Ovidio a Roma: il trionfo del poeta sul Tempo

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di Chiara Babuin

Sta per chiudere improrogabilmente i battenti (20 gennaio) la meravigliosa mostra Ovidio: amori, miti e altre storie, creata in occasione del bimillenario dalla scomparsa del grande poeta (17-18 a.C). È una rassegna maestosa in cui si susseguono 25 secoli di storia artistica (dall’arte greco-classica del V-IV a.C, fino ai giorni nostri), proprio per dar conto al fruitore dell’importanza nella Storia dell’Arte delle opere ovidiane, ma anche per far capire le origini intellettuali dello stesso poeta. Entusiasmante anche tutto l’impianto di incontri e rassegne collaterali sparsi per la Capitale, volti a far conoscere il mondo del poeta di Sulmona.

Leggere aiuta a trovare se stessi

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Dal nostro archivio, un intervento di Marco Missiroli uscito su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

Quando William Somerset Maugham si ritrova di colpo l’amato nipote Robin sulla porta di casa, un pomeriggio d’autunno, fiuta qualcosa di drammatico. Ne ha la certezza appena il nipote, poco più che ventenne, gli confida che vuole diventare uno scrittore. Immaginate lo zio farlo accomodare di gran fretta in salotto, offrirgli una tazza di tè e guardarlo dritto negli occhi: «Non potresti sposarti un’ereditiera, piuttosto?» per poi balbettargli in faccia «Almeno mi auguro tu sappia leggere, buon Dio».

Amori e metamorfosi – un’intervista a Yanira Yariv e due domande a Giulia Tagliavia

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di Giuseppe Zucco

Nel tempo largo delle vacanze, preferisco i classici. Ne porto sempre un paio dietro, e a volte li leggo alternandone i capitoli. Quest’anno, d’estate, senza premeditazione, senza sapere che si sarebbero incastrati così bene, avevo con me le Metamorfosi di Ovidio (Einaudi, 2005) e Anna Karenina di Lev Tolstoj (Mondadori, 2005).

È stato uno spasso. Da una parte c’erano tutti questi uomini e dei che spinti dal desiderio amoroso correvano, ardevano, si struggevano in maniera molto fisica per arrivare al punto, «Ma io t’inseguo per amore! Povero me, ho paura che tu inciampi e cada, o che i rovi ti graffino le gambe che non lo meritano, e che tu ti faccia male per colpa mia. Sono impervi, i luoghi per cui vai così di fretta. Corri più adagio, ti prego, e rallenta la fuga! Anch’io ti inseguirò più adagio»; mentre dall’altra tutti si innamoravano guardandosi appena, senza mai sfiorarsi, con gli uomini e le donne che non facevano altro che arrossire, vergognarsi, fremere senza dare a vederlo, «Lévin pensava che cosa potesse significare quel mutamento d’espressione sul viso di Kitty, e ora si convinceva di avere qualche speranza, ora cadeva nella disperazione e vedeva chiaramente che la sua speranza era folle, ma nel contempo si sentiva un uomo tutto diverso, che non somigliava affatto a quello che era prima del sorriso di lei e della parola arrivederci».

Goethe / Portmann, la forma delle vite

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Questo pezzo è uscito sul manifesto.

di Marco Pacioni

“Storia naturale” è un’espressione quasi fossile. Evoca il passato delle scienze naturali biologiche o quello che rimane incrostato nella dicitura di qualche vecchio museo o collezione universitaria. Un destino simile in ambito scientifico lo ha avuto anche il concetto di “forma” in piante e animali. L’abbandono della considerazione delle forme esterne nell’anatomia e nella fisiologia ha comportato una sempre più forte attenzione per le strutture e componenti interne. Le prime sono state prevalentemente considerate come funzioni utili alle seconde. In tale processo, la tecnologia ha poi rafforzato quella tenace tendenza culturale e morale a considerare ciò che è esterno e visibile come non essenziale. Il microscopio ha sostituito completamente l’occhio non soltanto come strumento d’indagine, ma anche come mentalità. Nell’ambito delle scienze naturali è cambiata significativamente anche la terminologia. Le forme della vita animale e vegetale si sono progressivamente trasformate in un’indifferenziata vita, nel materiale biologico. Gli elementi e la materia hanno prevalso. Lo studio del vivente si è imposto sulle forme nelle quali le vite si manifestano. La natura stessa è stata quasi completamente soppiantata dalla biologia che a propria volta è diventata biologia molecolare, bio-chimica, bio-tecnologia.

“La parola si scolpisce sul silenzio”: ricordando Vincenzo Cerami

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Oggi se ne è andato lo scrittore Vincenzo Cerami. Lo ricordiamo pubblicando il dialogo con Giordano Meacci tratto da Improvviso il Novecento. Pasolini professore.


Verso la fine degli anni Ottanta, in libreria, l’epigrafe di un romanzo mi colpì tanto da farmi invaghire della storia che non avevo ancora letto. Erano gli anni delle infatuazioni narrative, i libri erano un’eterna ricerca di risposte. Solo più tardi avrei capito che quello che nei libri si deve scovare sono le domande; allora c’ero solo io, i miei sedici anni, una libreria, un particolare dell’Incubo di Louis Yanmot, un’epigrafe: «Leone o Drago che sia, / il fatto poco importa. / La Storia è testimonianza morta. / E vale quanto una fantasia». Nel romanzo, poi, trovai una storia d’amore, le vette dell’«Appennino più scemo d’Italia», l’età di trapasso tra la lebbra e la sifilide. Che era poi l’idea dell’eterno sovrapporsi delle malattie alle cure degli uomini, in quegli anni di AIDS conclamato, il male assoluto, per noi.