Genova, 2001

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La settimana che ricorre quindici anni dopo la “macelleria messicana” della Scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 (“La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, secondo la celebre sentenza di Amnesty International) si è aperta con l’eco dell’ennesima beffa, dopo il danno atroce: l’agente che mentì sostenendo di essere stato accoltellato da un no-global (quale giustificazione per la crudele repressione di quella sera) è stato condannato ad un’ammenda equivalente a 47 euro.

47 euro. Mentire da Ufficiale dello Stato su una tortura di massa operata dalle Forze dell’Ordine costa come una cena completa in un ristorante di buona qualità, poco più di un paio di scarpe acquistate ai saldi, poco meno di una prestazione sessuale mercenaria contrattata per strada in una notte di periferia.

Questa scandalosa sentenza è solo la ciliegina su una torta di infamie che ha visto molti dei poliziotti coinvolti nelle torture essere gratificati con carriere folgoranti, per non parlare dei premi ricevuti dal tristemente celebre “dottor mimetica” o della promozione dell’allora capo della polizia De Gennaro alla guida di Finmeccanica.

Il Corriere della Sera vs. i fumettisti e quel pasticciaccio brutto di via Solferino

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(Immagine: la redazione di Charlie Hebdo nel 2012. La foto è di Steven WassenaarFonte immagine)

di Marco Rizzo*

Ci ha lasciati improvvisamente Pino Daniele: La Repubblica allega un cd con una raccolta di cover dell’autore napoletano, scaricate da youtube, senza avvisare i musicisti coinvolti. È scomparso a 92 anni Francesco Rosi e il Fatto Quotidiano commercializza un dvd contenente alcuni spezzoni spixellati dei suoi film, e nella sezione extra, i servizi dei telegiornali italiani sulla morte del regista, tratti da internet. Dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, il Corriere della Sera pubblica un libretto contenente le vignette-omaggio realizzate da vari fumettisti nelle ore successive all’attentato, reperite sui social network. Moltissimi autori vengono a saperlo solo a pubblicazione avvenuta. E si incazzano. I proventi delle tre iniziative editoriali, però, andranno in beneficenza ai familiari delle vittime.