Napoli affittata

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Dal 7 al 10 luglio Dolce e Gabbana hanno festeggiato a Napoli il trentesimo anniversario del loro marchio con un sontuoso programma di sfilate ed eventi per le strade del centro, punteggiato da feste vip private e da cerimonie pubbliche (come quella in cui Sophia Loren ha ricevuto la cittadinanza onoraria).
Via San Gregorio Armeno è stata chiusa per tre notti.
Dalle 12 alle 20 dell’8 luglio sono state inaccessibili anche ai pedoni piazza Miraglia, angolo via Tribunali, vico San Nicola al Nilo, via Atri, vico Purgatorio ad Arco, via San Paolo, vico Cinque Santi, via Tribunali angolo via Duomo, via Tribunali angolo via San Biagio dei Librai, via Grande Archivio, vico Figurari, via San Biagio dei Librai angolo Piazzetta Nilo, Via Maffei, Vico San Nicola al Nilo, Piazza San Giuseppe dei Ruffi.
In molte altre vie sono stati proibiti i parcheggi, ed è stata interrotta anche una pista ciclabile.
L’intero Borgo Marinaro e Castel dell’Ovo sono stati affittati per una notte.
Per tutto questo il Comune di Napoli ha incassato meno di 100.000 euro. Il pezzo che segue è uscito su Repubblica – Napoli, che ringraziamo.

di Tomaso Montanari

Tra i due modi che il Calvino delle Città invisibili propone per non soffrire in mezzo all’«inferno dei viventi» il più difficile è quello di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno: e farlo durare e dargli spazio». È un esercizio cognitivo e morale fondamentale: un esercizio cui è impossibile sfuggire quando si scruta ciò che succede a Napoli.

La moda in Galleria

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Questo pezzo è uscito su Repubblica.

(fonte immagine)

Tra i più miracolosi organismi artistici creati nella storia occidentale, la Galleria Borghese è scaturita dall’ispirata collaborazione tra arti, epoche e stili diversi. Il risultato è un contesto perfetto, in cui ogni aggiunta è una diminuzione. È per questo che – a Villa Borghese più che altrove – ogni mostra dev’essere necessaria.

Luci e ombre sul patrimonio culturale

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Questo articolo è uscito sul Corriere del Mezzogiorno. Segnaliamo che mercoledì 7 maggio Tomaso Montanari sarà ospite di Concita De Gregorio a Pane quotidiano (Rai Tre) per presentare Istruzioni per l’uso del futuro e giovedì 8 sarà al Salone del Libro di Torino per partecipare all’incontro Per una nuova stagione dei beni culturali insieme a Dario Franceschini eSalvatore Settis.

All’entrata del Museo di Kabul una targa rudimentale ricorda:«A Nation stays alive, when its Culture stays alive». Un Paese resta in vita, finché resta in vita la sua cultura. Un’affermazione straordinaria perché avanzata, caparbiamente, nel fuoco dell’inferno afgano. Un’affermazione che ricorda la risposta che Winston Churchill avrebbe dato – durante la guerra – a coloro che gli chiedevano di estinguere le sovvenzioni pubbliche alle arti per concentrare quei soldi sull’esercito: «E allora per che cosa stiamo combattendo?».

E l’Italia di oggi, come risponde? Al solito, in modo contraddittorio: alternando drammatiche incomprensioni a esemplari rinascite. E non dispiace poter notare che alcune di queste ultime arrivano dal Mezzogiorno.

Siamo rovinati, ci piaceva di più lamentarci

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

Il ministro? Ma che, sei matto?». B. è un grande amico mio, ha quarant’anni, è romano, sta facendo una rapida e meritata carriera nell’unica tecnostruttura rimasta in un Paese di tensostrutture, ci vediamo per un aperitivo a Monti proprio il giorno dopo il giuramento di Matteo Renzi, cioè 24 ore dopo l’arrivo dei Giovani al Potere, e cioè giovani mica tanto, i nostri coetanei insomma; evento comunque che ci angoscia molto, se ci mettiamo qualche bicchiere per ammetterlo sinceramente.

«Ma che, sei matto?», mi dice, perché per scherzo gli ho chiesto se lui, richiesto, lo farebbe, il ministro.

Stare in società: una replica di Antonio Scurati a Tomaso Montanari

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Pubblichiamo una replica di Antonio Scurati all’articolo di Tomaso Montanari Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly.

di Antonio Scurati

Tomaso Montanari è un onesto intellettuale. Difende principi e valori largamente condivisi, anche dal sottoscritto. Per questo motivo ho deciso di rispondere al suo basso attacco polemico. Tomaso Montanari è, però, anche un intellettuale onesto. Uno di quelli che fanno della probità e della rettitudine una bandiera continuamente sbandierata. Per questo motivo la disonestà intellettuale lo disonora specificamente. L’articolo con cui attacca (anche) me per attaccare Farinetti, e Farinetti per attaccare Renzi, rientra, temo, in questa fattispecie.

Innanzitutto, brevemente, il fatto. Qualche tempo fa, Oscar Farinetti, patron di Eataly e, sia detto per trasparenza, mio caro amico da diversi anni, in vista dell’apertura del negozio di Firenze, mi chiese di concepire una breve narrazione del Rinascimento fiorentino destinata ad accompagnare il percorso all’interno del punto vendita. Anzi, una narrazione brevissima: il Rinascimento in trenta immagini e trecento righe. Qualcosa che, adottando le modalità fulminee e visuali di comunicazione oggi prevalenti nei new media, facesse opera di divulgazione culturale in un luogo con altra vocazione.

Il Rinascimento in salsa tonnata, da Eataly

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Questo articolo è uscito in una versione più breve sul Fatto Quotidiano. di Tomaso Montanari «Eataly presenta il Rinascimento»: è scritto all’ingresso del nuovo negozio di Firenze. E senza un filo di ironia. Esattamente come fa Mac Donald’s, che a Roma dipinge sulle pareti rovine classiche e in Toscana i cipressi, anche la catena di […]