Che pena scriver d’amore

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Questo articolo è uscito su Pagina 99.

Che fine hanno fatto i romanzi d’amore? Esiste oggi una letteratura che esplori i sentimenti e non sia quella serializzata delle nuove Liale? Quelle storie stucchevoli, a partire dai titoli, tipo“Finché amore non ci separi” (Newton Compton): l’ebook in assoluto più venduto in Italia mentre scrivo. L’amore è diventato un brand, un marchio di garanzia per vendere, si dice da tempo. Qualche titolo in arrivo tra giugno e luglio: “L’amore non conviene” “La ricetta segreta dell’amore” “Un amore a Notting Hill”, “Tokyo Love”, “Un amore a Parigi”, “Mai per amore”.

Il tradimento dei chierici e dei chierichetti

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La diffidenza, e incomprensione reciproca, tra intellettuali e tv parte da lontano. E così la tv italiana si condanna alla serie B. Pubblichiamo un articolo di Aldo Grasso apparso sull’ultimo numero di «Link».

di Aldo Grasso

Gli intellettuali vanno volentieri in tv a presentare i loro libri ma fanno poco per la tv, molto poco. Anzi, se possono ne parlano male. Una sera, nel salotto mondano di Daria Bignardi mi è capitato di vedere Giorgio Faletti che insolentiva con una battuta sprezzante Pietro Citati, reo di aver sostenuto che “oggi la lettura tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho”. Il grande apporto dato alla tv da Faletti è il personaggio di Vito Catozzo o quello di Carlino, ai tempi di Drive in. Alla letteratura non so.