La straniera, i sassi e il lockdown: intervista a Claudia Durastanti

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A lockdown alleggerito incontro Claudia Durastanti a Trastevere, in un sabato pomeriggio di autentica primavera romana. Nonostante l’assenza di turisti e struscio, i due fattori che normalmente riempiono all’inverosimile le stradine del quartiere, e malgrado la chiusura dei locali tra cui il venerabile bar San Calisto – la cosa che più di tutte in effetti ci sorprende e intristisce – tutta quest’atmosfera da distopia, in realtà, non si sente. Roma sembra avere questa capacità di normalizzare, di neutralizzare, di contenere – così come d’altronde in altri momenti sa drammatizzare, estremizzare. Ed è quindi persino con una certa naturalezza che muniti di mascherine d’ordinanza scegliamo due portoncini adiacenti e a debita distanza di sicurezza ci sistemiamo sui rispettivi gradini d’ingresso; dopodiché, piazzo sui sampietrini un giornale con il registratore sopra, e iniziamo a chiacchierare. A un certo punto un freak del quartiere ci interrompe, attacca un bottone su chi siamo e cosa stiamo facendo, si informa sui libri scritti da Claudia, ci lascia il suo account Instagram, bisticcia con un altro tizio a ridosso di una fontana e poi va via salutandoci con ampie cerimonie e promesse.

Dal cuore del miracolo. “Brevemente risplendiamo sulla terra” di Ocean Vuong

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«Una migrazione può essere innescata dal taglio di un raggio di sole che indica un cambio di stagione o di temperatura, di stadio nella vita vegetale o di assenza di scorte di cibo. Le femmine della farfalla monarca depongono le uova rosse durante il tragitto. Ogni storia ha più di una diramazione è la storia di una divisione. Il viaggio richiede settemilasettecento chilometri, più della lunghezza di questo intero paese. Le farfalle che volano al sud non torneranno a nord. Ogni partenza è dunque definitiva. Solo i figli tornano, solo il futuro ritorna al passato.»

Mi capita spesso quando leggo un romanzo – ma solo se il libro mi piace molto – di andare con la mente ad altre storie, a volte alle poesie, questo perché nella mia testa esiste una sorta di mappa letteraria fatta di incroci, rimandi, rette, diagonali, punti che si uniscono, frammenti che, come se provenissero da stelle esplose, guizzano lucenti da un libro all’altro, da un autore all’altro.