Il Paradosso Bolaño

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Questo contributo di Juan Villoro è uscito su Lo Straniero, che ringraziamo. La traduzione è di Giorgio De Marchis. (Fonte immagine

di Juan Villoro

La fama è un malinteso che banalizza i suoi beneficiati. Roberto Bolaño, scrittore e amico imprescindibile, è diventato leggenda.
Quando morì nel 2003, a cinquant’anni, noi persone che gli eravamo vicine sapevamo che i suoi libri avrebbero resistito al tempo, ignoravamo però che avrebbe ricevuto qualcosa che non aveva mai corteggiato: l’apprezzamento di massa. Come potevamo supporre che la sacerdotessa del rating televisivo, Oprah Winfrey, avrebbe raccomandato i suoi libri, che Patti Smith avrebbe messo in musica i suoi testi e che l’attore Bruno Ganz li avrebbe recitati in tedesco?
A New York, ho conosciuto due giovani scrittori che hanno pagato 50 dollari per le bozze di 2666 in modo da poter leggere quell’opera prima di chiunque altro, e in Messico ho conosciuto un aspirante poeta felice di aver accarezzato un cane nella città di Blanes che, a quanto gli avevano detto, da cucciolo aveva conosciuto l’autore di I detective selvaggi.

Gli accumulatori

accumulatori compulsivi

Questo pezzo è uscito su Artribune.

Mi capita spesso, ultimamente, di riflettere sul senso di ciò che fanno gli “accumulatori”. Queste figure esercitano un fascino indubbio sugli spettatori di tutto l’Occidente (basta citare i titoli di alcuni reality e documentari televisivi a loro dedicati: Hoarders su A&E, Extreme Clutter with Peter Walsh su OWN-Oprah Winfrey Network, Hoarding: Buried Alive su TLC). Perché? Che significa esattamente ammassare con cura e amorevolezza per decenni in casa propria robaccia, oggetti inutili (che da altri cervelli, da altre identità verrebbero catalogati come immondizia, per essere immediatamente gettati via), conferendo in molti casi a queste operazioni un carattere addirittura monumentale?

Psychedelic party

hoffman

Qualche giorno fa, passando da Roma Termini, ho colto con la coda dell’occhio qualcosa che ha richiesto attenzione immediata: una scritta “PSYCHEDELIC PARTY”, col tipico sfondo bianco-nero “optical” della vecchia scuola free tekno, occupava un enorme cartello appeso al soffitto della stazione. Purtroppo, ho scoperto qualche secondo dopo, mentre la osservavo a bocca aperta e notavo che in mezzo c’era la foto di una signorina che non aveva troppo l’aria della raver, era soltanto la réclame di una linea di cosmetici. La cosa, tuttavia, dà da pensare: quando avviene una simile appropriazione di immaginario da parte della pubblicità, vuol dire che tale immaginario è stato ritenuto fertile: che qualcosa di sotterraneo ha acquisito – o riacquisito – un significato mainstream. Siamo forse prossimi al ritorno sulla scena culturale e scientifica degli psichedelici? Le premesse ci sono.

Pillole di saggezza dal Bronx

Patrice

Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle Donne» sul libro di Patrice Evans «Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience».

Il suo alter ego si chiama “The Assimilated Negro” (il negro integrato) che è anche il nome di un blog attivo dal 2005 in cui prende in giro i nuovi neri d’America (rapper, sportivi, politici, o gente comune) senza risparmiare se stesso. Lui è Patrice Evans, nero, nato nel Bronx nel 1976, diplomatosi nel Connecticut al Trinity College, e da lì rientrato alla base. Da New York tiene il suo blog, lavora per la webzine di sport e cultura pop Grantland.com, collabora con la rivista McSweeney’s, scrive rime rap per soldi e per diletto. Soprattutto, abita nell’America di Barack Obama, e la racconta. Di recente ha scritto e pubblicato un manuale geniale già nel titolo: Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience (Three Rivers Press 2011). Il libro è una raccolta enciclopedica autoironica e postmoderna di sapere acquisito sul campo, comicità da stand-up comedy e pratici consigli rivolti ai nuovi neri d’America. Letto per voi, eccolo in pillole.