Questione di virgole: viaggio attraverso la punteggiatura

1virgole

“Questo libro tenta di fare chiarezza”, scrive Leonardo Luccone al principio di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, il suo ultimo saggio uscito per Laterza; e cosa c’è di meglio della chiarezza, in termini di lingua, uso della sintassi, della punteggiatura? Probabilmente: niente. La bellezza di una frase o il suo contrario viaggia spesso su un crinale esile, fragile come un vassoio di vetro da condurre in una stanza affollata: ecco, il libro di Luccone racconta come muoversi attraverso la suddetta stanza, suggerendo come passarvi indenni. Con attenzione, tenendo fermi i punti e discutendo delle virgole e del loro incontro, nel segno d’interpunzione più bistrattato; rimandando all’uso della punteggiatura nella letteratura italiana; e mantenendo uno sguardo allo stesso tempo leggero e intrigante.

La tua ricognizione nel mondo della punteggiatura, in particolare in quello delle virgole, comincia da un esempio che va dritto al punto (giuro che non è un gioco di parole). Tiri in ballo il verso Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia, direttamente dal quinto canto dell’Inferno. Perché hai scelto quest’episodio, per partire?

Ho scelto quel canto e, in particolare quel verso, perché mi ha folgorato; avevo tredici o quattordici anni, nessuna cognizione di sintassi o punteggiatura ma sufficiente intuito per comprendere che grazie a quella virgola stava succedendo qualcosa di bello. Il fatto è che il mio compagno di classe, sul suo libro, aveva lo stesso verso scritto così: Stavvi Minòs, orribilmente, e ringhia, e altri compagni addirittura senza virgole. Insomma il mio primo vagito interpuntorio è stato una domanda: Ma Dante le virgole come le ha messe? Insomma: ho scritto un libro per rispondere a questo interrogativo. E, come è ovvio, non ci sono riuscito.

Riflessioni sulla Giornata Demenziale

Skiantos 7 pag 32

È uscito da poco Skiantos, un libro pubblicato da Goodfellas e curato da Gianluca Morozzi e Lorenzo Arabia che racconta “la storia vera di un fallimento annunciato da quarant’anni”. Testimonianze e foto dei protagonisti del tempo. Di seguito vi proponiamo un estratto dal libro, firmato da Roberto Freak Antoni.

di Roberto Freak Antoni

Festeggiare gli Skiantos significa rendere omaggio al talento creativo di un’intera generazione: quella che nel 1977 si trovò costretta a rinunciare alle proprie ingenuità e alle fantasie preferite, per fare i conti con una realtà dal muso duro! “Saluto l’entusiasmo artistico della mia generazione!!”, ebbe a dichiarare Pier Vittorio Tondelli, in un breve discorso introduttivo alla festa dei fumettisti/disegnatori & sceneggiatori di comic strip [leggi strisce comiche = fumetti] del gruppo Valvoline, contraltare alternativo allo strapotere della geniale combriccola di Frigidaire.

Rimini, il “romanzo da spiaggia” di Pier Vittorio Tondelli

cabine cabine

Ecco Pier Vittorio Tondelli in un pezzo scritto nel 1982, quando aveva 27 anni: «È dunque questa della riviera adriatica una cosmogonia estiva e ferragostana della libido nazionalpopolare che, a dispetto dei decenni, delle mode e delle recessioni, persiste, più o meno intatta, nel costume e nelle manie della nostra gente, per cui ancora una volta sul fianco destro delle patrie sponde s’inscena la sfilata del desiderio in un missaggio di antiche forme e nuovissime attitudini».

Il pezzo s’intitolava Adriatico Kitsch: volendo, una dichiarazione poetica autosufficiente. Dopo aver speso le sue qualità di scrittore riproducendo temi, tic linguistici e ossessioni della fauna giovanile post ’77 tra Bologna e dintorni (Altri libertini) e aver compiuto una rapida incursione nelle caserme dei militari di leva (Pao Pao), Tondelli sposta l’occhio di bue della sua poetica più a Est, lungo la riviera romagnola, dove individua la nuova umanità congeniale alle sue storie.

Cento poesie d’amore e fantasmi: intervista a Michele Mari

mari

Questa intervista è uscita sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Michele Mari chiama coazione alla mimesi la ragione per cui ha cominciato a scrivere poesia dai banchi del liceo: scrivere alla maniera di Guinizzelli, di Cavalcanti o Dante era una cosa che sapeva fare bene, un modo per sciogliersi la mano; come una specie di camaleonte, assumeva i modi, la lingua, il lessico dei poeti che studiava. “Le poesie mi venivano facilmente, perché partivano da un’assimilazione preventiva”, dice, la stessa per cui dagli anni dell’università scrive componimenti d’occasione su richiesta di amici, come un poeta del Settecento.

Traduce il XXIV canto dell’Iliade e, poi, niente più poesia: ci sono le raccolte di racconti, i romanzi, Michele Mari come lo conosciamo tutti; fino al 2007, quando pubblica le Cento poesie d’amore a Ladyhawke, la sua unica raccolta di versi – un libro anomalo, che a distanza di anni continua a essere letto e amato da un pubblico sempre più ampio.

Le sfumature della letteratura erotica

Tropic-Of-Cancer-010

L’articolo che segue è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

“Quel che pornografia e oscenità sono dipende, come al solito, interamente dall’individuo. Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio”. Iniziava così la difesa dalle accuse di oscenità e pornografia scritta da D.H. Lawrence nel 1929 all’indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di suoi quadri alle Warren Galleries di Londra.

La difesa era un veloce e intelligente saggio dal titolo Oscenità e pornografia e insisteva sulla libertà dell’individuo di decidere rispetto alla folla cosa fosse pornografico e osceno e cosa no. Censurati, processati, mandati al rogo, i romanzi di Lawrence ritornano oggi ad affollare gli scaffali delle librerie a fianco di recentissimi best-seller che come unico comun denominatore con L’amante di Lady Chatterly o L’arcobaleno hanno l’appartenenza all’oggi più che mai vasto e vario genere “letteratura erotica”.

Dalla provincia al punk. Anubi, l’intervista bidimensionale

anubi1

Pubblicato sul finire del 2015, Anubi (Grrrz Comic Art Book, disponibile da lunedì in una nuova edizione con 14 tavole in più) è finito in cima a quasi tutte le classifiche di fine anno, in molte delle quali si è aggiudicato addirittura il primo posto. Con merito, sì. Tanto che possiamo già considerare questo libro — sceneggiato da Marco Taddei e disegnato da Simone Angelini — un classico dell’arte sequenziale italiana. Un romanzo a fumetti che è come una canzone punk da un minuto e mezzo: veloce, sporca, assordante, asciutta, sincera e ruvida che sputa in faccia alla gente tutto il marcio e il disagio della vita con una melodia che non si toglie più dalle orecchie.

Il racconto dei racconti: Silvio D’Arzo secondo Rossella Milone

silvio-darzo-casa-daltri-e-altri-racconti

Torna Il racconto dei racconti, rubrica in collaborazione con il portale Cattedrale: Rossella Milone, in libreria per minimum fax con Il silenzio del lottatore, di volta in volta analizza un racconto italiano: nella prima puntata si è occupata di Un paio di occhiali di Anna Maria Ortese; la seconda puntata è dedicata a Casa d’altri di Silvio D’Arzo.

Certo, Eugenio Montale definì Casa d’altri un «racconto perfetto» in quanto perfettamente compiuto e, nello stesso tempo, da compiersi solo attraverso, e grazie a, la partecipazione del lettore. E scrisse sul Corriere che si trattava di un testo fatto di aria, trasparente e pieno di vapori. E poi sì, sappiamo che piacque moltissimo anche al più giovane scrittore Pier Vittorio Tondelli, che praticò un’attenta operazione di recupero dell’opera di D’Arzo e di altri autori «eterodossi della tradizione» per lo più gravitanti intorno all’aerea emiliana-romagnola. È poi stato definito uno dei racconti più belli del Novecento.

Nelle stanze del Weekend Postmoderno

tondelli

Questo pezzo, in parte rivisto, è uscito sul Mucchio.

Nel 1990 Pier Vittorio Tondelli pubblica dunque Un weekend postmoderno, in cui tutta la materia da lui osservata (e vissuta in prima persona, come scrittore e come uomo) converge: motivi letterari, incontri, passioni musicali. Gli anni Ottanta si erano chiusi da pochi mesi, ma trovarono subito la loro più autentica narrazione: un racconto quasi-live.

Occhi che osservano Dyane o Vespe che sfrecciano nelle città emiliane cariche di ragazze e ragazzi, occhi che contemplano il colore dei tetti di Modena dal finestrino di un aereo. In viaggio per l’Europa, da Amsterdam a Vienna a Barcellona e Berlino. La ricognizione della fauna artistica in Italia. Il microcosmo strapaesano, cartoline da Correggio e Carpi. La letteratura americana, quella di Jack Kerouac e William Burroughs e John Fante, e così via.

Cronache emiliane d’epica geografia artistica

Ostiglia-Centrale-Elettrica_uhiovl-1024x740

Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica sarà a Roma, alla Pelanda del Macro a Testaccio, il 17 e 18 ottobre alle 22 per il Romaeuropa Festival con “Cronache emiliane”. Lo spettacolo è un reading-viaggio musicale in Emilia con foto di Luigi Ghirri, testi di Gianni Celati, Roberto Roversi, Pier Vittorio Tondelli, Cesare Zavattini, Giorgio Bassani e canzoni delle Luci. Musiche originali composte e sonorizzate dal vivo da Federico Dragogna. Quest’articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)Quest’articolo di Vasco Brondi è uscito su pagina99we. (Immagine: Luigi Ghirri, Ostiglia, Centale Elettrica, 1987)

di Vasco Brondi

Lungo lo stradone una fila di negozi con tutti i sacramenti moderni, e donne che vanno a far la spesa pedalando come se il tempo per loro non avesse peso. Una chiesetta in stile gotico d’epoca fascista, fioriture di antenne televisive sui tetti, e anche qui quel tono da vita nelle riserve. È un po’ come essere sotto il livello standard del progetto finanziario di vita universale. 

Gianni Celati, Verso la foce

Mi sono accorto all’improvviso di vivere in Emilia attraverso le cose che leggevo, le canzoni che ascoltavo, i film che guardavo.

Ricordando David Foster Wallace / 2

David_Foster_Wallace

Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.