La frontiera US-Messico in quattro libri

1border

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

1.

C’è un punto della frontiera tra Stati Uniti e Messico in cui se provi a chiedere in che Stato ti trovi, nessuno sa dirtelo con certezza. Potrebbe essere Texas, o Nuovo Messico, potrebbe anche essere Messico. Sono poche centinaia di metri tra El Paso e Ciudad Juárez, in assenza di muro e separate solo dai binari della ferrovia che collega le due città e dal rapido passaggio di qualche treno. Tra un treno e l’altro messicani in cerca di un futuro migliore provano ad attraversare clandestinamente e rapidamente i binari, rifugiandosi nelle cucine di un ristorante italiano che è affacciato sul Messico ma è già in territorio americano.

Prima e dopo ci sono solo chilometri di muro, evocativo di viaggi interrotti, famiglie divise, violenza diffusa.

Buon compleanno, Superzelda!

marotta

Cosa festeggiamo e perché

Superzelda il libro è nato il 10 novembre del 2011. Quel giorno sono arrivate le prime copie in casa editrice e nelle nostre mani e abbiamo festeggiato con qualche bottiglia di vino e le dediche disegnate bellissime di Daniele alla libreria minimum fax di Trastevere. Sono venuti i nostri amici, non abbiamo fatto grandi discorsi (anzi, non abbiamo fatto proprio nessun discorso), abbiamo bevuto e dedicato tutte le copie che erano in libreria. Primo giorno di vita, piccolo sold out tra amici. In una versione sparpagliata e che sembrava mai definitiva Superzelda però esisteva già, esisteva da anni. Esisteva da quando con Daniele, facendo recensioni disegnate per D, ci siamo imbattuti nella storia di Zelda e abbiamo deciso di trasformare la sua vita di un fumetto mettendo per prima cosa un super davanti al nome.

Il sentimento Ciudad Juárez

Photos-ciudad-juarez-mexico-2010-07-08-

Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Ciudad Juárez è una città dello stato messicano del Chihuahua, a meno di un chilometro dalla frontiera con gli Stati Uniti. La cosa più famosa di Ciudad Juárez è il femminicidio. Nel 1993 è stato denunciato il primo omicidio di una donna, da lì in avanti un crescendo che ha portato il numero di donne ammazzate a circa quattrocento. Lo stato confusionale in cui si muove la giustizia a Ciudad Juárez fa sì che a oggi sia impossibile individuare gli assassini, e che sia impossibile evitare che la strage vada avanti, impunita e quasi leggendaria. Leggendario non è aggettivo politicamente corretto per descrivere un femminicidio, eppure rende perfettamente lo stato delle cose laddove sono più la letteratura, il cinema e la musica a denunciare i crimini commessi che la stampa locale e internazionale.

Bernardo Bertolucci e i fumetti

bertolucci_a

Questa è la versione integrale del pezzo apparso ieri su la Repubblica.

“Una sera ero stato invitato a una proiezione di Io e te organizzata da Massimo Ammaniti per la Società Psicoanalitica Italiana. Dopo il film avrei dovuto parlare con gli psicanalisti, ma avevo troppo dolore alla schiena. E allora ho chiamato Ammaniti per dirgli che non sarei andato. E lui: e che fai? Mi guardo il film sui supereroi della Marvel. Film che poi mi sono realmente guardato”. Dice così, e io penso che parlare di fumetti adesso con Bernardo Bertolucci è come parlare di cinema con Batman o l’Uomo Ragno. Sono seduta nel soggiorno di casa sua. È quasi mezzogiorno e Bertolucci sta facendo colazione. Intanto risponde alle mie domande. Gli ho appena chiesto se il film sui supereroi della Marvel gli è piaciuto. “Un po’ deludente rispetto ai fumetti”, dice. Dice che con i supereroi è sempre così. E poi: “Forse quello fatto da Sam Raimi, cos’era? Spiderman. Forse quello era un po’ meglio”. Si ferma di nuovo, ci pensa: “È strano come un film tratto da un fumetto, fatto in modo spettacolare, con molti soldi, molti effetti speciali, quando lo hai finito di vedere ti sembri sempre meno gratificante di un fumetto. Il fumetto ti fa sognare di più”.