«The Walk» e «Spectre»: la libertà in bilico sul filo

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Questo articolo è uscito sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo.

Leggenda vuole che il padre dei fratelli Lumière giudicasse « u n’invenzione senza futuro» il cinematografo appena concepito nel 1895 a Parigi. Non è andata proprio così, il che oltretutto la dice lunga sulla perspicacia dei genitori. Non v’è dubbio infatti che il cinema sia un simulacro della macchina del tempo, ovvero quanto di più vicino si possa immaginare al sogno dell’uomo di viaggiare in epoche diverse, che si tratti di risuscitare gli spiriti del passato o di costruire un futuro allettante. Ogni tanto alcuni film giungono a ribadire questa valenza onirica eppure profondamente «realistica» del Cinema. Non sono sempre film d’autore, magari di quelli – prediletti da Woody Allen – che contengono la parola «morte» nel titolo. Anzi, spesso la resistenza immaginifica al presente «immutabile» o la scorribanda fra utopie e distopie si annida in prodotti spettacolari di massa.

Intervista a Philippe Petit

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagini: Philippe Petit, Why Knot?: How to Tie More than Sixty Ingenious, Useful, Beautiful, Lifesaving, and Secure Knots!, Harry B. Abrams) 

Si definisce un uomo delle corde e un figlio degli alberi. Alle spalle ha una carriera fatta di leggendarie traversate aeree compiute tutte quante a piedi, procedendo con talento, eleganza ed equilibro su una corda. Philippe Petit deve la propria celebrità a se stesso e alla ferma volontà di diventare quello che è. Nasce in Francia nel 1949 e già a sei anni si diletta con i giochi di magia. A dodici impara a fare il giocoliere e subito dopo il funambolo. A sedici anni è stato cacciato da nove scuole e da solo si mette a viaggiare per il mondo esibendosi come artista di strada ovunque e per chiunque. A diciotto decide di camminare tra le Torri Gemelle. A ventiquattro lo fa. Il 7 agosto del 1974 Philippe Petit, destinato a diventare il funambolo più celebre al mondo, attraversa più volte su una corda e per ben quarantacinque minuti di fila lo spazio tra le due Torri Gemelle. Le immagini di quella traversata percorrono lo spazio e il tempo, conquistando nel 2008 un Oscar insieme al film di James Marsh Man on Wire (Feltrinelli Real Cinema) tratto dal libro Toccare le nuvole (Ponte alle Grazie) in cui in prima persona Petit di quell’eroica impresa raccontava accuratamente la storia. Negli anni, oltre a traversare gli spazi, ha imparato a praticare l’arte dello scasso, a conoscere i vini francesi, gli scacchi e la tecnica settecentesca della carpenteria in legno. Abita tra Catskills, in una casa bellissima che si chiama Cable House, e New York, dove da anni è artista residente alla Cattedrale di Saint John the Divine. Nel tempo libero scrive e disegna.

#onebook

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La scomparsa di certi libri mi preoccupa. Mi preoccupa così tanto che ci sono giorni che vado a comprare classici che non avrò mai tempo di leggere o che ho già letto perché così magari le librerie vedono che vendono e non li eliminano dagli scaffali. E ci sono notti che me li sogno. Sogno i libri.

Questa mia preoccupazione per la scomparsa dei libri è cominciata un paio di mesi fa. È andata così: una mattina sono andata a vedere al cinema La vita di Adele di Abdellatif Kechiche. In una delle prime scene del film, e poi anche più avanti, Adele legge La vie de Marianne di Marivaux. Finito il film sono uscita dal cinema e sono andata alla Feltrinelli più vicina a cercare La vie de Marianne di Marivaux. Negli scaffali Marivaux non c’era. Non c’era La Vie de Marianne, ma non c’era nemmeno Il trionfo dell’amore, che è un libro che quando l’ho letto ho amato moltissimo e ogni tanto ho anche regalato. Di Marivaux alla Feltrinelli non c’era proprio un bel niente. Ho chiesto al commesso. Ha cercato con me nello scaffale e niente. Poi è andato al computer, ha scritto Marivaux, e anche lì non è uscito fuori niente. Mi ha guardato e ha detto: Marivaux non c’è più. Ha aggiunto: si vede che non vendeva. Io da quel giorno penso spesso a Marivaux.