Speciale Santarcangelo ’13 – Tra la scena e la politica

teatrosotterraneo

La politica irrompe a Santarcangelo 13 con due tra gli spettacoli che più hanno interessato e fatto discutere il pubblico. In un caso il regista lettone Valters Sīlis affronta, con LEĢIONĀRI le ferite aperte da una storia di estradizione tra i paesi baltici e l’Unione Sovietica e risuonano, a sorpresa, eco inquietanti con l’attuale scandalo italo-kazako. Nell’altro Teatro Sotterraneo raccoglie la necessaria sfida della cattiveria facendo precipitare nel primo studio BE NORMAL! le domande e i dubbi su questo presente. Dalle questioni dell’est all’impasse italiana si osserva un teatro vispo e presente.

Si intercettano e arrivano con grande potenza i segnali dell’assestamento post sovietico. Non è per niente un caso che un regista lettone, Valters Silis, metta in scena a Santarcangelo •13 la rielaborazione di una ferita dell’orgoglio nazionale, la decisione del parlamento svedese nel 1946 di estradare 168 legionari baltici su richiesta dell’Unione Sovietica.

I soldati – con il ritorno dell’Unione Sovietica in Lettonia, Estonia e Lituania, dopo l’invasione nazista dell’“Operazione Barbarossa” – furono rimpatriati: fino alla morte di Stalin le repressioni delle spinte indipendentiste e le deportazioni in Siberia furono attuate con estrema durezza.

Legionnaries viene definito in scena dai due personaggi Karlis e Calle un lavoro di teatro post-drammatico: «Can you imagine that? Potete immaginare che dietro alle bandiere della Germania nazista, dell’Unione Sovietica, della Svezia e della Lettonia – che occupano quasi tutto il fondale – ci sia la Seconda guerra mondiale?»