Lì dove mancano le parole. Scrittori al Baobab

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PPubblichiamo un pezzo uscito su Il Dubbio.

di Gaja Cenciarelli

Che lì c’è – anzi, c’era – il Baobab lo capisci subito perché in fondo a via Cupa si vede una macchia scura. Quando arrivo io, poco prima delle sette di sera, i volontari stanno servendo la cena. C’è molta gente che conosco tra le persone che riempiono i piatti, qualcuno di loro lavora nell’editoria. Le persone fanno la fila un paio di volte, forse più. Una donna allatta al seno un neonato sotto una tenda. Due ragazzi di colore appena arrivati mi sorridono e mi dicono ciao.

I locali che prima erano il centro di accoglienza per i rifugiati sono stati restituiti al legittimo proprietario, che ha fatto causa al Comune di Roma e l’ha vinta. Fino a un’ora prima ha diluviato: saranno comunque probabilmente costretti a dormire all’aperto. La gente che incontro ha storie terribili: le donne sono state violentate, salvo quelle in stato di gravidanza. Fuggono dalle bombe, gli uomini sono stati torturati, tutti hanno attraversato a piedi il deserto. Anche ieri sono arrivate altre decine di persone, conoscono il Baobab e vengono direttamente qui.

Cara Lidia Ravera…

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Oggi, sull’Huffington Post, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera scriveva questo pezzo in risposta all’articolo francofortese di Gian Arturo Ferrari. Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l’esperienza di Elena Stancanelli con Piccoli Maestri a proposito di un invito intorno a un tavolo (reale o virtuale) per “rivedere o migliorare la legge per la promozione della lettura”.

Questa è la risposta di Elena Stancanelli.

di Elena Stancanelli

cara Lidia,

ti ringrazio per aver riconosciuto la nostra associazione, Piccoli Maestri, come un interlocutore credibile, capace eventualmente di produrre un pensiero utile per “rivedere o migliorare la legge per la promozione alla lettura”. Quello che noi facciamo, e dicendo noi intendo qualche centinaio di scrittori e scrittrici, è andare nelle scuole pubbliche e raccontare i libri. Leggere e raccontare i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali nella nostra formazione, che per qualche ragione dicibile o indicibile vorremmo non fossero dimenticati. Lo facciamo da quasi tre anni, a Roma Venezia Benevento Torino…, lo facciamo gratis, lo facciamo perché lo riteniamo un buon modo per convertire i ragazzi e le ragazze alla lettura, e perché ci divertiamo.

I Piccoli maestri

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Vi segnaliamo un doppio appuntamento in programma domani al Circolo degli Artisti di Roma: alle 20 Giuseppe Genna presenta Fine Impero insieme a Teresa Ciabatti; a seguire, una serata dedicata al progetto Piccoli Maestri. Pubblichiamo il testo di presentazione della serata a sostegno dei Piccoli Maestri.

Giovedì 27 giugno a partire dalle ore 21, presso il Circolo degli Artisti, in Via Casilina Vecchia 42 (Roma), si svolgerà una serata a sostegno dell’Associazione Piccoli Maestri.

Il progetto Piccoli Maestri, nato nel 2011 da un’idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers negli USA (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero delle storie), coinvolge un folto gruppo di scrittori e scrittrici. Il nostro compito è leggere e raccontare libri ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. All’iniziativa, di carattere totalmente gratuito, aderiscono numerose scuole e centri di aggregazione giovanile lungo l’intera penisola. Il fascino delle letture, il fatto che noi stessi per primi ci divertiamo, l’emozione che nasce dall’impatto con i ragazzi, rappresentano il motore di questa esperienza.

Wild Things. Un incontro con Dave Eggers

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(Immagine: grahamc99)

Mi accoglie dicendomi “Ora sembri quasi un adulto!”, riprendendo come l’avessimo lasciato in sospeso da qualche minuto il discorso sviscerato su un vagone della linea F della metropolitana di New York, fra Park Slope e Manhattan, dodici anni fa, il 9 agosto del 2000, nel periodo in cui entrambi compivamo trent’anni e ci pareva una soglia inimmaginabile, l’arrivo di un’età adulta che non sembrava appartenerci. Io li compivo quel giorno e lui, nato pochi mesi prima di me, scherzava a darmi consigli da vecchio saggio. Con un colpo di tosse chiede per un attimo l’attenzione delle molteplici creatività al lavoro con lui, in questo vivace open space nell’epicentro del quartiere messicano di San Francisco, per presentarmi art director e consulenti didattici, redattori, editor, assistenti, stagisti, insegnanti. All’unisono vedo una quindicina di cuffiette sfilarsi da una quindicina di orecchie e una trentina di occhi convergere verso il centro della stanza. “Vi presento un mio amico che ci viene a trovare addirittura dall’Italia, dove qualche anno prima di noi ha fondato una casa editrice che ci assomiglia: abbiamo autori in comune, gusti in comune, idee simili”.

Carta batte forbice due punti a zero

Nel giorno in cui qualcuno dice quel “Non mi ricandido” che per riprendere Woody Allen alle volte suona una frase migliore di “Ti amo”, ci sono da segnalare una serie di iniziative che magari indicano una controtendenza. Vi ricordate quella manifestazione a favore delle biblioteche alla Nazionale di Roma che era andata a finire con […]