“Anteprima mondiale” di Aldo Nove, vent’anni dopo “Woobinda”

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La recensione che segue è uscita sul Venerdì, che ringraziamo.

di Giorgio Vasta

È il marzo del 1996 e l’editore Castelvecchi pubblica un libro – sulla copertina arancione una specie di doppio Bill Gates giovanissimo e la scritta Vidal – che si intitola Woobinda e altre storie senza lieto fine, contiene quaranta racconti suddivisi in otto lotti ed è uno dei varchi d’ingresso nella narrativa italiana contemporanea.

Il suo autore all’epoca ventinovenne, Aldo Nove, riferisce di un’epoca sempre più spezzettata, nutrita di oroscopi e di tegolini, in eterna contemplazione della tv, un mondo che nel congedarsi dal tragico eleva il farsesco a nuova normalità. Vent’anni dopo – un tempo storico, certo, ma come aveva intuito Dumas anche prepotentemente letterario – La nave di Teseo pubblica Anteprima mondiale (stavolta in copertina c’è una coppia biancovestita che contempla un paesaggio che serenamente esplode), non tanto il seguito di Woobinda quanto l’ulteriore messa a punto di un discorso su qualcosa (i «rigagnoli d’umanità residua») che per Nove è ossessione, tormento, ragione di infinito stupore.

L’altrove di Felicia e Peppino Impastato

felicia peppino

Questo articolo è uscito su Repubblica – Palermo, che ringraziamo (fonte immagine).

«Il proprio osso frontale gli taglia la strada, egli si batte la fronte contro la propria fronte fino a sanguinare», annota Franz Kafka nel 1920. Per lo scrittore boemo il confronto con l’origine – che coincidesse con Praga «matrigna» o con un padre ostile – fu sempre un’esperienza che, se generava frustrazione, era allo stesso tempo un’occasione di conoscenza.

L’origine, nella prospettiva di Kafka, non se ne sta immobile alle nostre spalle ma è sempre davanti a noi, o meglio in noi, l’osso frontale che ci taglia la strada. Ciò che ininterrottamente siamo.

Una condizione che trova nella cosiddetta «sicilianità», quella di cui Leonardo Sciascia descriveva il potenziale metaforico, una sua specifica declinazione. Una materia caotica e ambigua che il luogo comune addomestica elevando il termine «radici», e tutto ciò che gli è connesso, a una piccola religione, motivo di commozione e orgoglio, oggetto idealizzato se non ideologizzato.