Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi

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Il racconto della recente storia d’Italia, e in particolare degli anni segnati dalla strategia della tensione, è parte sostanziale della ricerca di John Foot sulla memoria divisa e sul suo uso pubblico. Pubblichiamo, ringraziandolo, il capitolo su Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi contenuto nel volume Fratture d’Italia. Da Caporetto al G8 di Genova. La memoria divisa del Paese.

di John Foot 

Due o tre fatti…Venerdì 12 dicembre, 1969. 16,37. Una bomba esplode nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, Milano. La banca è affollata di coltivatori diretti e altri clienti. Quattordici persone muoiono sul colpo, e altre due in ospedale poco dopo la strage. Ci sono ottantotto feriti. Lo stesso pomeriggio, tre bombe esplodono a Roma causando diversi feriti. Un’altra bomba è trovata inesplosa nella sede centrale della Banca Commerciale a Milano. La televisione statale diffonde le notizie alle 20,30. Si procede a retate di attivisti di sinistra in tutta Italia, con circa quattromila fermi e interrogatori. Anche Giuseppe «Pino» Pinelli, anarchico milanese, è convocato in Questura a Milano per essere interrogato.

15 dicembre, 1969. Si celebrano i funerali delle vittime della strage. Piazza Duomo e tutte le strade circostanti sono stracolme di gente. Quello stesso pomeriggio è arrestato al Palazzo di Giustizia di Milano l’anarchico Pietro Valpreda, portato poi a Roma per essere interrogato sulle bombe. Intorno a mezzanotte, Pinelli precipita dal quarto piano degli uffici della Questura di Milano. Il funzionario di polizia responsabile delle indagini sulla bomba di piazza Fontana è Luigi Calabresi. Pinelli muore mentre lo stanno portando in ospedale.

La nostra piazza Fontana

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Una sola cosa è certa: siamo di fronte a un attentato terroristico che non ha precedenti nella storia delle mafie e dello stragismo in questo paese. Per la prima volta si è deciso (scientemente, con un’organizzazione meticolosa dell’azione) di colpire una scuola, di colpire indiscriminatamente gli studenti che stavano varcando il suo cancello per seguire le lezioni. Per essere più precisi: studentesse, al femminile, non studenti. Questo ci dice il nome della vittima e l’elenco delle ragazze ferite. E questo dato – l’elevata percentuale di donne tra gli alunni dell’Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi – non può essere sfuggito alla logica stragista di chi ha fatto esplodere le tre bombole del gas.

43 anni dopo: un libro e un film

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È uscito da poco nelle sale italiane il nuovo film di Marco Tullio Giordana, «Romanzo di una strage», ispirato (in parte, come si vedrà) al libro di Paolo Cucchiarelli, uscito nel 2009 per Ponte alle Grazie con il titolo «Il segreto di Piazza Fontana»; un film che ha l’ambizioso proposito di ricostruire le vicende italiane accorse nel breve e significativo arco temporale che va dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969, all’uccisione di Luigi Calabresi, il 17 maggio del 1972. Christian Raimo ha definito quest’opera di Giordana un’occasione mancata, argomentandone qui le sensate ragioni. A seguito di questo suo intervento, abbiamo deciso di recuperare e proporvi in lettura l’opinione, apertamente negativa su libro e film, di un testimone e attore di quegli anni, Adriano Sofri, che in questi giorni ha scritto un istant book, scaricabarile gratuitamente, proprio per fare luce sulle importanti inesattezze della ricostruzione della realtà storica operate prima dal libro, poi dal film ispirato. Di seguito la prefazione e le conclusioni di «43 anni. Piazza Fontana, un libro, un film» di Adriano Sofri.

Nuovo cinema paraculo. Romanzo di uno strascico

Come trasformare un film animatissimo di buone intenzioni in un roba deludente? Basta fidarsi troppo delle buone intenzioni (le strade per l’inferno, si sa, ne sono lastricatissime). Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana è un film che avrebbe potuto essere bello, e non lo è. Per moltissimi motivi. Per primi, certo, quelli legati all’affidabilità della ricostruzione vedono contrapposte tante versioni diverse: il libro-inchiesta di Paolo Cucchiarelli che sostiene la tesi delle due bombe contemporanea (una bombetta-civetta anarchica e una bomba devastante di marca neofascista) e a cui si è ispirato Giordana, viene considerato molto molto discutibile da vari altri, tra cui per esempio Adriano Sofri che in questi giorni ha scritto un istant-book precisamente polemico contro libro e film.