“Fedeltà”, il valzer di fragilità di Marco Missiroli

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Fedeltà è un romanzo sulla precarietà – economica, lavorativa, abitativa, sentimentale, erotica – della nostra epoca. I protagonisti, Carlo e Margherita, uno aspirante scrittore che si accontenta di fare il professore e l’altra architetto che ripiega su un lavoro da agente immobiliare, sono alle prese con le difficoltà dell’essere vivi (“ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”, dice Philip Roth in esergo) e dell’esserlo insieme. Sono una coppia che vacilla di fronte alle tentazioni incarnate da Sofia e Andrea, più giovani e più liberi di loro ma altrettanto incapaci di concretizzare un futuro plausibile, ma che resiste proprio grazie all’attrazione di quei corpi che dovrebbero allontanarli. La fedeltà gioca un ruolo così decisivo nel mantenerli sull’orlo di una crisi d’identità da sfumare spesso nel suo contrario, in una trama di parole non dette o appena sussurrate, atti mancati e subito negati.

Marco Missiroli, al ritorno al romanzo a quattro anni di distanza da Atti osceni in luogo privato, è abile nell’irretire il lettore facendo transitare la voce da un personaggio all’altro, grazie al cosiddetto ‘passaggio di anime’, un approccio complesso alla materia narrativa che ha richiesto un lavoro molto più lungo del solito ma che gli ha permesso di ritrarre in modo struggente le nevrosi della sua generazione.

“Il nuotatore” ovvero l’incoscienza dell’atto creativo: intervista a Emidio Clementi

Il nuovo disco dei Massimo Volume ha una copertina bellissima che mi ha portato alla mente una mostra della fotografa americana Alex Prager vista di recente a Londra e, in particolare, una foto della serie Face in the Crowd in cui è ritratta una spiaggia piena di persone, una delle quali colta mentre fissa l’obiettivo. Non essendo un esperto di fotografia, ho pensato che i Massimo Volume avessero scelto una foto della Prager per la copertina del loro album. La poetica della Prager peraltro si sposa bene con l’immaginario che, da Sam Shepard fino a John Cheever, la band ha sempre frequentato. Leggendo i crediti ho scoperto invece che l’autore dello scatto è Luciano Leonotti, fotografo italiano meno pop ma non meno bravo della Prager. Anche il suo scatto immortala una spiaggia affollata, un insieme di silenziose solitudini mescolate, però, senza l’evidente nota di falsità creata ad arte dalla Prager. Nessuno guarda l’obiettivo, non c’è iperrealismo ma solo realtà.

Julian Barnes, amore e claustrofobia

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Una versione più breve di questa recensione de L’unica storia (Einaudi; pagine 248; euro 19,00;  Traduzione di Susanna Basso) è stata pubblicata sul numero di novembre di Blow Up, che ringraziamo.

“La narrativa”, sosteneva Julian Barnes, “ha l’ambizione di raccontare tutte le storie con tutte le loro contraddizioni, i loro misteri e gli elementi irrisolti”. Nel nuovo romanzo, lo scrittore inglese ridimensiona l’antica ambizione (o la ingigantisce – è una questione di punti di vista) raccontando una storia, l’unica, la sola che abbia importanza nella vita di ognuno di noi. La storia che ha senso raccontare più di ogni altra è una storia d’amore, non per forza del primo amore, anche se spesso proprio del primo si tratta.

Dichiarazioni d’amore a Yoko Ono

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Performer a tutto tondo, maestra di irrequietezza e di indipendenza, vituperata musa di uno dei più grandi Geni della storia del rock, per lungo tempo non è stato facile essere Yoko Ono. L’artista giapponese, dal 1968 al fianco di John Lennon, ha vissuto un destino da strega: l’ha riconosciuto lei stessa intitolando due dei suoi album più recenti Yes, I’m A Witch e Yes, I’m A Witch Too.  Matteo B. Bianchi le ha dedicato un libro appena pubblicato nella collana Incendi di add editore, Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio, nel quale spiega al lettore perché dovrebbe amarla.

Songs Of Leonard Cohen compie cinquant’anni

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Sono davvero pochi coloro che nella propria arte hanno raggiunto l’eccellenza toccata da Leonard Cohen nella scrittura di testi poetici per canzoni. E se tra i tanti album mitologici che nel 2017 hanno compiuto cinquant’anni – Sgt. Pepper’s dei Beatles, Forever Changes dei Love, i debutti di Jimi Hendrix, Pink Floyd, Doors, Velvet Underground – scelgo di celebrare Songs Of Leonard Cohen è perché in quel primo album la scrittura era già così limpida e imperfettibile che,se anche la carriera di Cohen si fosse chiusa lì, gli avrebbe garantito un posto tra gli immortali della musica.

Sul bisogno di autenticità: intervista alla cantautrice Nadia Reid

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Questa intervista è uscita sul numero di marzo del Mucchio Selvaggio, che ringraziamo.

Dovendo scegliere una cantautrice su cui puntare per il futuro, sceglieremmo la giovane neozelandese Nadia Reid, che con Preservation conferma quanto di buono aveva lasciato intuire con l’album d’esordio. Abbiamo fatto una chiacchierata per capire come sono nate le nuove canzoni.

Look da antidiva, espressione perennemente imbronciata, Nadia Reid, twenty-something proveniente dal sud della Nuova Zelanda, sembra uno di quegli artisti destinati a realizzare sempre un heartbreak record. E’ proprio con quei toni gravi, con il cuore ridotto a brandelli, che è stato scritto e registrato anche il nuovo disco, Preservation. Ma Nadia è un’artista che, a dispetto della malinconia di cui sono infuse le sue ballate e del gusto per la rimembranza evidente in molti dei suoi testi, non ama guardarsi troppo indietro. Del suo debutto uscito poco più di un anno fa, Listen To Formation, Look For The Signs, dice “mi sembra un po’ datato”. Certo, quello era un album scritto nell’arco di sette anni, il classico primo album di una ventenne che vi racchiude il meglio di un canzoniere accumulato durante quel faticoso viaggio dentro e fuori se stessi che è l’adolescenza. Si trattava, comunque, di un esordio notevole, uno dei migliori dischi folk del 2015.

“Scrittura e lettura hanno a che fare con gli odori”: intervista a Niccolò Fabi

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Per i vent’anni dall’uscita del suo primo album, un artista solitamente poco incline all’autocelebrazione come Niccolò Fabi ha deciso di festeggiare insieme al proprio pubblico con un tour chiamato Diventi Inventi (1997-2017) e con un greatest hits in uscita dopo l’estate. Cogliamo l’occasione per proporre un’intervista che indaga il suo rapporto con i libri, tratta da Letture d’autore, pubblicato da Galaad nel 2016.

Qual è il tuo primo ricordo legato ad un libro?

Il primo ricordo non è legato ad un libro letto in prima persona, ma a libri che mi leggeva mia nonna. Dunque non si tratta di un ricordo di lettura, bensì di ascolto. Trovo molto bella l’usanza che hanno, o avevano, i genitori e i nonni di leggere i libri ai bambini. E mia nonna mi leggeva, innanzitutto, Pinocchio. E poi molto Salgari. Ecco, Pinocchio e I misteri della giungla nera di Salgari forse sono i primi ricordi di racconto e di storie di cui ho percezione.

Dalla beat generation a Michele Mari: le letture di Manuel Agnelli

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Manuel Agnelli, fondatore e leader degli Afterhours, è uno dei venticinque musicisti intervistati da Pierluigi Lucadei nel suo nuovo libro Letture d’autore, appena pubblicato da Galaad, che indaga i profondi legami tra narrativa e canzone d’autore (fonte immagine).

Quali sono stati i primi romanzi a colpire la tua immaginazione?

Durante l’infanzia, L’isola del tesoro. E poi Oliver Twist e tutto quel genere di letteratura lì. Ho sempre amato le epopee e questo amore mi accompagna ancora oggi. Non è un caso che uno dei romanzi recenti che ho apprezzato di più sia stato Roderick Duddle di Michele Mari, che ha avuto il coraggio di riprendere un genere letterario, quello delle epopee appunto, ormai abbandonato forse perché poco cool. Ti dico senza mezzi termini che secondo me Michele Mari è il più grande scrittore italiano vivente. Dal punto di vista tecnico, stilistico, della libertà mentale, lo ritengo una punta di diamante.

Frammenti di un disastro sopito: “Hotel del Nordamerica” di Rick Moody

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Una successione di camere d’albergo come tentativo di decodificare la memoria e, attraverso di essa, riconoscere (o inventare) un’identità. Rick Moody parla del nuovo romanzo.

Trasformare le recensioni online in letteratura: è la sfida lanciata dallo scrittore americano Rick Moody con il suo ultimo romanzo Hotel del Nordamerica. Da sempre attento osservatore dei malesseri della contemporaneità, Moody è uno scrittore che predilige restare aggrappato al tempo presente, anche quando, come in questo caso, costruisce un mondo parallelo, quello ingannevole e deformante della rete.

Il cinema di Gus Van Sant

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In concomitanza con l’uscita italiana de La foresta dei sogni, l’ultimo film di Gus Van Sant, ripercorriamo i temi e le suggestioni dell’autore di alcuni dei film più importanti degli ultimi venticinque anni come Belli e dannati, Elephant, Milk (fonte immagine).

Regista del movimento e della strada, delle nuvole e della dispersione, sin dagli inizi Gus Van Sant ha tracciato un muoversi per il muoversi che è, allo stesso tempo, miraggio di infinita esplorazione, impossibilità di ogni luogo di appartenenza e un muoversi su se stesso, uno scalciare per calpestarsi, un lungo attacco autolesionista.

Cantore della giovinezza e delle sue ferite, ha messo in scena l’insostenibile peso del silenzio e l’ha popolato di ragazzi randagi, famiglie smarrite, inconsci assordanti. Ha fatto tutto questo alternando opere sperimentali ad altre velatamente commerciali, lasciando il segno in quattro decenni di cinema.