Critica della critica letteraria

Lotsofbooks

Questo pezzo è uscito su Europa.

Qualche mese fa sono andato a Urbino alla prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale, inventato da Giorgio Zanchini. Due giorni di dibattiti interessanti in cui si è (ovviamente) detto che il giornalismo sta mutando e in modo paradigmatico, che non c’entra solo la rete ma il sistema con cui produciamo e consumiamo informazione, e (meno ovviamente) che di fronte alla sesquipedale possibilità di accesso alle news, tutto il giornalismo si sta trasformando in giornalismo culturale: ossia non solo resoconto ma interpretazione di ciò che accade nel mondo. Non è giornalismo culturale per esempio quello che troviamo su uno dei pochi attori dell’informazione che non è vittima della crisi come Internazionale? Non è giornalismo culturale quello che fanno le nuove testate on line tipo Il Post Linkiesta?

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.

El especialista de Barcelona

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Questo pezzo è uscito su Lo Straniero. (Fonte immagine)

Sarà vero che “i grandi romanzi autobiografici… ‘oh, un’ultima didascalia, mia adorata foglia tra ancora un po’ di vita e il tempo che fu’… mica si fanno parlando di sé!”, ma l’io narrante che conversa con una foglia di platano sopra una sedia di ferro della Rambla con proprietà taumaturgiche (ti ci siedi, e alla chiarezza di pensiero aggiungi la temporanea soluzione dei tuoi problemi di vescica) è tanto simile all’autore di questo El especialista de Barcelona da far pensare che l’Aldo Busi che li contiene entrambi trascorra le 368 pagine del libro a domare contraddizioni dell’ego a lui ben note ma poi dimenticate ad arte per fronteggiarle nuovamente – giacché siamo in Spagna – nelle vesti di donchisciottesche apparizioni.

Speciale Walter Siti – prima parte

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Ieri sera Walter Siti ha vinto il Premio Strega con Resistere non serve a niente (Rizzoli). Dedichiamo la giornata a uno speciale sullo scrittore, iniziando da una recensione di Nicola Lagioia su Troppi paradisi uscita nel 2006 sulla rivista Lo straniero.

Italia, televisione, mutazione: un grande romanzo di Walter Siti

Troppi paradisi di Walter Siti è uscito da Einaudi in periodo semiclandestino (limitatamente all’economia editoriale, luglio è tra i mesi più crudeli…) ed è imprevedibilmente balzato agli onori delle cronache per ragioni miserevolmente prevedibili: nel libro si parla del basso impero televisivo targato Rai e Mediaset ed è recente lo scoppio di vallettopoli. Ma questo, probabilmente uno dei più interessanti romanzi italiani degli ultimi anni, è grazie al cielo irriducibile al sottogenere giornalistico del “caso editoriale”. Chi è stato attratto in particolar modo dall’onomastica vip (nomi e cognomi di produttori, presentatori, tronisti e starlette spietatamente intercambiabili) lo ha fatto per opportunità di redazione o per difficoltà di messa a fuoco: lo specchio per le allodole non rifletteva questa volta un ologramma ma l’ombra di ciò che è destinato a resistere al tempo.

Niente da ridere

Crozza-Elsa-Fornero

Questo pezzo è uscito su Lo Straniero.

Gianni Letta ride. Ignazio La Russa sogghigna. Walter Veltroni sorride. Renata Polverini manca poco che crolli dalla sedia scompisciandosi dalle risate. Stefano Fassina ride. Debora Serracchiani (appena eletta presidente del Friuli Venezia Giulia) letteralmente gongola. Laura Puppato e Maurizio Lupi, divisi cioè uniti dall’effetto split screen, mostrano i denti e aprono le bocche quel tanto che basta alla risata per scoprire un indizio di palato. Bobo Maroni ride. Oscar Giannino ride mettendo in bocca la falange dell’indice della mano destra. Luigi de Magistris sorride e abbassa gli occhi, poi li alza a favore di telecamera e ride, ride forte. Giorgia Meloni, nella cattiva imitazione di una scena da commedia, ride di gola e porta la testa in basso e poi la rialza di scatto facendo ondeggiare i capelli. Pierferdinando Casini singhiozza, annega nell’ilarità. Anna Finocchiaro è quasi morta dalle risate, ride fino alle lacrime. Mara Carfagna ammicca risentita, quindi sorride. Rosy Bindi ride. Mauro Bersani ride. Matteo Renzi ride.

La nostra distopia culturale

ettore scola-c'eravamo tanto amati (1974)

Questo articolo è uscito sul n. 26 di alfabeta2.

L’immaginario italiano come spazio concentrazionario

Nel 1961, Kurt Vonnegut pubblicò quello che è ancora oggi uno dei migliori racconti distopici di sempre. Harrison Bergeron tratteggia in poche, dense pagine una società paralizzata (in un’America “senza tempo”), in cui viene tecnicamente impedito a tutti di pensare: la gente guarda orribili e inutili programmi in tv, e per quelli un pochino più intelligenti l’Handicapper General – che tutto vigila e controlla attraverso i suoi agenti – ha predisposto un dispositivo radiofonico nelle orecchie, che a intervalli regolari trasmette allarmi, campane, esplosioni che impediscono a persone come George, il padre di Harrison, di “trarre un indebito vantaggio dal proprio cervello”. Il presupposto è che la cultura sia intrinsecamente pericolosa, dal momento che esaspera le contraddizioni invece di comporle e impedisce il conseguimento di un’agghiacciante “uguaglianza”, basata sullo spegnimento delle funzioni intellettuali e critiche. Sulla stupidità programmata.

La Grande Bellezza: un piccolo Gatsby

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Se avete voglia di spendere 10 euro e 50 per assistere a un videogioco di due ore e mezza che avete visto cento volte gratis quando, vagando in rete, avete cliccato per sbaglio sul banner di Prada o di Sotheby’s Realty (immobili di pregio), potete seguire il mio esempio e andarvi a vedere la versione in 3D del Grande Gatsby firmata da Baz Luhrmann.

Se invece una simile esperienza di ascesi per principianti (a un quarto d’ora dall’inizio del film starete già pensando a tutto ciò che non accade sullo schermo) volete viverla per soli sei euro il mercoledì sera, potete fare sempre come me e dedicare la vostra delusione settimanale alla Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.

Venezia 70

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Il 28 agosto (fino al 7 settembre) si aprirà la settantesima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Quest’anno, per il lavoro di selezione, il direttore della Mostra Alberto Barbera si avvale di Giulia D’Agnolo Vallan, Bruno Fornara, Mauro Gervasini, Oscar Iarussi, Marina Sanna, e anche del nostro Nicola Lagioia. minima&moralia dà l’in bocca al lupo al direttore e agli altri selezionatori. Quali saranno i film in concorso nelle varie sezioni sarà noto, come di solito, probabilmente a fine luglio. Ma intanto la Mostra sta cominciando a scoprire le sue carte. Il Leone d’Oro alla carriera andrà per esempio a William Friedkin, il regista de Il braccio violento della legge, Vivere e morire a Los Angeles, L’Esorcista, Killer Joe. “Friedkin”, si legge nel comunicato, “ha contribuito, in maniera rilevante e non sempre riconosciuta nella sua portata rivoluzionaria, a quel profondo rinnovamento del cinema americano, genericamente registrato dalle cronache dell’epoca come la Nuova Hollywood”. Ma la Mostra ha scelto anche il presidente di giuria del concorso. Si tratta di Bernardo Bertolucci.

Bellas Mariposas

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A chiunque viva o si trovi a Roma consiglio di andare a vedere Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo romanzo di Sergio Atzeni. A fronte di una vicenda distributiva che sfiora i cieli del demenziale tenuto conto della sua qualità, il film  inizia per così dire oggi (9 maggio, all’Alcazar) il suo percorso più o meno regolare nell’accidentata capitale. Da oggi sarà possibile vederlo anche a La Spezia, a Savona dall’11 maggio. A Milano (omonima di una grande città capace di trattenere il meglio intra moenia), in occasione della festa del cinema, Bellas Mariposas sarà programmato all’Apollo per la sola giornata del 15 ma a partire dalle 13.00. Ininterrottamente, fino a sera.

Christian Raimo e Nicola Lagioia al Festival del Giornalismo Culturale di Urbino

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Oggi e domani (3 e 4 maggio), a cura di Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini, si tiene a Urbino la prima edizione del Festival del Giornalismo Culturale. Due giorni di lezioni, dibattiti e confronti in cui giornalisti, scrittori e accademici saranno chiamati a discutere di informazione e cultura.
Si parlerà del rapporto tra l’informazione mainstream e web, del giornalismo culturale italiano e di quello internazionale, dell’importanza degli inserti culturali.