Speciale Santarcangelo 14: fare un festival oggi

Immagine del Festival_disegno di Marco Smacchia

Concludiamo il nostro speciale su Santarcangelo 2014 con un intervento di Lorenzo Donati e Nicola Ruganti apparso sul Giornale del festival all’interno del Corriere di Romagna. Qui le altre puntate. L’immagine del festival è di Marco Smacchia.

Fare un festival ieri e oggi, innescare le contraddizioni domani

di Lorenzo Donati e Nicola Ruganti

Il teatro è organismo complesso, lo immaginiamo in salute quando i suoi discorsi sono contemporanei ai problemi della società. Oggi il teatro è immerso nella fatica: riconosce la società e le sue crisi, ma non è riconosciuto. Il mondo fuori pensa ad altro, si diverte chiacchiera balla oppure riflette e dibatte. Il teatro non c’è quasi mai, se non nella formaldeide del tradizionalismo o nelle “classi” di recitazione televisive. Una discussione sui festival che non tenga conto di tali premesse risulterebbe inefficace, o produrrebbe foto di gruppo utili solo per autolegittimarsi.

Speciale Santarcangelo 14: “Art you lost?” e “La imaginación del futuro”

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Continua l’approfondimento da Santarcangelo 14:  questo articolo è uscito sul Giornale del Festival all’interno del Corriere di Romagna

Un approfondimento su due opere molto interessanti attraversate da memorie personali, dalla storia e dalla politica. Art you lost? è una grande installazione interattiva articolata in un racconto biografico collettivo restituito in forma di creazione artistica con materiali e tracce consegnati dagli spettatori nella preparazione organizzata durante il Santarcangelo 13. Un lavoro che è stato creato collettivamente da lacasadargilla, Muta Imago, Luca Brinchi e Roberta Zanardo (Santasangre), Matteo Angius. La imaginación del futuro della compagnia cilena La Re-sentida, una rielaborazione sfacciata e impudente della storiografia su Salvador Allende e il colpo di Stato cileno basata sulla cruciale domanda: che cosa sarebbe successo se… Un gruppo di ministri tenta di salvare il governo ma come? Sarebbe stato possibile evitare diciassette anni di dittatura? Lo spettacolo è un tentativo di riflessione e di reinterpretazione della violenta storia politica del Cile.

La imaginación del futuro ha debuttato a Santiago a Mil nel gennaio 2014 e dopo Santarcangelo verrà presentato al Festival di Avignone.

Art you lost? è una prima assoluta, si può visitare a Santarcangelo alla Scuola Elementare Pascucci da giovedì 10 a domenica 20, dalle 21.30 alle 00.30.

La vanità inizia a scavare il buco. Intervista a Gipi

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Questa intervista è uscita sull’ultimo numero della rivista Lo Straniero.

Nel 2008 era uscito La mia vita disegnata male, poi negli anni successivi il mio editore aveva pubblicato delle raccolte che non considero libri veramente miei. Per me il libro è un processo preciso di scrittura, di coinvolgimento. Questo ha dato l’idea che fossero due anni che non facevo libri a fumetti, ma in realtà quando ho fatto Unastoria gli anni trascorsi erano addirittura cinque. Pian piano mi stavo convincendo che quella parte fosse proprio finita, che il disegno fosse andato via. Continuavo a fare illustrazioni per Repubblica, tra l’altro tecnicamente molto ostentate, però, visto che poi gli uomini si abituano a cose molto peggiori di questa, mi ero abituato anche all’idea che in sostanza non fossi più un fumettista. Poi è arrivato il cinema e mi sono detto “Sai cos’era? Era una strada che mi portava a fare il cinema”, ma in realtà le sensazioni di soddisfazione e di sicurezza che provo lavorando a una storia a fumetti con il cinema non ci sono.

Speciale Santarcangelo ’13 – Tra la scena e la politica

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La politica irrompe a Santarcangelo 13 con due tra gli spettacoli che più hanno interessato e fatto discutere il pubblico. In un caso il regista lettone Valters Sīlis affronta, con LEĢIONĀRI le ferite aperte da una storia di estradizione tra i paesi baltici e l’Unione Sovietica e risuonano, a sorpresa, eco inquietanti con l’attuale scandalo italo-kazako. Nell’altro Teatro Sotterraneo raccoglie la necessaria sfida della cattiveria facendo precipitare nel primo studio BE NORMAL! le domande e i dubbi su questo presente. Dalle questioni dell’est all’impasse italiana si osserva un teatro vispo e presente.

Si intercettano e arrivano con grande potenza i segnali dell’assestamento post sovietico. Non è per niente un caso che un regista lettone, Valters Silis, metta in scena a Santarcangelo •13 la rielaborazione di una ferita dell’orgoglio nazionale, la decisione del parlamento svedese nel 1946 di estradare 168 legionari baltici su richiesta dell’Unione Sovietica.

I soldati – con il ritorno dell’Unione Sovietica in Lettonia, Estonia e Lituania, dopo l’invasione nazista dell’“Operazione Barbarossa” – furono rimpatriati: fino alla morte di Stalin le repressioni delle spinte indipendentiste e le deportazioni in Siberia furono attuate con estrema durezza.

Legionnaries viene definito in scena dai due personaggi Karlis e Calle un lavoro di teatro post-drammatico: «Can you imagine that? Potete immaginare che dietro alle bandiere della Germania nazista, dell’Unione Sovietica, della Svezia e della Lettonia – che occupano quasi tutto il fondale – ci sia la Seconda guerra mondiale?»

Speciale Santarcangelo 13 – Intervista a Leonardo Di Costanzo

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Si sta svolgendo in questi giorni Santarcangelo 13, festival internazionale del teatro in piazza: iniziamo a raccontarvelo con alcuni articoli che usciranno nei prossimi giorni. Invitiamo i lettori di minima&moralia che ne abbiano la possibilità a raggiungere Santarcangelo di Romagna per vedere spettacoli di teatro italiani e stranieri in uno dei maggiori festival europei di teatro di ricerca. “L’intervallo” di Leonardo Di Costanzo – uno dei film italiani più importanti dell’anno e purtroppo poco visto per colpa di un meccanismo distributivo incapace di recepire le opere di valore e allo stesso modo sfacciatamente ottuso nel privarne lo spettatore  – ha vinto da poco il David di Donatello per la migliore opera prima e lo scorso 13 luglio, durante il Festival di Santarcangelo, ha ricevuto il premio “Lo straniero” dal direttore della rivista Goffredo Fofi. Pubblichiamo una recensione del film e un’intervista al regista.

La giornata de “L’intervallo” si apre con un’inquadratura fissa di Napoli all’alba, sullo sfondo il Centro Direzionale. Non ci sono il Vesuvio o le Vele di Scampia: già da quella prima visione, che sarà la stessa dell’ultima scena, ma a notte fatta, non c’è l’intenzione di “vendere” Napoli, come di frequente succede quando ci si accorge che la morbosità dello spettatore preferisce indulgere sui morti ammazzati o sulle storie del Sistema camorrista.

Leonardo Di Costanzo, dopo anni da documentarista, si cimenta nella regia della prima opera di finzione, che ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente e il Premio Lo straniero, assegnato durante il Festival di Santarcangelo da Goffredo Fofi.

Salvatore è un ragazzo che vende granite; una mattina, mentre sta uscendo con il carretto, viene bloccato da un uomo in scooter che lo chiude dentro a un luogo abbandonato – l’ex ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi” – e che gli affida il compito non far scappare Veronica, una ragazza che Bernardino, boss del quartiere, vuole incontrare la sera, dopo la segregazione. Salvatore è estraneo alle vicende del Sistema, ma rivuole il suo carretto, e suo malgrado rimane costretto nel ruolo del carceriere.

La cronaca è meglio della storia

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Riprendiamo il commento di Annalisa Villa, rappresentante degli studenti del Liceo Mamiani di Roma, uscito su Gli Asini, sullo “sciopero generale transnazionale” del 14 novembre. Con un corsivo di Nicola Ruganti

C’è un’Italia che si allea con l’Europa della crisi e dell’esasperazione. Le grandi città si parlano e un gran numero di ragazzi che ci abitano sono in grado di rispondere alla domanda “cosa sta succedendo?”. Che il paese non fosse amalgamato e che le fratture fossero generazionali ce ne eravamo accorti. Quello che sta emergendo è anche una spaccatura trasversale interna ai blocchi generazionali, se si ripercorrono all’indietro i passaggi delle battaglie degli studenti da oggi fino al 2008 allontanandosi dalle grandi città si assiste a una diminuzione dei livelli di consapevolezza. Mentre le ragioni della rabbia giovane trovano ogni giorno un motivo in più per essere manifestate, l’Italia che non è cosmopolita, quella delle città-paesone, si sta perdendo e gli studenti perdono il contatto con il “centro”.

La pratica viene prima della teoria

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Pubblichiamo un’intervista di Nicola Ruganti e Nicola Villa, uscita sul numero 11 della rivista Gli Asini, a Sandro Bonvissuto. (Immagine: Paul Klee.)

di Sandro Bonvissuto

incontro con Nicola Ruganti e Nicola Villa

 Il sintagma perfetto

La mia regola, una regola che vale, del resto, per tutte le cose della vita, è questa: togliere invece che aggiungere. Da un punto di vista stilistico perseguo proprio la sottrazione e non mi stancherò mai di ripeterlo, perché il sintagma perfetto è il massimo del senso e il minimo delle parole necessarie a esprimerlo. Non credo serva accumulare nella scrittura, poiché la forza dell’autore è quella di cogliere un pensiero in modo dritto, giusto e asciutto, il resto è un’arcadia. La sfida di questo mio Dentro è stata riuscire a consegnare un’opera che rispettasse questa regola del “togliere”.

Filomena ci racconta il BilBOlbul

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Durante il festival del fumetto BilBOlbul, che si è chiuso domenica scorsa, tre associazioni da sempre attente alla ricerca di nuovi linguaggi nelle forme dell’arte contemporanea, Altre VelocitàInuit e nevrosi, si sono messe insieme e hanno elaborato una rivista, «Filomena», che ha scandito i giorni del festival offrendo una cronaca degli eventi e provando anche a porsi come osservatorio critico sull’opera degli artisti in mostra. Pubblichiamo stamattina l’editoriale della rivista e un articolo di Nicola Ruganti sul lavoro di Isabel Kreitz, fumettista tedesca in mostra a Bologna. 

Editoriale

a cura di Altre Velocità e nevrosi

Patologie di Zachar Prilepin

In occasione del festival pistoiese Arca Puccini (info dettagliate e programma), proponiamo una recensione inedita del romanzo Patologie di Zachar Prilepin del quale è appena uscito per Voland San’kja.

Pillole da Santarcangelo 41

A circa quattrocento chilometri di distanza dal teatro Valle occupato, a cui ultimamente questo blog ha dato parecchio spazio, in un piccolo ma animatissimo paesino dell’entroterra Romagnolo, si svolge in questi giorni lo storico Festival dei Teatri di Santarcangelo, quest’anno giunto alla sua quarantunesima edizione e il cui coordinamento è affidato alla compagnia del Teatro delle Albe. Per scoprire di che si tratta e quali sono gli spettacoli in programma per il prossimo fine settimana vi invitiamo a visitare il sito internet.