Nel mondo di Aldo Busi

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Pubblichiamo un estratto da un reportage di Nicola Lagioia apparso su Internazionale, ringraziando la testata. (Fonte immagine)

“Tre ore di treno fino a Verona…”.
“Cambio per Desenzano, da Desenzano in taxi fin…”.
“Ecco. Ma chi gliel’ha fatto fare?”.
Prendo un respiro. Penso che togliere le zavorre a un’iperbole è l’unico modo per scoprire se era una verità in maschera. Lo dico.
“Venirla a trovare a Montichiari è come essere andati a Londra per incontrare Dickens”.
“Con la differenza che da queste parti ci sono molti meno poveri”.

L’Italia invisibile di Guido Ceronetti

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Questo articolo è uscito in forma ridotta e rimaneggiata su Alias/il manifesto

A oltre trent’anni dall’uscita, Un viaggio in Italia di Guido Ceronetti – ristampato da Einaudi (pp. XVI-376, € 22,00) con una nuova premessa e una preziosa appendice inedita – ha mantenuto intatto, insieme all’intrinseco fascino letterario, tutto il suo straordinario valore di testimonianza antropologica sull’Italia contemporanea. Aveva ragione Raffaele La Capria, quando definì il Viaggio e il volume gemello Albergo Italia, oggi purtroppo quasi introvabile, «due descrizioni grandiose, e direi dantesche, da cui vien fuori tutto l’orrore del disastro italiano, […] che costituiscono […] l’ultimo definitivo capitolo di quel viaggio in Italia romanticamente iniziato da Goethe e così miseramente finito ai nostri giorni».

John Cheever e Roma

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È uscito il nuovo numero di Nuovi Argomenti dove, tra le altre cose, si può trovare Granturismo, una bella sezione curata da Francesco Longo con contributi di Annalena Benini, Filippo Bologna, Stefano Adami, Paola Soriga, Massimo Palma, Giulio Silvano e Fabio Stassi. Pubblichiamo il pezzo di Francesco Longo su Cheever e l’Italia e vi invitiamo a comprare e a leggere la rivista. (Fonte immagine)

«Dopo essermi interrogato per tanti mesi sulla profondità e la genuinità del mio amore per l’Italia, dopo aver immaginato tante volte questa scena, me ne sto sul ponte di poppa, fissando le scogliere lungo la costa: tutto scivola via e scompare con la stessa insignificanza e rapidità di un castello di carte.» La sensazione di un mondo che scivola verso l’oblio invade John Cheever quando, dopo quasi un anno trascorso a Roma, i motori della nave lasciano il porto di Napoli per riconsegnarlo all’America.

L’idea che il suo periodo in Italia sia giunto a un grande tramonto risulterà però un inganno dei sensi. I suoi mesi non spariranno affatto senza lasciare traccia, anzi, un immaginario nuovo affiorerà presto nella sua produzione artistica. A Cheever non soltanto capiterà di tornare col pensiero al suo soggiorno a Roma – sono sufficienti delle nuvole colorate di arancio «entrando a New York in macchina nel crepuscolo piovoso», perché il pensiero torni alla capitale italiana –; ma è soprattutto nella stesura dei racconti che riemergerà la terra assolata, lo stile di vita semplice, le donne seducenti, il paesaggio dolce e sciatto e l’ambigua mentalità mediterranea, tutto ciò che gli parve venisse inghiottito dall’orizzonte nell’atto di salpare.

Ricordando Paolo Volponi

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Il 6 febbraio 1924 nasceva a Urbino Paolo Volponi. Lo ricordiamo con un intervento di Alessio Torino, urbinate e autore del romanzo Urbino, Nebraska uscito per minimum fax a settembre 2013.

I due amici si ritrovarono a fianco appoggiati sul muro della loro città, umido e bagnato come sempre da novembre a marzo: lo stesso muro dell’estate, con i mattoni rotti, i canali di calcina, l’erba murella o la malva e più dispersi i capperi e la mentuccia.

Questa è la descrizione, tratta da La strada per Roma, del muro che sovrasta Piazza del Mercatale, il muro sopra le antiche Stalle Ducali, la cosiddetta Data, a pochi passi dal Teatro di Urbino.

È uno di quei brani che quando leggi i romanzi di Volponi ti spingono a fare un gesto ben preciso – chiudere il libro.

Nuove frontiere, la scrittrice apolide e altri viaggiatori

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Questo pezzo è uscito su Colla. (Foto: Zony Maya.)

di Marco Gigliotti

Che poi la libreria Koob non è mica così lontana. Voglio dire, è vero, devi prendere gli stessi mezzi che prenderesti per andare allo Stadio Olimpico – la metro fino a Flaminio, poi il tram fino a piazza Mancini –, ma ci sono due differenze fondamentali: la prima è che non sei circondato da migliaia di tifosi come per le partite di campionato, quindi aspetterai il tram per un minuto e non per un’ora; la seconda è che una volta sceso al capolinea ti basterà girare l’angolo per arrivare a destinazione.

La libreria è accogliente e ben organizzata: ha un angolo bar, una sala presentazioni, un calendario ricco d’eventi. Quello che c’è intorno invece mette un po’ d’angoscia. I quartieri della Roma bene sono a due passi, ma contrastano nettamente con lo spettacolo offerto da piazza Mancini: capannelli di extracomunitari che bevono Peroni da 66 sul marciapiede e poi scalciano le bottiglie contro i muri; una coppia di zingari che rovista nei cassonetti e seleziona i rifiuti senza preoccuparsi di rimettere dentro gli scarti; un settantenne barcollante che bestemmia in romanesco e si lancia di testa contro ogni saracinesca che incontra.

Un’intervista continiana a Rosanna Bettarini

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È di qualche giorno fa la notizia della scomparsa della filologa Rosanna Bettarini. La ricordiamo con un’intervista di Alessandro Beretta uscita in forma ridotta sul Corriere Milano.

di Alessandro Beretta

Ieri è mancata a Firenze Rosanna Bettarini, aveva 74 anni ed era considerata “la signora della filologia italiana”. Allieva di Gianfranco Contini, professoressa di filologia della letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, era esperta del Petrarca Volgare ed è stata dal 2006 presidente del Premio Viareggio – Repaci fino al marzo scorso. Qui di seguito un’intervista apparsa in forma ridotta per le pagine milanesi del Corriere della Sera. L’occasione era l’inaugurazione della mostra “Il bello e il vero. Petrarca, Contini e Tallone tra filologia e arte della stampa” presso l’Università Cattolica di Milano, organizzata per il centenario della nascita del critico e dedicata all’edizione del Canzoniere curata da Contini per lo stampatore Tallone nel 1949. Rosanna Bettarini intervenne con una testimonianza sul suo rapporto con Contini di cui era stata allieva e le domande che le rivolsi vertevano su quel tema. La mostra continiana, intanto, prosegue fino al 5 gennaio presso la Biblioteca Civica “G. Contini” di Domodossola, dove nacque il critico. Contini e Bettarini, insieme, hanno curato L’opera in versi di Eugenio Montale, volume splendido e monumentale, apparso nel 1980 quando il poeta era ancora in vita e ormai introvabile.

miniTube #2 La poesia di Attilio Bertolucci

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Giovedì pomeriggio sono stata alla Casa del Cinema alla presentazione di una nuova edizione (scrigno con libro e dvd edito dalla Cineteca di Bologna) del romanzo in versi di Attilio Bertolucci La camera da letto. La sala era piena, e la presentazione è cominciata proiettando due capitoli dello straordinario (omonimo) film dal romanzo in versi di Bertolucci girato nel 1991 da Stefano Consiglio e Francesco Dal Bosco. Nel film c’è Attilio Bertolucci tra stanze e giardino, dentro e fuori la casa di famiglia a Casarola, paesino dell’Appennino Emiliano. Legge integralmente La camera da letto. I prologhi ai canti li legge Laura Morante. Quarantasei canti, nove ore in tutto ed è una meraviglia.

Aldo Busi: la lingua salvata

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Pubblichiamo il pezzo su Aldo Busi scritto da Nicola Lagioia per Orwell. Lo facciamo adesso perché domani (come abbiamo appreso leggendo Altriabusi.it) si celebrerà, presso il tribunale di Monza, la seconda udienza del processo in cui Busi dovrà difendersi dall’accusa di aver diffamato Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, ex moglie del capo del governo Silvio Berlusconi.