Il Tiatru di Nino De Vita, ovvero il raccontare come dimensione suprema dell’esistere

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Da sempre, la poesia di Nino De Vita ama raccontare delle storie. Di più, è una poesia che trova nel raccontare, ancor più che nell’accadere, la dimensione suprema dell’esistere. Le cose hanno una propria misura non nel momento in cui avvengono, ma quando trovano voce nel canto che le racconta. Sono fatti reali, ma anche eventi mitici, che si innestano nella realtà con naturalezza, imponendosi sulla concretezza della storia con l’autorità di un dato di fatto.

Sulità, la materia oscura nella poesia di Nino De Vita

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Come nell’epica antica, la poesia di Nino De Vita racconta principalmente delle storie. Non si tratta però di imprese leggendarie compiute dagli eroi o dalle divinità, ma delle vicende minuscole della gente comune, episodi tratti dalla quotidianità dei poveri e dei dimenticati: un’epopea degli ultimi che descrive la normalità degli individui, la loro debolezza, il loro disagio nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni. De Vita si accosta a questa materia per approssimazioni successive, tramite una poesia centripeta e avvolgente,che gira intorno alle cose e le evoca senza rivelarle, le suggerisce senza mostrarle per intero.

La narrazione poetica di Nino De Vita

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Esistono delle storie che, appena le leggi, capisci subito che sono importanti; e tuttavia ti accorgi che non lo sono per i fatti che raccontano, per i dettagli che rivelano, ma per le cose che nascondono, quelle di cui non è possibile parlare. Sono, in un certo senso, narrazioni centripete, che non procedono in maniera lineare, ma in modo concentrico e in cui gli elementi che rimangono nascosti fino alla fine riflettono sulle cose un’ombra che ne manifesta l’importanza senza svelarne l’aspetto.

A ccanciuri Maria, di Nino De Vita, è uno di questi libri. De Vita racconta – nel suo bel dialetto siciliano con testo italiano a fronte – la storia di un matrimonio sbagliato. Lo sposo, dopo essere stato rifiutato dalla famiglia di Maria, la sua innamorata, decide di rapire la ragazza e organizza la classica fuitina. Ma la sera in cui insieme al cognato si presenta a casa sua per portarsela via, al posto suo trova la sorella Margherita, e rapisce lei. Il rapimento, ovvero l’episodio centrale del poemetto, viene narrato solo alla fine del libro.