La guerra civile degli italiani on line che la politica sfrutta senza pietà

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Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo di Nicola Lagioia Una guerra civile incruenta per tutto ciò che non riguarda i nervi, il tempo perso e l’avvelenamento del clima emotivo sta incendiando l’Italia. È la rissa che i sostenitori delle opposte fazioni politiche ingaggiano ogni giorno sui social network. Non mi riferisco a […]

Renzi vs Camusso: due brutte narrazioni che hanno bisogno l’una dell’altra

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Questo articolo è uscito su Internazionale.

di Christian Raimo

Guardate questi due video di qualche giorno fa. Il primo è l’intervento finale di Matteo Renzi alla Leopolda, il secondo è l’intervento finale di Susanna Camusso alla manifestazione della Cgil. Fatti a distanza di nemmeno venti ore l’uno dall’altro, dovrebbero presentarsi, in sintesi, per forma e sostanza, come i due discorsi di una sinistra di fatto spaccata tra due idee (due identità? due narrazioni?) molto lontane se non incommensurabili.

Partiamo dalla Leopolda. Il discorso di Renzi dura 53 minuti. È svolto a braccio, Renzi indossa la consueta camicia bianca e una cravatta blu, e parla da un podio. Il discorso conclusivo della Leopolda 2013 durava lo stesso più o meno (56 minuti), Renzi indossava anche lì la camicia bianca d’ordinanza ma senza cravatta, e parlando da un microfono vintage cominciava: “Stamattina si è consumato uno psicodramma. Parliamo con il microfono o mettiamo il podio? Perché se parliamo con il microfono, facciamo le conclusioni della Leopolda; se invece parliamo con il podio, facciamo un discorso pomposo, serio.”

Una discarica a cinquanta metri dalle case, a cento da un asilo nido, e a centocinquanta dalle sedi di Rai e Sky (che però non ne parlano)

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A casa mia si sente la puzza. Nei giorni di vento soprattutto, un odore cattivissimo, sottile e acre, come di roba lasciata marcire al sole. La ragione di questa puzza è una discarica che si trova a un chilometro in linea d’aria dalle mie finestre: un deposito di raccolta, smistamento e trattamento a via Salaria 981, a Roma. Ma io non sono quello messo peggio. Ci sono case che si trovano a cinquanta metri dalla discarica, c’è un asilo nido a cento metri.
Le proteste contro la discarica di Villa Spada sono iniziate nel 2011. Qui per esempio ce n’è uno del 9 settembre 2011 e a un certo riporta una voce di un abitante del quartiere:

Sel, chi ha paura di capire?

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Riprendiamo un intervento di Enrico Sitta apparso sul sito di Sel.

di Enrico Sitta

È nota ormai al grande pubblico la situazione di Sel. Un manipolo di parlamentari lascia il partito verso altri lidi. I territori sono in fibrillazione, si grida al tradimento, si serrano le fila. Ma quale ė  la storia di questi mesi? Cosa è successo e cosa ci aspetta?

L’“impazzimento” dentro il nostro partito ha origine non dal congresso di Riccione quanto dal naufragio dell’esperienza di Italia Bene Comune. In quella fase in molti davano per scontato che si sarebbe andati al governo insieme, e che ad un certo punto i destini di Pd e Sel avrebbero anche potuto convergere. Lo scossone causato invece dalla beffa del “siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto” seguito poi dal governo delle larghissime intese (ora più strette) e dalla presa del partito e del potere da parte di Renzi hanno sconquassato il fronte del vecchio centro sinistra. Forse, con le elezioni europee, definitivamente.

La democrazia da videogioco

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È incredibile come in nemmeno una settimana si siano verificati tre piccoli eventi che danno il segno della fragilità da osteoporosi del sistema democratico italiano. Il primo è il colpo di coda con cui i garanti della Lista Tsipras hanno deciso di mandare Spinelli a Bruxelles, senza minimamente prendere in considerazione un dibattito tra comitati e militanti: discussioni notturne tra cinque, sei persone; interviste sprezzanti; lettere laconiche, qualunque cosa che potesse dimostrare una volontà oligarchica invece di una vocazione inclusiva. Il secondo è la votazione burla con cui il Movimento Cinque Stelle sta facendo scegliere on line quale sarà la collocazione degli eletti alle europee. Le opzioni sono tre – conservatori, fascisti e nessun gruppo (nessun gruppo che vuol dire insieme a Alba Dorata, per dire) – ma nel form in cui si può cliccare campeggia un PS orwelliano e comico: “Nel caso la soluzione più votata non sia praticabile, sarà perseguita la successiva più votata”. Il terzo è oggi l’epurazione – ok, il dimissionamento – di Corradino Mineo e Vannino Chiti dalla Commissione Affari Costituzionali e le successive dichiarazioni di Renzi e co. (Boschi, Lotti, i soliti corifei) per giustificare quest’atto anche di fronte alla “autosospensione” dal gruppo parlamentare PD di quattordici senatori: l’ormai consumato tono liquidatorio da non ti cago, non ci faremo intimidire, Mineo chi?

Motivi per cui ha stravinto Renzi

Presentazione del libro ' Oltre la rottamazione '

Nessuno si aspettava un risultato così clamoroso per il PD. Figuriamoci io, che scrivevo due giorni fa un articolo in cui dicevo che era spompato. Nessuno tranne Matteo Renzi stesso che nel 2012, nella corsa alle primarie contro Bersani, dichiarava: “Il mio Pd può arrivare al 40%, il loro al massimo al 25”. Ha avuto ragione, e altri – molti, mi ci metto nel mucchio – hanno avuto torto. Ma i motivi (i meriti e le fortune, del resto occorre essere golpe et lione) per cui Renzi ha stravinto sono molteplici, proviamo a elencarne solo i primi che saltano all’occhio.

Come conservare un’idea di utopia nelle depressive elezioni di domani.

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Domani si vota, io voterò Tsipras. Ieri si sono concluse le campagne elettorali; e andarsi oggi, con calma, a riascoltare i comizi finali, a leggere le dichiarazioni d’intento, e spulciare i programmi, è quello che farà forse una parte piccola di quell’immensa folla di tuttora indecisi. Viste in differita, le ultime fasi, le ultime piazze lasciano una sensazione, un’impressione sottocorticale di delusione. Al di là degli appelli alla speranza, all’emozione, alla rabbia buona, l’aria che si respira è quella di dismissione, di risentimento, di passioni tristi, di depressione di massa: un senso anticlimatico per cui sembra di assistere a un processo ineluttabile di crisi irreversibile. Il linguaggio politico è fatto di piccolo cabotaggio, frecciatine, riferimenti pop. Le battute finali di Renzi e Grillo (il derby che nessuno auspicava) sono tutte in minore, un dai! dai! dai! contro una cupio dissolvi.

Scritture primarie

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Pubblichiamo un articolo di Giuseppe Antonelli uscito sull’Indice dei libri del mese.

di Giuseppe Antonelli

Nel Pd scrivono in tanti. Alcuni, come Veltroni (che le primarie le vinse nel 2007) o Franceschini (che le perse nel 2009) anche racconti e romanzi che l’Indice ha puntualmente recensito. Ma quali libri hanno scritto i tre principali candidati alle prossime primarie per il segretario nazionale? Come li hanno scritti? E soprattutto: cosa si può dedurre dalla loro scrittura rispetto al loro profilo politico (che non sempre sarà necessariamente il sinistro)? Quello che segue è un esperimento di recensione comparata di alcuni libri di Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi pubblicati a partire dal 2009, l’anno in cui Bersani fu eletto segretario.

Bello e impossibile

L’ultima riga del libro più vecchio, Basta zercar di Cuperlo (2009), recita così: “Primavera 2013 (o forse prima): il centrosinistra italiano vincerà le elezioni politiche”. Le prime righe dei libri più nuovi, Oltre la rottamazione di Renzi e Non mi adeguo di Civati (entrambi 2013), elaborano il lutto per la vittoria mutilata: “la sinistra realizza la straordinaria impresa di perdere elezioni politiche che sembravano già vinte” (Renzi); “gli elettori si erano espressi contro la grande alleanza che aveva sostenuto Monti, e se la sono ritrovata” (Civati).

Renzi: vedere le carte, grazie.

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Segnalamo dal sito di sbilanciamoci quest’analisi che parte dalla riforma del mercato del lavoro al contrasto all’evasione fiscale. Un confronto tra le proposte di politica economica di Matteo Renzi e quelle di Stefano Fassina

di Mario Centorrino, Pietro David

Nel dibattito interno al Pd sembra prevalere un’attenzione spasmodica intorno a tre temi:

a) le regole in base alle quali dovrà svolgersi il rinnovo degli organi di partito;

b) il rapporto che dovrà stabilirsi tra segretario del partito e candidato premier con ipotesi che oscillano tra l’unificazione e la sovrapposizione dei due ruoli;

c) i diversi posizionamenti, ora definiti, con termine sofisticato, “endorsement” da assumere a favore dei candidati da parte delle correnti, gruppi, leadership locali.

E mentre in televisione si consumavano ore di discussione su concetti astratti, come la #crisidigoverno… qualche giorno fa

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di Olga Mascolo

Ogni giorno è una delusione in più per noi trentenni something che restiamo. Si parla dei cervelli in fuga, ma non nel modo in cui bisognerebbe: cosmetica pompata della notizia.

Se ne stanno andando tutti, cervelli e controcervelli.

Gli italiani se ne sono sempre andati dall’Italia, da che mondo è mondo. Mia sorella è partita una decina di anni fa: fu l’Erasmus. Nel suo caso si trattava di un vero e proprio esempio di cervello in fuga, ma per amore, che si è trasformato in poco tempo in esempio di donna in carriera. Ora è uno dei 200 cervelli promettenti della Shell. Donna o non donna.