Narrativa della sparizione

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Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: Buster Keaton in una scena di Film di Alan Schneider.)

Raccontare una storia vuol dire popolare spazio e tempo di personaggi. Eppure ci sono narrazioni che rivelano l’impulso opposto: quello allo svuotamento, al bisogno di cancellare le figure dalla scena. E non necessariamente, come invece accade nella narrativa di genere, per innescare una detection.

Quando, per esempio, all’inizio di L’avventura di Antonioni Anna sparisce, l’indagine che segue è blanda e pretestuosa; il vuoto generato dalla scomparsa non deve essere tanto colmato da una soluzione quanto, semmai, riconosciuto e abitato.

In Wakefield Hawthorne racconta la storia di un uomo che un giorno esce di casa e, senza che affiori mai un movente comprensibile, preso alloggio qualche strada più in là, sta via per oltre vent’anni. Per Wakefield – un Ulisse a breve gittata – sparire vuol dire scoprire che cos’è la nostra vita senza di noi.

Psychedelic party

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Qualche giorno fa, passando da Roma Termini, ho colto con la coda dell’occhio qualcosa che ha richiesto attenzione immediata: una scritta “PSYCHEDELIC PARTY”, col tipico sfondo bianco-nero “optical” della vecchia scuola free tekno, occupava un enorme cartello appeso al soffitto della stazione. Purtroppo, ho scoperto qualche secondo dopo, mentre la osservavo a bocca aperta e notavo che in mezzo c’era la foto di una signorina che non aveva troppo l’aria della raver, era soltanto la réclame di una linea di cosmetici. La cosa, tuttavia, dà da pensare: quando avviene una simile appropriazione di immaginario da parte della pubblicità, vuol dire che tale immaginario è stato ritenuto fertile: che qualcosa di sotterraneo ha acquisito – o riacquisito – un significato mainstream. Siamo forse prossimi al ritorno sulla scena culturale e scientifica degli psichedelici? Le premesse ci sono.

Cristiano de Majo, il suo romanzo, i personaggi e io

di Fabio Viola

Dopo meno di due mesi in Italia ero già clinicamente depresso. La robotica nostalgia della mia vita giapponese e un vago, superficiale disgusto nei confronti di quella italiana mi avevano portato a isolarmi. Non rispondevo più al telefono, lasciavo lapidari commenti alle foto e agli status su Facebook, mangiavo un’ora prima dei miei per evitare il dialogo

Intervista a Filippo Scozzari

di Peppe Fiore In una delle sue incarnazioni fotografiche più celebri, Filippo Scozzari – torso nudo, occhiali da ragioniere e pancetta da contabile – regge per la coda due piccoli gatti che si dimenano, in una posa a metà tra il cristologico e l’icona pop. Quella specie di grande ameba culturale che viene definita per […]

Intervista a Lasse Braun

Proseguiamo con il ciclo di interviste gentilmente inviateci da Peppe Fiore. È il momento di Lasse Braun, scrittore, sceneggiatore e regista, promotore di battaglie per la legalizzazione della pornografia e prodotto emblematico e spregiudicato della rivoluzione sessuale iniziata negli anni Settanta. di Peppe Fiore Italia, 1961. In una fredda sera di novembre, una Triumph nera […]

Intervista a Walter Siti

Apriamo, con questo pezzo, un piccolo ciclo di interviste che Peppe Fiore ha fatto a personaggi della letteratura, del cinema, del fumetto. Si comincia con Walter Siti. di Peppe Fiore «La cocaina è un po’ il simbolo eccellente della nostra società. La nostra è una società dopata, una cocaina a lento rilascio. Perché presuppone desideri […]