“Suttaterra”: un estratto

suttaterra

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal secondo romanzo di Orazio Labbate, Suttaterra, uscito per Tunué.

di Orazio Labbate

“Sei un vedovo”, sussurrava alla camera, tastando con le dita smagrite la tasca dei jeans. Il cielo di là dalla finestra si inscuriva, sopra i palazzi, come la fantasia di un demone addormentato. Fissò la scrivania. Tentò di sfondarla con le mani, solo per scuoiarsi ancora una volta la pelle. Lui la chiamava malinconia: era un mestiere, da quando la moglie Maria era scomparsa un anno prima. Tre corvi sbattevano contro la finestra, uno si era spaccato il becco riuscendo però a forare il vetro. L’uomo allora si avvicinò, raccolse quella polvere adamantina e tracciò un cerchio attorno al buco a mo’ di un mago. Poi alzò l’imposta, e si arrampicò fino a sedersi, rivolto verso l’esterno, sulla sporgenza di pietra del davanzale. Pioveva nella notte e l’acqua caduta dal firmamento tintinnava come i campanelli di una messa.

Di orrore e dintorni. Intervista a Thomas Ligotti

horror

di Orazio Labbate

Dal concetto di “letteratura” ai luoghi soprannaturali, e oscuri, fondativi delle sue storie, attraversando il cinema horror, fino a domandarsi quanto valga il termine morte per uno scrittore.

Un ampio dialogo con uno tra i più importanti, visionari, autore contemporanei dell’Orrifico, creatore di quell’horror filosofico a cui si è fortemente ispirato Nic Pizzolatto nella creazione del suo True Detective (1^ stagione ), la serie tv targata HBO.

Quali sono state le letture fondamentali che l’hanno iniziata?

I romanzi non mi hanno mai particolarmente interessato. Per quanto mi riguarda, la poesia e la saggistica sono le due forme più importanti di scrittura, poiché più di tutte le altre rappresentano un mezzo ineguagliabile di indagine ed espressione della propria visione del mondo. Vi sono, però, altre forme di scrittura non particolarmente poetiche o riflessive che mi attraggono in qualche modo.

Esorcismi. Intervista a Federica Di Giacomo, regista di “Liberami”

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di Orazio Labbate

Liberami, docufilm della regista Federica Di Giacomo, è stato premiato come migliore pellicola nella sezione Orizzonti, alla 73^ mostra del cinema di Venezia; tratta della questione esorcistica in Sicilia, documentata con riprese dal vivo.

L’opera segue le vicende del famoso esorcista palermitano Padre Cataldo, e dei suoi esorcizzati, nonché del suo gruppo di fedeli. La pellicola fa del Male una grande domanda umana che raccoglie due vie interpretative: nasce da un disagio spirituale enfatizzato, oppure proviene da qualcosa di soprannaturale? Liberami pare partorito da uno dei romanzi di Flannery O’Connor, e sembra, inoltre, ricordare quella sacralità del dubbio fideistico che descrive W. Peter. Blatty ne L’esorcista.

Qual è l’esigenza che ti ha portato a realizzare Liberami?

L’esigenza è basata sul confronto con un rito che ha difficoltà di rappresentazione; l’esorcismo, infatti, non era mai stato rappresentato da un documentario che diventasse racconto. La mia allora è stata una sfida di rappresentazione. L’obiettivo era quello di provare a trasformare simboli – l’esorcismo contiene “entità” come Gesù, Satana ecc – in qualcosa di raccontabile nei suoi lati più umani.

Stregati: “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin

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Torniamo sui dodici libri candidati al Premio Strega con una recensione del romanzo di Demetrio Paolin Conforme alla gloria.

di Orazio Labbate

“Il ragazzo, libero dai vincoli del sangue e dell’amore filiale dovuto, osserva il padre, che parla da un altro luogo, una distanza siderale li separa. Da così lontano, lo vede per quello che è. È matto, Rudolf è impazzito. L’uomo che l’ha portato sulle giostre da piccolo, sulle cui spalle ha passato molte ore dalla sua infanzia, l’uomo intelligente che amava sua madre e che per lui rappresentava una sorta di approdo, è stonato come una campana incrinata.”

Conforme alla gloria (Voland, 2016), di Demetrio Paolin, è, innanzitutto, un romanzo audace. Possiede il coraggio di trattare, con grazia, temi assai delicati. Un tentativo che può compiere solo chi scrive secondo un’accurata ed equilibrata lingua. Lo scrittore torinese si serve, infatti, di uno stile lineare, rigoroso e semplice, come la poesia più asciutta, per farci conoscere la tragedia: il fenomeno della deportazione verso i lager nazisti.

Lo Scuru

LoScuru

Pubblichiamo un estratto da Lo Scuru di Orazio Labbate (Tunué) e vi segnaliamo che domani, mercoledì 28 gennaio, Orazio Labbate presenta il romanzo alla libreria minimum fax di Roma. Interviene Nicola Lagioia.

di Orazio Labbate

Piazza Dante.
 Poggio le mani sui lastricati in ardesia, i miei sedili artigianali, voglio fottermi la frescura ficcatasi nelle fessure buie della pietra. Il caldo s’alza dai capannoni bruciati e le nuvole diventano nere. Io sono nato sotto quelle nuvole nere; ci mangio come i cani quando divorano le carcasse dei buoi nei rettilinei verso Gela, ci mangio pane e uovo, uovo e ciliegini spaccati in due, azzanno anche le ossa del pollo e manco mi scanto, non mi caco nei calzoni. Questo caldo fuori stagione. Le scarpe, rovinate, me le sento avvampare, sembrano zone carsiche erose dal fuoco, nei buchi entrano lucertole minuscole, alzo il piede solo per calpestarle.