Esorcismi. Intervista a Federica Di Giacomo, regista di “Liberami”

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di Orazio Labbate

Liberami, docufilm della regista Federica Di Giacomo, è stato premiato come migliore pellicola nella sezione Orizzonti, alla 73^ mostra del cinema di Venezia; tratta della questione esorcistica in Sicilia, documentata con riprese dal vivo.

L’opera segue le vicende del famoso esorcista palermitano Padre Cataldo, e dei suoi esorcizzati, nonché del suo gruppo di fedeli. La pellicola fa del Male una grande domanda umana che raccoglie due vie interpretative: nasce da un disagio spirituale enfatizzato, oppure proviene da qualcosa di soprannaturale? Liberami pare partorito da uno dei romanzi di Flannery O’Connor, e sembra, inoltre, ricordare quella sacralità del dubbio fideistico che descrive W. Peter. Blatty ne L’esorcista.

Qual è l’esigenza che ti ha portato a realizzare Liberami?

L’esigenza è basata sul confronto con un rito che ha difficoltà di rappresentazione; l’esorcismo, infatti, non era mai stato rappresentato da un documentario che diventasse racconto. La mia allora è stata una sfida di rappresentazione. L’obiettivo era quello di provare a trasformare simboli – l’esorcismo contiene “entità” come Gesù, Satana ecc – in qualcosa di raccontabile nei suoi lati più umani.

Stregati: “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin

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Torniamo sui dodici libri candidati al Premio Strega con una recensione del romanzo di Demetrio Paolin Conforme alla gloria.

di Orazio Labbate

“Il ragazzo, libero dai vincoli del sangue e dell’amore filiale dovuto, osserva il padre, che parla da un altro luogo, una distanza siderale li separa. Da così lontano, lo vede per quello che è. È matto, Rudolf è impazzito. L’uomo che l’ha portato sulle giostre da piccolo, sulle cui spalle ha passato molte ore dalla sua infanzia, l’uomo intelligente che amava sua madre e che per lui rappresentava una sorta di approdo, è stonato come una campana incrinata.”

Conforme alla gloria (Voland, 2016), di Demetrio Paolin, è, innanzitutto, un romanzo audace. Possiede il coraggio di trattare, con grazia, temi assai delicati. Un tentativo che può compiere solo chi scrive secondo un’accurata ed equilibrata lingua. Lo scrittore torinese si serve, infatti, di uno stile lineare, rigoroso e semplice, come la poesia più asciutta, per farci conoscere la tragedia: il fenomeno della deportazione verso i lager nazisti.

Lo Scuru

LoScuru

Pubblichiamo un estratto da Lo Scuru di Orazio Labbate (Tunué) e vi segnaliamo che domani, mercoledì 28 gennaio, Orazio Labbate presenta il romanzo alla libreria minimum fax di Roma. Interviene Nicola Lagioia.

di Orazio Labbate

Piazza Dante.
 Poggio le mani sui lastricati in ardesia, i miei sedili artigianali, voglio fottermi la frescura ficcatasi nelle fessure buie della pietra. Il caldo s’alza dai capannoni bruciati e le nuvole diventano nere. Io sono nato sotto quelle nuvole nere; ci mangio come i cani quando divorano le carcasse dei buoi nei rettilinei verso Gela, ci mangio pane e uovo, uovo e ciliegini spaccati in due, azzanno anche le ossa del pollo e manco mi scanto, non mi caco nei calzoni. Questo caldo fuori stagione. Le scarpe, rovinate, me le sento avvampare, sembrano zone carsiche erose dal fuoco, nei buchi entrano lucertole minuscole, alzo il piede solo per calpestarle.