La maledizione maschile

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Questo intervento è apparso su “Gli Altri” nel 2013.

Stando alla definizione del dizionario Zingarelli, “puttana” significa, in senso etimologico, “puzzolente”, “sporco”, e in secondo luogo la denominazione volgare di “meretrice, prostituta”. Qualsiasi donna sa che non c’è bisogno di vendere il proprio corpo, offrire un servizio sessuale in cambio di denaro, per attirarsi l’epiteto insultante di “puttana”. Basta uscire dai canoni del riserbo e del contegno morale che gli uomini si aspettano da lei, allo scopo di occultarne la sessualità, considerata un male in se stessa o il bene riservato a un legittimo padrone. Nessuna meraviglia perciò se un giudizio analogo, di spregio e disapprovazione, sia caduto sul femminismo, sulle sue pratiche volte alla riappropriazione del corpo e della sessualità femminile. Oggi, la legge del mercato  -“pecunia non olet”-, i cambiamenti del sistema produttivo, la femminilizzazione del lavoro, hanno stemprato l’insulto, da sempre rivolto alla donna, in una varietà lessicale apparentemente scevra da giudizi morali: escort, veline, donne-immagine, scambio sesso-denaro, contesto prostituzionale allargato, e simili.