino il mondo dell’editoria dimostra come l’Italia sia ancora il paese dei comuni, divisa su tutto, incapace di elaborare una politica unitaria in un settore tanto importante quanto fragile come la promozione della […]

L’Outsider di Colin Wilson

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Questo pezzo è uscito su Repubblica.

Nell’inverno del 1954, uno scrittore inglese di ventitré anni, solo e squattrinato, concepì il libro che lo avrebbe reso celebre. Il suo nome era Colin Wilson, si era trasferito a Londra da Leicester, e dopo aver passato le notti estive in sacco a pelo a Hampstead Heat per risparmiare, coi primi freddi aveva trovato rifugio nella sala lettura del British Museum.

Qui scriveva romanzi incapaci di sollevarlo dalla condizione di indigenza in cui si era ficcato. Era una vita dura. Ma era anche una vita avventurosa. Gli si farebbe torto dicendo che Wilson venerava i grandi irregolari vissuti tra Otto e Novecento come Emma Bovary i personaggi dei romanzi d’appendice. Ma solo un angry young man convinto di trarre ispirazione dagli eroi estremi di Knut Hamsun poteva ritrovarsi, il giorno di Natale, a smangiucchiare pomodori in scatola in un’umida stanzetta di Brockley (sud di Londra), senz’altra compagnia che se stesso e il cuore in pace.

Uomini e cinghiali: una conversazione tra Goffredo Fofi e Giordano Meacci

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Pubblichiamo una conversazione tra Goffredo Fofi e Giordano Meacci apparsa sul numero di maggio della rivista Lo Straniero. Oggi, venerdì 3 giugno, Giordano Meacci, candidato al Premio Strega con Il Cinghiale che uccise Liberty Valance, è ospite della Repubblica delle Idee in una conversazione con Nicola Lagioia sul tema L’amore in cinghialese. L’incontro è alle 23 allo Spazio D del museo Maxxi di Roma: ingresso libero fino a esaurimento posti. Si può prenotare un posto online qui.

di Goffredo Fofi

Il romanzo di Giordano Meacci Il Cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax) è, insieme a quello di Simona Vinci di cui si dice in altra parte della rivista, uno dei rari italiani belli e profondi di questa stagione. Sempre per minimum Meacci ha pubblicato da poco una raccolta di scritti “pedagogici” che parte da Pasolini professore, mentre uno dei bei film recenti, Non essere cattivo, porta il suo nome tra i principali collaboratori del compianto Claudio Caligari. Ma è il romanzo, credo, la sua opera più personale e più pensata, più ambiziosa.

Le straordinarie avventure di Andrea Pazienza

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Tra qualche giorno Andrea Pazienza avrebbe compiuto sessant’anni: era nato a nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, ci ha lasciato il 16 giugno 1988. Di seguito pubblichiamo la prefazione di Nicola Lagioia a Le straordinarie avventure di Penthotal, il primo volume della nuova collana curata da Repubblica/Fandango che sarà in edicola a partire da domani (fonte immagine).

Così, a un certo punto, Pentothal parte alla volta di Napoli.

“Alle mie spalle, a meno di un giorno di cammino, erano i cavalieri di Federico, lanciati alla conquista delle Terre di Mare. Importante per me era arrivare a Napoli prima di loro, altrimenti mi sarebbe stato difficile trovare Luigi nella confusione della battaglia”.

Per anni, per più di un decennio, e purtroppo ancora oggi, non mi riesce mai di andare a Napoli senza vedermi a bordo di un’automobile decappottabile anni Venti, in marcia verso un’enorme cinta muraria ricostruita come quella di un’antica città mediorientale disegnata da Moebius (Ninive o Damasco o Babilonia), dove ho un appuntamento con un tizio di nome Luigi, il quale mi porta a casa di Vittoria, questa bellissima svedese con cui ci ritroviamo di notte completamente nudi a guardare il cielo stellato sul lungomare Nazario Sauro dopo esserci fumati due bei cannoni di libanese bauxitico.

Antigone e gli scrittori dégagé

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Pubblichiamo di seguito un intervento di Valeria Parrella in risposta a un articolo di Paolo Di Paolo. Entrambi i pezzi sono usciti sull’Espresso, assieme a quelli di altri scrittori. Ringraziamo la testata e l’autrice (nell’immagine: morte di Hotspur).

di Valeria Parrella

“Se viviamo è per marciare sulla testa dei re” fa dire Shakespeare a Hotspur nell’Enrico IV. È così  il Bardo: un intellettuale impegnato, al punto che la sua vis politica, traghettata dentro le opere, sale ancora sui nostri palcoscenici a dirci cosa appartiene all’uomo (quando egli è un Uomo).

Tiresia, nell’Antigone di Sofocle, mette in guardia Creonte dalla hỳbris, dalla tracotanza del tiranno di sapere cosa è giusto o meno fare non “per” i cittadini, ma “dei” cittadini, per esempio del loro corpo. Anche Sofocle era dunque un intellettuale engagé e usava lo stesso sistema di Shakespeare: faceva parlare i personaggi. Torno al 400 avanti Cristo e me ne vado a spasso per la letteratura europea – ma ha davvero un tempo e una latitudine, la letteratura? – per ragionare su quello che Paolo Di Paolo ha sostenuto la settimana scorsa su l’Espresso, in un articolo vibrante di passione.

Un reportage sull’omicidio di Luca Varani

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

In una città allo sbando, nessuno accetta il ruolo che i fatti gli cuciono addosso. C’è un gay che vorrebbe diventare donna, il suo amante che ribadisce la propria eterosessualità, il padre del primo che si considera un modello e quello del secondo che parla in tv definendo “modello” il proprio figlio nonostante i due ragazzi siano rei confessi dell’omicidio più raccapricciante degli ultimi anni. Omicidio di cui per strada, in casa, negli uffici tutti parliamo rifiutando l’idea che una parte di quell’orrore ricada su di noi.

Dal decimo piano del palazzone in via Igino Giordani n.2, si vede la periferia di Roma est. Non ci sono finestre.Per evitare che qualcuno si sporga rischiando di precipitare per cinquanta metri, c’è una mezzaluna di listoni di metallo aperta sull’esterno. Tra le grate passa l’ultimo vento invernale: entra impetuoso nel pianerottolo e si disperde vorticando per le scale.

Il gatto ai confini dell’universo: considerazioni sulla letteratura

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Che lingua fa? è il titolo della sezione principale dell’ultimo numero di Nuovi Argomenti, in uscita il 1 marzo. Curata da Giuseppe Antonelli, la sezione è dedicata alla lingua italiana: linguisti, poeti, scrittori, critici letterari affrontano il tema. A me è stato chiesto di riflettere sulla forma romanzo. Non ho mai pensato che nei romanzi la lingua […]