Due caligariani a Venezia

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di Giordano Meacci e Francesca Serafini

Quando mi volto e la trovo – ché ogni volta c’è un momento in cui mi giro e già so che lei è sempre lì, pronta a guardarmi le spalle – Francesca sta sorridendo a Terry Gilliam. Credo di aver detto – sì, l’ho proprio detto – “She is my extra-anagraphic Sister” mentre lei già improvvisava un avvicinamento con inchino a mano tesa verso Gilliam: e Gilliam, molto divertito, replicava immediatamente la stessa coreografia: inchino settecentesco, braccio teso; finché i due si sono incontrati giurandosi, in un angloitaliano di frontiera – siamo pur sempre gente di mare, in questo momento – eterno amore, e rispetto.

E l’immagine che mi sfòlgora davanti, a questo punto, è quella di un’accogliente quadriglia affettiva; potrei passare sotto la loro stretta di mano e accennare una giga: e so per certo che Gilliam e Francesca mi seguirebbero.

Lo Spirito del 1945

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Nei manuali di storia la questione del dopoguerra inglese viene liquidata in un paragrafo il cui senso è questo: stanchi della guerra, delusi dal governo conservatore di Winston Churchill, gli inglesi, nel 1945, voltano pagina, votando per la prima volta un governo laburista, quello di Clement Attle. Seguono la nazionalizzazione delle miniere, dell’energia elettrica, delle ferrovie, nasce il National Health Service (NHS), il servizio sanitario nazionale (la cui storia è qui ricostruita in documentario del BFI). Viene messa a punto un’idea di Welfare State che, di fatto, fa scuola in Europa.

Clamori d’estate – Il caso Comodin

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Pubblichiamo una recensione di Andrea Cirolla sul film «L’estate di Giacomo» di Alessandro Comodin.

L’estate di Giacomo è un film anomalo di cui si parla e si scrive molto in questi giorni. Il suo regista e sceneggiatore, Alessandro Comodin, friulano, classe 1982, ha esordito nel 2008 con Jagdfieber, documentario di diploma all’Insas di Bruxelles «sulla caccia, i suoi rituali, i gesti e i suoi silenzi» (dalla nota sul regista del sito del suo distributore, Tuckerfilm).

Del film si parla molto, cioè è molto recensito e molto premiato: su Variety, Cahiers du cinéma, Rumore, Corriere della Sera, Il Foglio, il Manifesto alcune delle recensioni; tra gli altri premi il Pardo d’oro Cineasti del Presente al Locarno Film Festival 2011, il Grand Prix du Jury and Prix Documentaire Grand Ecran al Belfort International Film Festival 2011, l’Ovidio d’Argento per il miglior film al SulmonaCinema Film Festival 2011 e la Menzione Speciale Giuria Concorso Internazionale al Festival dei Popoli 2011 di Firenze.