La contrada di pietre e di spine

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(Immagine: Julien Coquentin.)

Spesso ce ne dimentichiamo, ma la morale non è un’esclusiva del bene. Anche il male può avere una sua etica. A volte, infatti, esso basa su dei principi rigorosi le fondamenta delle sue trame, e tali principi possono essere connotati da una sacralità pari, se non superiore, a quella che caratterizza le scelte incardinate negli argini virtuosi della rettitudine. Non è possibile comprendere i meccanismi che regolano le dinamiche della malavita se essa viene intesa solamente come un sistema per perseguire degli interessi a spese della società civile. Il male non è la negazione del bene, non nasce per opposizione a esso, ma si sviluppa seguendo dei criteri per molti versi simili a quelli del bene. Anche il male possiede una sua metafisica, e stabilisce un assoluto da cui discendono come conseguenza dei valori trascendenti. Non è un caso che il termine calabrese «’ndrangheta» derivi dal greco andrágathos, «uomo valoroso»: il valore non ha mai un significato assoluto, ma necessita sempre di un contesto di riferimento.