La letteratura come antidoto: intervista a Azar Nafisi

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«La letteratura è un antidoto, un memento sul potere della scelta individuale, del resto come diceva Nabokov, i lettori nascono liberi e liberi devono rimanere». Nata a Teheran nel 1955, oggi Azar Nafisi è una cittadina americana — ed elettrice di Obama — ma la sua travagliata vita evidenzia come la letteratura possa essere un elemento attivo di resistenza. In un mondo materialista e schiavo della tecnologia, «necessaria almeno quanto superflua», la Nafisi è certa che solo l’educazione umanistica possa renderci consapevoli della necessità di continuare a tutelare le nostre libertà individuali. Il suo impegno attivo in patria l’ha resa invisa al regime dell’ayatollah Khomeini, divenendone una fiera oppositrice e la sua lotta per la cultura l’ha resa celebre in tutto il mondo, prima con “Leggere Lolita a Teheran” – bestseller tradotto in 32 lingue – e successivamente con “Le cose che non ho detto”, entrambi editi da Adelphi in Italia.

Il coraggio del volo

conferenzauccelli

Questo pezzo è uscito sul Sole 24 Ore.

La prima tavola di questo libro mostra, su uno sfondo beige screziato di grigio e di bianco (un colore materiale, friabile, si avverte un impulso tattile, il desiderio di qualcosa di tangibile: sfogliando le pagine sembra di trovarsi tra le dita granelli di sabbia), un uovo piccolissimo dalla cui sommità sbuca, altrettanto microscopico ma del tutto plateale, un pulcino appena nato. Del resto cominciare a leggere un libro vuol dire assistere alla schiusa di una lingua e di una storia.