Room, un vicolo cieco dell’immaginazione

Room

Presentato in anteprima alla Festa di Roma, premiato dal pubblico a Toronto e in molti altri festival d’oltreoceano, Room arriva in Italia sull’onda dell’Oscar, assegnato senza sorprese alla protagonista, Brie Larson. Del regista Larry Abrahamson qualcuno potrà ricordare l’interessante Garage, miglior film al Torino Film Festival del 2007.

Queste premesse farebbero ben sperare, il successo ottenuto persuadere della bontà del progetto, il risultato invece è di una mediocrità sibillina: è un film affetto da una spiccata miopia, umana e narrativa, accuratamente dissimulata tra le pieghe dell’eleganza formale.

Contro il polemismo. Per la critica come mediazione.

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Nelle ultime due settimane si è parlato un bel po’ di narrativa italiana, tra di noi dico. C’è stata un’articolata polemica – molti di voi lo sanno – innescata da un articolo di Franco Cordelli: “La palude degli scrittori”; in cui Cordelli prendeva come bersaglio critico la prosa di due autori che hanno un buon riconoscimento critico come Giorgio Vasta e Giorgio Falco, per poi fare una mappatura molto personale della nuova letteratura italiana, che comprendeva 71 nomi divisi per categorie varie, da vitalisti a novisti, passando per moderati e conservatori.

A Cordelli hanno risposto, sul Corriere della Sera, Gilda Policastro, Paolo Sortino, Raffaella Silvestri, Andrea Di Consoli e Gabriele Pedullà (qui l’ultimo intervento e i link agli altri); su altri luoghi (giornali, blog, facebook) da Luigi Mascheroni a Renato Minore a Andrea Cortellessa a Alfonso Berardinelli a decine di altre persone.

Speciale Walter Siti – quarta parte

wsiti

Concludiamo lo speciale dedicato a Walter Siti pubblicando un pezzo di Gianluigi Simonetti, uscito su Le parole e le cose, che risponde alla recensione di Andrea Cortellessa a Resistere non serve a niente.

Romanzo e morale. Una discussione su “Resistere non serve a niente” di Walter Siti

di Gianluigi Simonetti

Resistere non serve a niente – purtroppo – è il libro più bello dell’anno”. Alla fine di un lungo e notevole saggio che ha voluto dedicare al libro, Andrea Cortellessa cede consapevolmente alla tentazione che insidia da sempre i critici letterari più curiosi e disinibiti: quella di attribuire all’autore l’atteggiamento e i pensieri del personaggio, e insomma di identificare una componente nichilista che riguarda Walter Siti in prima persona – e che all’interprete, attestato su posizioni ‘resistenti’, dà molto fastidio.

Ostaggi

volo

Graziano Dell’Anna fa il punto su alcuni romanzi italiani di recente uscita: «Gli intervistatori» di Fabio Viola, «Elisabeth» di Paolo Sortino, «Il demone a Beslan» di Andrea Tarabbia e «Nelle mani dell’uomo corvo» di Matteo Corona.

di Graziano Dell’Anna

1.

«Io credo nel dio del massacro, il dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi.» È la frase più icastica nonché la chiave di accesso al film Carnage di Roman Polański, che ha macinato un buon successo di critica e pubblico nel trascorso 2011 e tratto, appunto, da Le dieu du carnage di Yasmina Reza. La trasposizione cinematografica del regista polacco toglie poco all’impianto teatrale della pièce dell’autrice francese, costringendo le due coppie protagoniste nell’uccelliera umana di un appartamento borghese.

Su Elisabeth di Paolo Sortino

di Christian Raimo C’è una cosa che mi fa star male in questi giorni. Alcune tra le persone che stimo di più, e anche e soprattutto tra i critici e gli scrittori, tra i lettori forti e tra quelli atennti, dicono che questo libro, Elisabeth, di Paolo Sortino sia un libro bellissimo. Il romanzo che […]

Il romanzo graffito

Esiste la scrittura ed esiste il graffito. Se la scrittura può essere considerata un’evoluzione del graffito, una sua formalizzazione articolata, l’iscrizione rupestre che è diventata adulta, il graffito è invece in sé scalfittura, lesione stilizzata, la scrittura prima della scrittura. Un’espressione che si colloca tra introversione ed esigenza di sfogo, un segno ininterrottamente in lotta con il limite della materia.