Il nostro coetaneo

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Venticinque anni fa, il 16 giugno 1988, moriva Andrea Pazienza, probabilmente per overdose. È sepolto nel cimitero di San Severo.

Pescara è un paradosso disteso sul mare. Conteso tra due anime, speculari e opposte. Da un lato l’estetismo armato di Gabriele D’Annunzio, dall’altro la vena caustica di Ennio Flaiano. Il primo tuonava in divisa di gala “Memento audere semper”, il secondo sibilava perfido che “gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”. Oggi, sul lungomare, rimangono sparuti residui delle splendide ville liberty e art nouveau, annichilite nel 1943 dalle bombe alleate. L’avveniristico Ponte sul mare, da Miami minore, incombe sull’infinito filare di palme e sulla fitta schiera di stabilimenti balneari. Qui, in una casa tra il Lido Medusa e il Bagno Orsa Maggiore, nasceva nel 1958 Marco Masoni, eroe mancato del calcio pescarese. Uno che in campo sprizzava talento, considerava il sonno come tempo rubato alla vita e non voleva che il calcio gli prosciugasse le altre passioni. Nei primi anni settanta era un gioiellino delle giovanili del Pescara. Già annoiato dalla vacuità dell’ambiente, preferiva frequentare il coetaneo Andrea Pazienza, durante le occupazioni del liceo artistico locale.